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LA COMMISSIONE EUROPEA DELL’AMBIENTE Polveri sottili, ozono e benzene l’Italia batte tutti i record di smog

Molti europei sono ancora esposti a sostanze inquinanti atmosferiche nocive

Quasi un terzo degli abitanti delle città europee è esposto a concentrazioni eccessive di particolato in sospensione nell’aria (PM) Il particolato è una delle sostanze inquinanti più nocivi per la salute umana in quanto penetra nelle parti sensibili dell’apparato respiratorio. L’UE ha compiuto dei progressi nel corso degli ultimi decenni nella riduzione delle sostanze inquinanti atmosferiche che provocano acidificazione, ma una nuova relazione pubblicata oggi dall’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) indica che molte parti d’Europa continuano ad avere persistenti problemi per quanto riguarda le concentrazioni all’aperto di PM e ozono troposferico.
Janez Potočnik, Commissario per l’ambiente, ha dichiarato: “Questa relazione serve a ricordarci quanto sia importante la qualità dellaria per la salute dei nostri cittadini. Ecco perché voglio che il 2013 sia lAnno della qualità dellaria e perché intendo concentrarmi sul rafforzamento della nostra normativa in materia per poter affrontare i problemi che sono stati individuati oggi.”
La Professoressa Jacqueline McGlade, direttore esecutivo dell’AEA, ha dichiarato: “La politica perseguita dallUnione europea è riuscita a ridurre le emissioni di molte sostanze inquinanti nel corso dellultimo decennio, ma si può fare di più. In molti paesi, le concentrazioni di sostanze inquinanti rimangono sopra i limiti legali raccomandati stabiliti per proteggere la salute dei cittadini europei. In effetti linquinamento atmosferico riduce laspettativa di vita di circa due anni nelle città e nelle regioni più inquinate.
La relazione del 2012 dell’AEA sulla “Qualità dell’aria in Europa”en prende in esame l’esposizione dei cittadini alle sostanze inquinanti e offre un’istantanea della situazione in Europa. La relazione intende promuovere lo sviluppo di politiche anti inquinamento più efficienti.

Risultati principali

•  Il particolato (PM) costituisce il maggior rischio per la salute dovuto all’inquinamento atmosferico nell’UE, che può condurre a morte prematura. La relazione stima che nel 2010 il 21% della popolazione urbana sia stata esposta a livelli di concentrazione di PM10 superiori ai valori limite giornalieri più severi, fissati dall’UE a salvaguardia della salute. Fino al 30% della popolazione urbana era esposta a livelli di concentrazione del particolato più fine (PM2,5) superiori ai valori limite annuali (meno severi) fissati dall’UE. Secondo i livelli di riferimento dell’OMS, che sono ancora più severi di quelli imposti dalla normativa dell’UE, rispettivamente fino all’81% e al 95% degli abitanti delle città si trovavano esposti a concentrazioni di PM superiori ai valori di riferimento stabiliti per la protezione della salute umana, il che evidenzia l’urgenza della prossima revisione della normativa sulla qualità dell’aria.
•  LOzono (O3) può provocare problemi all’apparato respiratorio e condurre a morte prematura. L’esposizione nei centri urbani è molto elevata: il 97% degli abitanti delle città dell’UE nel 2010 era esposto a concentrazioni di O3 superiori al livello di riferimento dell’OMS. il 17% era esposto a concentrazioni superiori al valore obiettivo fissato dall’UE per l’O3. Nel 2009, il 22% delle terre coltivabili in Europa era esposto a concentrazioni nocive di O3, che hanno provocato la perdita di raccolti.
•  Il biossido di azoto (NO2) è una delle principali cause di eutrofizzazione (crescita eccessiva di piante e alghe nell’acqua) e di acidificazione e contribuisce inoltre alla formazione di PM e O3. Nel 2010, il 7% degli abitanti delle città europee era esposto a livelli di NO2 superiori ai valori limite dell’UE. Le emissioni a livello nazionale di ossidi di azoto in molti paesi europei superano ancora i massimali di emissione stabiliti dalla normativa dell’UE e previsti dagli accordi presi in ambito ONU.
•  Il benzo(a)pirene (BaP) è cancerogeno. Una percentuale importante della popolazione urbana nell’UE (20-29% tra il 2008 e il 2010) era esposta a concentrazioni superiori al valore obiettivo dell’UE, che dovrà essere rispettato entro il 2013. L’aumento delle emissioni di BaP registrato in Europa nel corso degli ultimi anni è pertanto un motivo di preoccupazione.
   Il biossido di zolfo (SO2) costituisce un grande successo: le emissioni sono state ridotte in misura significativa negli ultimi anni grazie alla normativa dell’UE che imponeva l’utilizzo di una tecnologia per eliminare le emissioni e di carburanti con un minore contenuto di zolfo. Il 2010 è stato il primo anno in cui la popolazione urbana dell’UE non era esposta a concentrazioni di SO2 superiori al valore limite dell’UE.
•  Nell’UE le concentrazioni nell’aria esterna di monossido di carbonio, benzene e metalli pesanti (arsenico, cadmio, nichel, piombo) sono generalmente modeste, localizzate e sporadiche, con pochi casi di superamento dei valori limite e dei valori obiettivo fissati dalla normativa europea.

Fasi successive

Negli ultimi anni, l’AEA ha pubblicato informazioni annuali sulle emissioni di sostanze inquinanti atmosferiche e sui superamenti dei massimali di emissione ai sensi delladirettiva sui massimali nazionali di emissioneen. Verso la fine dell’anno in corso l’AEA pubblicherà un’analisi retrospettiva sul raggiungimento o meno degli obiettivi in materia sanitaria e ambientale fissati dalla direttiva sui massimali nazionali di emissione per il 2010.
La Commissione europea sta preparando per il 2013 una revisione della normativa dell’UE sulla qualità dell’aria, in consultazione con i portatori di interesse e prestando particolare attenzione alle politiche in materia di inquinamento dell’aria.

Contesto

Una cattiva qualità dell’aria può provocare disturbi cardiaci, problemi respiratori, tumori ai polmoni, difficoltà di respirazione e altre malattie. Alcune sostanze inquinanti possono portare all’eutrofizzazione, a ridotte rese agricole, ad una ridotta crescita delle foreste ed avere un impatto sul clima. Negli ultimi anni le emissioni di diverse sostanze inquinanti sono diminuite, il che ha contribuito ad un miglioramento della qualità dell’aria in alcune aree. Tuttavia, ciò non ha sempre comportato un calo corrispondente delle concentrazioni di sostanze inquinanti atmosferiche. I persistenti problemi relativi alla qualità dell’aria richiedono ulteriori sforzi al fine di ridurre le emissioni di diverse sostanze inquinanti.



IL RAPPORTO

Polveri sottili, ozono e benzene
l’Italia batte tutti i record di smog

Allarmante fotografia della qualità dell’aria nel documento presentato oggi a Bruxelles. In nessun altro paese i limiti di legge sono superati spesso come da noi. L’Ue: “Preoccupati per città come Milano, Bergamo e Novara”

Lo leggo dopo

BRUXELLES – In nessun paese europeo la qualità dell’aria è cattiva come in Italia. A certificare il triste primato è il rapporto 2012 dell’Agenzia Ue per l’Ambiente, presentato oggi a Bruxelles, relativo al periodo 2001-2010. 






Il nostro paese è quello che ha sforato più spesso i limiti comunitari per il particolato, l’ozono, il monossido di carbonio, il nickel e il benzene. Il documento dell’Unione fotografa una situazione davvero allarmante. L’Italia è tra gli Stati che nel 2010 hanno “superato più spesso” il valore limite annuale per le Pm10 (in vigore dal 2005), con Polonia, Slovacchia, Balcani e Turchia. 





Fuorilegge anche le concentrazioni di polveri sottili (Pm2.5), “più alte che il valore obiettivo annuale da raggiungere entro il 2010” (pure in Bulgaria, Repubblica Ceca, Polonia e Slovacchia). L’Italia ha anche i valori europei più alti di particolato (dati 2009) nelle zone rurali, insieme a Ungheria e Olanda. Unica nota positiva, il “miglioramento nel corso degli anni” del numero di sforamenti su basi giornaliera delle Pm10, tra il 2001 e il 2005 e poi nel 2010. 


Record assoluto in negativo per l’Italia anche sul fronte dell’ozono, dove nel 2010 i valori europei più alti sono stati registrati nell’Italia settentrionale, la cui concentrazione ha superato di oltre due volte la soglia limite. Maglia nera anche per il monossido di carbonio, di cui l’Italia è l’unico paese ad essere riuscito a sforare i limiti nel 2001, nel 2005 e nel 2010.  Eccessiva poi la presenza di nickel nell’aria italiana in alcune zone, principalmente in siti industriali del Nord, e anche di benzene/benzopirene, dove tra le uniche quattro stazioni europee di misurazione a superare la soglia limite vi è la Sicilia. 

In Italia, ha osservato il direttore esecutivo dell’agenzia Ue dell’Ambiente, Jacqueline McGlade, “la nostra preoccupazione sono città come Milano, Novara, Bergamo e altre, che sono andate oltre i limiti di ozono, polveri sottili e altri inquinanti”. Il problema dell’inquinamento nel Nord Italia, secondo McGlade, “è legato alla topografia della regione, ma anche al fatto che l’Italia è un crocevia per le masse d’aria generate dai trasporti a lungo raggio ad  Est, oltre a quello che viene generato in situ”. “Penso che questo – ha aggiunto – comporti una responsabilità speciale per il Nord Italia: non solo di controllare molto bene le emissioni industriali (vediamo ancora alcuni impianti inefficienti che inquinano aria e acqua)”, ma anche con interventi “per piani urbani, trasporti locali, trasporto merci e ferrovie”

Secondo le stime, “i cittadini europei pagano in termini di salute circa fra i 200 e 300 euro l’anno, a causa degli impianti industriali”. Di qui la necessità di agire in maniera importante sulla prevenzione, “soprattutto in Italia dove c’è una popolazione che invecchia, quindi particolarmente vulnerabile agli inquinanti”.

Secondo il ministro dell’Ambiente Corrado Clini “l’Italia ha bisogno di una politica per la mobilità sostenibile che non abbiamo ancora. Ci sono dei luoghi dove registriamo un positivo miglioramento dei livelli della qualità dell’aria e altri casi in cui rimangono dei problemi legati prevalentemente al traffico”. “Ci sono valori al di sopra dei obiettivi qualità dell’aria – ha aggiunto – che come strategia di base richiedono una gestione diversa della mobilità, riducendo il traffico privato, potenziando i servizi pubblici e promuovendo le forme di mobilità alternativa, come l’uso di biciclette o l’auto elettrica”. 

Alla luce dei risultati del rapporto Ue chiede un rapido cambio di marcia Legambiente. “La maglia nera assegnata all’Italia per la qualità dell’aria conferma ciò che segnaliamo da tempo: nel Belpaese c’è una vera e propria emergenza smog, una malattia cronica che colpisce tantissime città italiane e che non accenna a placarsi. Le cause dell’inquinamento atmosferico sono chiare e conosciute da tempo, eppure si fa ancora troppo poco per arginare il problema”, sottolinea Giorgio Zampetti, responsabile scientifico dell’associazione. Per porre “un freno all’inquinamento atmosferico in città – aggiunge Zampetti – è indispensabile adottare misure più concrete, strutturali ed efficaci come l’incremento del trasporto pubblico locale e del servizio ferroviario per il trasporto pendolare, il pedaggio urbano, l’estensione delle zone 30 e delle aree pedonali, delle corsie preferenziali per i mezzi pubblici e favorire l’incremento degli spostamenti in bicicletta lungo le strade cittadine”.


http://www.repubblica.it/ambiente/2012/09/24/news/rapporto_ue_smog-43180105/

Agenzia europea ambiente: inquinamento aria ancora elevato

La qualità dell’aria in Europa lascia ancora molto a desiderare e molti europei sono esposti a sostanze atmosferiche inquinanti e nocive. Quasi un terzo degli abitanti delle città europee è esposto a concentrazioni eccessive di particolato nell’aria. C’è ancora una forte esposizione all’ozono e al benzo(a)pirene, che è cancerogeno. Se poi si guarda ai dati italiani, emerge come il Belpaese guadagni una poco invidiabile maglia nera per la qualità dell’aria: sfora infatti i limiti europei per particolato, ozono, monossido di carbonio, nickel e benzene. Record negativo assoluto per l’ozono, per il quale nel 2010 la concentrazione di alcune aree ha superato di oltre due volte la soglia limite. Male anche la presenza di monossido di carbonio. Il quadro è tracciato dal rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente.
Lo studio sulla “Qualità dell’aria in Europa”, presentato oggi a Bruxelles, evidenzia le carenze nella qualità dell’aria dei paesi europei. L’Italia, come detto, non è in buono stato. Nel 2010 è fra i paesi che ha superato più spesso il valore limite annuale per le PM10 (in vigore dal 2005) insieme a Polonia, Slovacchia, Balcani e Turchia. Ci sono una eccessiva presenza di nickel nell’aria e di benzene/benzopirene, valori alti di particolato, valori elevati per concentrazione di polveri sottili, mentre l’unica nota positiva è un miglioramento progressivo del numero di sforamenti su basi giornaliere delle PM10.
Spostando lo sguardo all’Europa, emerge che quasi un terzo degli abitanti delle città europee è esposto a concentrazioni eccessive di particolato in sospensione nell’aria (PM), che è una delle sostanze inquinanti più nocive per la salute umana in quanto penetra nelle parti sensibili dell’apparato respiratorio. La relazione dell’Agenzia europea per l’ambiente indica dunque che molte parti d’Europa continuano ad avere forti problemi in tema di qualità dell’aria. Sostiene Janez Potočnik, Commissario per l’ambiente: “Questa relazione serve a ricordarci quanto sia importante la qualità dell’aria per la salute dei nostri cittadini. Ecco perché voglio che il 2013 sia l’Anno della qualità dell’aria e perché intendo concentrarmi sul rafforzamento della nostra normativa in materia per poter affrontare i problemi che sono stati individuati oggi.”
L’istantanea della situazione europea dice che, per quanto riguarda il particolato (che rappresenta il maggior rischio per la salute dovuto all’inquinamento atmosferico nell’UE), nel 2010 il 21% della popolazione urbana era esposta a livelli di concentrazione di PM10 superiori ai valori limiti giornalieri fissati dall’Europa, mentre fino al 30% della popolazione urbana era esposta a livelli di concentrazione del particolato più fine (PM2,5) superiori ai valori limite annuali (meno severi) fissati dall’UE. Prendendo a riferimento i valori dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che sono più severi, emerge invece che rispettivamente fino all’81% e al 95% degli abitanti delle città si trovavano esposti a concentrazioni di PM superiori ai valori di riferimento stabiliti per la protezione della salute umana.
Nei centri urbani è elevata l’esposizione all’ozono: il 97% degli abitanti delle città dell’UE nel 2010 era esposto a concentrazioni di ozono superiori al livello di riferimento dell’OMS. Il 7% degli abitanti delle città europee è esposto a livello di biossido di azoto superiori ai valori limite europei.
Capitolo dolente è quello del benzo(a)pirene, che è cancerogeno: fra il 20 e il 29% della popolazione urbana europea fra il 2008 e il 2010 era esposta a concentrazioni superiori al valore obiettivo europeo, che deve essere rispettato entro il 2013, mentre sono aumentate le emissioni registrate negli ultimi anni. Unica nota positiva è la riduzione delle emissioni di biossido di zolfo.
Commenta il direttore esecutivo dell’AEA Jacqueline McGlade: “La politica perseguita dall’Unione europea è riuscita a ridurre le emissioni di molte sostanze inquinanti nel corso dell’ultimo decennio, ma si può fare di più. In molti paesi, le concentrazioni di sostanze inquinanti rimangono sopra i limiti legali raccomandati stabiliti per proteggere la salute dei cittadini europei. In effetti l’inquinamento atmosferico riduce l’aspettativa di vita di circa due anni nelle città e nelle regioni più inquinate.”
AMBIENTE
24/09/2012 –

Ue, all’Italia la maglia nera per la qualità dell’aria

Numerosi e prolungati superamenti della soglia consentita di polveri sottili e altri inquinanti nelle sue maggiori città

ROMA
L’Italia nel 2010 è tra i Paesi europei che ha superato più spesso i limiti Ue nell’aria per il particolato, l’ozono, il monossido di carbonio, il nickel e ilbenzene. E’ quanto emerge dal rapporto 2012 dell’Agenzia europea per l’Ambiente presentato oggi a Bruxelles e relativo al periodo 2001-2010, che al Belpaese (insieme a Polonia,Slovacchia, Balcani e Turchia) ha assegnato la maglia nera nell’Unione per la qualità dell’aria. 




Anche “le concentrazioni di polveri sottili – si legge – sono state più alte del valore obiettivo annuale fissato per il 2010”, soprattutto al nord. Tuttavia, l’Italia registra una notapositiva nel “miglioramento nel corso degli anni” del numero di sforamenti su basi giornaliera delle Pm10. 





Secondo il rapporto, quasi un terzo degli abitanti delle città europee è esposto a concentrazioni eccessive di particolato in sospensione nell’aria (Pm), una delle sostanzeinquinanti più nocivi per la salute umana in quanto penetra nelle parti sensibili dell’apparato respiratorio. 


«Questa relazione serve a ricordarci quanto sia importante la qualità dell’aria per la salute dei nostri cittadini. Ecco perché voglio che il 2013 sia l’anno della qualità dell’aria e perché intendo concentrarmi sul rafforzamento della nostra normativa in materia per poter affrontare i problemi che sono stati individuati oggi» ha dichiarato il commissario perl’Ambiente, Janez Potocnik. 

Ultimo aggiornamento
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http://www.eea.europa.eu/it/pressroom/newsreleases/molti-europei-sono-ancora-esposti

Sicilia

Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente
(Decreto Assessoriale n. 176/GAB del 9/8/2007)

http://www.minambiente.it/home_it/menu.html?mp=/menu/menu_attivita/&m=argomenti.html%7CInquinamento_atmosferico.html%7CQualita_dellaria.html%7CPiani_sulla_qualita_dellaria.html

PIANO ARIA REGIONE SICILIA 

PIANO ARIA REGIONE SICILIA COPIATO DAL VENETO – YouTube 

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Ilva Taranto, commissione al lavoro per rilascio autorizzazione ambientale

Ilva Taranto, commissione al lavoro per rilascio autorizzazione ambientale

Ilva Taranto,
commissione al lavoro per rilascio autorizzazione ambientale

Per il 30 settembre potrebbe essere pronta nonostante i
custodi siano sommersi di lavoro. Il presidente Carla Sepe chiede al numero uno
degli esperti nominati dal gip, l’ingegner Barbara Valenzano, di voler
confermare una serie di informazioni trasmesse dall’azienda. Ma i dati sono mai
arrivati ai tecnici

Ilva Taranto, commissione al lavoro per rilascio autorizzazione ambientale


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Il lavoro della commissione per il rilascio dell’autorizzazione integrata
ambientale all’Ilva non conosce sosta. Per il 30 settembre
potrebbe essere pronta, nonostante i custodi siano sommersi di lavoro. Il
presidente Carla Sepe non ha esitato a chiedere informazioni in pochi giorni
anche minacciando una denuncia. La prima lettera è datata 3 settembre 2012, la
seconda è di appena una settimana più tardi. In entrambe le missive il
presidente chiede al “gestore” dello stabilimento, Barbara
Valenzano, di voler confermare una serie di
informazioni trasmesse da Ilva entro un paio di giorni, pena la
denuncia per omessa comunicazione. Peccato che né Ilva né la commissione abbiano
inviato quei dati “voluminosi” ai tecnici.  Barbara Valenzano, però, schiva il
colpo entrambe le volte e rilancia: “Nessuna di quelle proposte di intervento è
giunta ai custodi, ma in ogni caso – scrive la Valenzano dopo aver reperito le
proposte attraverso strade differenti – si ritiene necessario integrare l’elenco
degli interventi proposti dalla società” per adeguarli alle migliori
tecnologie disponibili e ricorda alla Sepe che la sua commissione “ha
piena facoltà di individuare interventi integrativi o migliorativi” rispetto a
quanto proposto dall’Ilva. I custodi, insomma, devono riuscire a risolvere entro
pochi giorni tutto quello che in decenni istituzioni, locali e nazionali non
hanno saputo fare. Se non ci riescono, per loro scatta la denuncia.
Il ministro dell’ambiente Corrado Clini, intanto, non perde
occasione per ribadire che ”l’autorizzazione che consente all’Ilva l’esercizio
degli impianti compete al ministero dell’Ambiente. Io – aggiunge il ministro –
so qual è il mio compito e conosco quelli della magistratura”. Un concetto
chiaro, anche se non proprio in linea con il codice di procedura penale: per
Clini non sarà la procura di Taranto né il gip Patrizia Todisco
a impedire che la fabbrica del Gruppo Riva possa continuare a
produrre. Una vera e propria sfida dopo la bocciatura del piano di interventi
proposto dal presidente Bruno Ferrante che mirava a ottenere
anche una minima capacità produttiva che possa garantire anche la salvaguardia
degli impianti e i livelli occupazionali.
Il 30 settembre, per Clini e la sua commissione, è quindi una data cruciale.
Secondo il ministro, i tempi del risanamento si aggirerebbero intorno a 3 o 4
anni e gli interventi sarebbero così “imponenti” da “cambiare non solo la pelle,
ma anche il cuore industriale di Taranto”. Nel frattempo l’Ilva avrebbe l’ok del
Ministero dell’ambiente per continuare a produrre e, quindi, a inquinare. Una
sorta di licenza per continuare ad avvelenare operai e
cittadini di Taranto in attesa di realizzare gli interventi per “eliminare tutte
le situazioni di pericolo”. L’attività produttiva potrebbe quindi riprendere in
barba alle disposizioni del tribunale del Riesame che confermando il sequestro
senza facoltà d’uso, aveva stabilito che l’attività produttiva
potrà riprendere solo “in condizioni di piena compatibilità ambientale, una
volta eliminate del tutto quelle emissioni illecite, nocive e dannose per la
salute dei lavoratori e della popolazione”.
Eppure l’Ilva aveva già ottenuto l’Aia il 4 agosto 2011 con una commissione
guidata allora dal presidente Dario Ticali. Lo stesso che avrebbe ricevuto,
secondo quanto racconta l’avvocato Franco Perli a Fabio Riva in una telefonata
intercettata dalla Guardia di finanza di Taranto, la
disposizione da Luigi Pelaggi, ex capo di gabinetto dell’allora ministro
Stefania Prestigiacomo, di “parlare” con Giorgio Assennato sulla cui testa
pendeva, per il suo comportamento ostile all’azienda, il diktat di
“distruggerlo” dell’ex pr dell’Ilva, Girolamo Archinà. Le prescrizioni contenute
nell’autorizzazione concessa da quella commissione, i cui lavori secondo quanto
emerge dalle intercettazioni sarebbero stati pilotati dal
sistema Archinà, si sono dimostrate assolutamente inefficaci tanto che una nuova
commissione sta procedendo al suo riesame. A guidarla, oggi, c’è Carla Sepe che nell’agosto 2011 era la vice di Ticali. La commissione si
riunisce spesso all’interno dello stabilimento, ma i sopralluoghi agli impianti
sarebbero stati appena due. Ai lavori partecipa anche l’azienda, nonostante
il divieto imposto dal custode giudiziario. Perché il 30
settembre incombe e l’Aia “s’ha da fare”. Sempre che la commissione riesca a
finire i lavori.

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Procura all’Ilva: eliminare le emissioni inquinanti stop all’attività
produttiva


TARANTO – Non c’è alcuna autorizzazione ad una produzione
ridotta: gli impianti dell’area a caldo dell’Ilva sottoposti a sequestro
inquinano e quindi non possono continuare a produrre. Il procuratore di Taranto,
Franco Sebastio, non lascia spazio ad equivoci sulle direttive impartite ai
custodi giudiziari del siderurgico, intervenendo in prima persona con una nota
per precisare i contenuti della direttiva e smentire interpretazioni che parlano
di una «inesistente autorizzazione» a continuare la produzione anche se a
livelli ridotti. 

Il sequestro degli impianti dell’area a caldo dell’Ilva, precisa infatti
Sebastio nella nota, «impone l’eliminazione delle emissioni inquinanti e
pericolose e all’uopo inibisce qualunque attività produttiva degli impianti
sequestrati. L’ultima direttiva consegnata ai custodi tecnici e al presidente
dell’Ilva, Bruno Ferrante, «integra e chiarisce – precisa Sebastio – in maniera
esaustiva il contenuto delle precedenti direttive interlocutorie via via
emesse». Il procuratore ribadisce, quindi, che «l’utilizzo degli impianti in
questione è consentito all’unico fine della bonifica in vista della loro
eventuale successiva riutilizzazione a fini produttivi».

La procura
riconosce che la complessità del ciclo continuo di funzionamento dell’acciaieria
impone alcune cautele «tecnicamente necessarie per evitare, ove possibile, il
deterioramento o la distruzione degli impianti medesimi», ma spiega con
determinazione che «il sequestro inibisce l’utilizzo degli impianti e delle aree
sequestrate ai fini produttivi, ivi compresi i parchi minerari». Ovviamente,
conclude Sebastio, «i custodi-amministratori provvederanno all’attuazione
definitiva sulla base delle prescrizioni e degli interventi tecnici che saranno
da loro determinati così come peraltro disposto nei provvedimenti di sequestro
emessi dal gip e dal Tribunale del riesame, riferendone a questo
ufficio».

La precisazione del procuratore arriva all’indomani di una
intensa giornata dedicata da Governo, Regione ed Enti locali al tentativo di
salvare il polo siderurgico tarantino cercando anche in Europa fonti di
finanziamento per rendere compatibili dal punto di vista ambientale gli impianti
dell’acciaieria. Il ministro dell’ambiente Corrado Clini ieri è stato prima a
Bari e poi a Taranto per incontrare il commissario europeo Tajani, azienda,
sindacati e ambientalisti.

La direttiva della procura era stata
consegnata ai tre custodi ‘tecnicì e anche al presidente dell’Ilva, Bruno
Ferrante, anche lui custode giudiziario. Nel documento si ribadiva che il
sequestro degli impianti dell’aria a caldo del siderurgico è senza facoltà
d’uso, che gli impianti non possono essere utilizzati a fini produttivi, così
come già indicato nel decreto di sequestro confermato dal Tribunale del Riesame,
pur dovendo salvaguardare gli stessi impianti.


AIA Ilva, le osservazioni tecnico-giuridiche di PeaceLink

14 settembre 2012 – Associazione PeaceLink
Documento presentato da PeaceLink
Osservazioni tecnico-giuridiche nell’AIA
Vi è un
equivoco di fondo quando si dice “mettere a norma” gli impianti 
dell’Ilva. Che cosa significa infatti “mettere a norma”?
L’AIA
prevede che una fabbrica sia autorizzata se adotta le BAT, ossia le 
migliori
tecnologie disponibili. Ma “disponibili” vuol dire che sono nella disponibilità economica dell’imprenditore.
Il dlgs
59/2005 definisce così il significato di “disponibili”:

le tecniche sviluppate su una
scala che ne consenta 
l’applicazione in condizioni
economicamente e tecnicamente valide 
nell’ambito del pertinente comparto
industriale, prendendo in 
considerazione i costi e i vantaggi,
indipendentemente dal fatto che siano 
o meno applicate o prodotte in ambito
nazionale, purche’ il gestore possa 
avervi accesso a condizioni
ragionevoli;

Una tale definizione di “disponibile” porta a
subordinare l’efficacia tecnica alle ragioni della “ragionevolezza economica”.
Ilva fa riferimento a questo aggettivo
(“disponibile”) per dire che ha scelto fra le varie tecnologie quella che più
le sembra idonea alla propria “disponibilità economica” e ha già detto in
passato che è già dotata delle BAT, ossia delle migliori tecnologie
disponibili.
La nostra risposta è pertanto che occorre
andare OLTRE le migliori tecnologie disponibili per parlare di adozione delle
migliori tecnologie in assoluto, ossia quelle a cui fa riferimento la perizia chimico-tecnologica
commissionata dal GIP dott.ssa Patrizia Todisco..
La perizia valuta un “range” di soluzioni
tecnologiche, ossia un intervallo di valori emissivi evidenziando di quanto –
rispetto alle migliori performance ambientali – si discosti l’attuale livello
emissivo degli impianti Ilva.
Come fare in modo che l’AIA adotti le migliori
tecnologie in assoluto?
Come poter dire che la “messa a norma” degli
impianti significhi l’adozione delle migliori tecnologie in assoluto?
La risposta sta nell’articolo 8 della
normativa sull’AIA (dlgs 59/2005) che è stato trasfuso nel Codice dell’Ambiente
(dlgs 152/2006).

Ecco il testo.

Dlgs
59/2005 sull’AIA
Decreto
Legislativo 18 febbraio 2005, n. 59
Attuazione
integrale della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e
 riduzione
integrate dell’inquinamento
Art.
8. Migliori tecniche disponibili e norme di qualità ambientale
1.
Se, a seguito di una valutazione dell’autorità competente, che tenga
conto di tutte le emissioni coinvolte,
risulta necessario applicare ad
impianti, localizzati in una determinata
area, misure più rigorose di
quelle ottenibili con le migliori tecniche
disponibili, al fine di
assicurare in tale area il rispetto delle norme
di qualità ambientale,
l’autorità competente può prescrivere nelle
autorizzazioni integrate
ambientali misure supplementari particolari più
rigorose, fatte salve le
altre misure che possono essere adottate per
rispettare le norme di
qualità ambientale.

Questo articolo è stato COMPLETAMEMNTE
DISATTESO DALLA AIA rilasciata all’Ilva nel 2011.
Dalla perizia dei chimici risulta infatti che
le tecnologie dell’Ilva non rientrano nelle migliori BREF (Bat Reference),
ossia nelle migliori tecnologie in assoluto. In alcuni casi le tecnologie
adottate sono fuori dal “range” delle Bref, e questo è gravissimo, perché vuol
dire che i vari tecnici della Commissione Aia, compresi quelli degli enti
locali, non hanno vigilato, o hanno vigilato al contrario, come sembra emergere
dalle intercettazioni, dove compaiono alcuni nomi.

Ed ecco le prestazioni ambientali degli
impianti dell’Ilva, raffrontate con le BREF.

COKERIA

Emissioni non convogliate delle polveri nel
processo di cokefazione:
1 g/t è il valore minimo Bref (la prestazione con
la migliore tecnologia)
69.6 g/t è il valore stimato dal gestore
post-intervento AIA
17,2 g/t è l’inquinamento massimo consentito
dalle Bref

Ossia: le emissioni della cokeria dell’Ilva
con l’AIA sarebbero circa 70 volte superiori a quanto consentirebbe la migliore
tecnologia!

E’ sorprendente che i tecnici della
Commissione AIA e degli enti locali abbiano consentito uno sforamento di questo
genere autorizzando un impianto che è stato poi sequestrato dalla Magistratura.

Le caratteristiche dell’impianto autorizzato
contrastano con quanto previsto dal dlgs 59/2005 (normativa AIA). Infatti con
l’AIA possono essere autorizzate solo le migliori tecnologie disponibili!
Se si considerano le emissioni orarie (Kg/h
valori di massa) la cokeria avrebbe emissioni circa 20 volte superiori
minimo Bref 0,65 kg/h
valore misurato dal gestore Ilva 12,6 kg/h
La commissione AIA inoltre ha autorizzato una
cokeria a 300 metri
dal centro abitato quando una cokeria – anche se dotata di BAT recenti – non è
in grado di scendere sotto 1 ng/m3 di benzo(a)pirene nel raggio di 1700 metri, come ha
documentato PeaceLink nelle proprie osservazioni presentate per l’AIA del 2011.

Molto chiari sono infatti i risultati degli
studi riportati in Atmospheric Environment 43 (2009) 2070–2079.
Lo studio è
stato condotto da Diane Ciaparra (Corus Research, Development and Technology,
UK), Eric Aries (Corus Research, Development and Technology, UK), Marie-Jo
Booth (Corus Research, Development and Technology, UK), David R. Anderson
(Corus Research, Development and Technology, UK), Susana Marta Almeida (ISQ,
Portogallo), Stuart Harrad (Division of Environmental Health & Risk
Management, Public Health Building, School of Geography, Earth &
Environmental Sciences, University of Birmingham, UK).

A conferma del fattore “distanza” e delle
criticità della cokeria di Taranto, c’è anche uno studio scientifico svolto a
Genova che conferma quanto sopra asserito dai tecnici della Corus Research per
il benzo(a)pirene:

a Genova il benzo(a)pirene è diminuito fra il 92 e il 97% quando hanno
spento la cokeria, come documenta questa ricerca scientifica coordinata dal
dott. Federico Valerio:

Appare del tutto evidente che la cokeria
dell’Ilva non possa ottenere – anche per ragioni di distanza, oltre che per
ragioni tecniche – l’Autorizzazione Integrata Ambientale, e che l’unica soluzione
per abbattere le emissioni di benzo(a)pirene – rimuovendo il pericolo segnalato
dalla Magistratura – sia la chiusura dell’attuale cokeria da cui deriva il
sistematico sforamento del valore di 1 ng/m3 di benzo(a)pirene nel quartiere
Tamburi di Taranto.

IMPIANTO DI AGGLOMERAZIONE

Particolarmente grave è la situazione del
camino E312 che – benché abbia attirato l’attenzione per le emissioni di
diossina – è tuttavia fuori dalle BREF per le polveri/orarie:
Differenza in massa delle polveri emesse tra i
valori misurati e quelli di riferimento del BRef-BAT Conclusions della Fase di
processo Sinterizzazione:

Minimo Bref 3,4 kg/h
Misurato dal gestore Ilva 85,5 kg/h
Massimo Bref 51 kg/h

Come si vede le emissioni di polveri di quel
camino (noto per emettere diossina) si attestano su quantitativi orari di
polvere 25 volte superiori rispetto ai minimi emissivi consentiti con la
migliore tecnologia.
DEPOLVERAZIONE CAMINI E 314 ED E 315
Il sistema di depolverazione secondaria dei
camini E 314 ed E 315 si pone anch’esso al di fuori delle BREF:
55,57 kg/h misurato dal gestore Ilva
Massimo Bref 17 kh/h
ALTOFORNI
Per l’altoforno le cose non vanno benissimo,
in quanto le prestazioni si collocano nella fascia peggiore delle Bref:
Altoforno, fase processo di caricamento

minimo Bref kg/h polveri 2,14
misurato dal gestore 29,88
massimo Bref 31,97
Come si vede si potrebbero ottenere emissioni
orarie 14 volte inferiori con la migliore tecnologia.
E anche nella fase di colaggio ghisa e loppa
le prestazioni sono inaccettabili, se si fa riferimento all’art.8 del dlgs
59/2005, visto prima. Infatti:

minimo Bref 0,42 g/t di ghisa
misurato dal gestore Ilva 40,1 g/t
massimo Bref 41,95 g/t
In poche parole se venisse adottata la
migliore tecnologia in questa fase, avremmo una diminuzione delle emissioni
orarie di 95 volte. E la commissione AIA ha approvato!

ACCIAIERIE

L’acciaieria ha emissioni di polveri anch?essa
inaccettabile. Fuoriesce dal range delle Bref il rapporto grammi di polvere per
tonnellata di acciaio:

Acciaieria, emissioni polveri
minimo bref 14 g/t di acciaio
massimo bref 143 g/t
stimato dal gestore Ilva post interventi
218,68 g/t
I valore di emissioni dell’acciaieria è ben 15
volte superiore a quello consentito dalla migliore tecnologia.
Di tutte queste sviste ne dovranno rispondere
i componenti della Commissione AIA, e in particolare quelli che dovevano
rappresentare il Comune, la Provincia e la Regione, per non aver tutelato gli
interessi della popolazione. Ma ne dovranno rispondere anche i decisori
politici, a cui spetta il compito di prendere le decisioni ultime e – se hanno
scelto tecnici compiacenti o disattenti o negligenti – ne rispondono anche essi 
per non aver vigilato o per aver condiviso
scelte che la magistratura ha “bollato” come contrarie alla salute.

Quindi la nostra richiesta deve essere:
applicare l’art. 8 del dlgs 59/2005 e quindi applicare le migliori tecnologie
(quella indicate con grande precisione nell’ordinanza del GIP Todisco).

La loro adozione può prevedere un
cronoprogramma, ma a PRODUZIONE FERMA e impianti accesi. TECNICAMENTE SI
POSSONO TENERE GLI IMPIANTI IN STAND BY, li si può fermare da un punto di vista
produttivo senza che si distruggano, esattamente come si fa quando li si ferma
per le manutenzioni. Solo che in questo caso si tratterebbe di rifacimento
secondo i migliori standard previsti dalle Bref.

Inoltre vi sono queste osservazioni.

SCARICO MATERIE PRIME AL PORTO
Gli sporgenti dell’Ilva sono stati sequestrati
dalla magistratura per l’inquinamento del mare, del suolo e dell’aria, prodotto
nelle fasi di scarico e trasferimento sui nastri trasportatori, che sono
scoperti per la maggior parte del tragitto. La situazione è diventata ancora
più critica dopo l’autorizzazione dello scarico del pet-coke, reso possibile
dall’AIA del 2011.
La nostra richiesta – in linea anche con la
posizione dell’Arpa Puglia – è Ilva non possa ricevere l’AIA se non adotta
procedure di scarico e trasferimento nei nastri trasportatori che avvengano in
ambienti coperti e senza provocare la dispersione delle materie prime.

PARCHI MINERALI
Le analisi sui campioni prelevati il 16
febbraio 2001 dai periti della Procura all’interno dei parchi minerali e il 23
novembre 2011 nell’area perimetrale dello stabilimento Ilva, sul lato interno,
evidenziano la presenza di composti inorganici aerodispersi prevalentemente a
base di Ferro e Ossidi di Ferro, con presenza di tracce di metalli pesanti (in
particolare arsenico) e addirittura di diossine e furani, nonché di PCB, oltre
a piombo, vanadio e nichel (nel campione nelle adiacenze dei parchi minerali).1
La situazione è diventata ancora più critica
dopo l’autorizzazione dello stoccaggio del pet-coke nei parchi minerali, reso
possibile dall’AIA del 2011.
Le dichiarazioni del Procuratore della
Repubblica dott. Franco Sebastio sul parco minerali dell’Ilva di Taranto fanno
chiarezza su un “papocchio” che – complici i decisori politici – si trascina da
troppo tempo. Il Procuratore Capo ha dichiarato infatti: “Innaffiare i parchi
minerali è inutile e anzi dannoso”. E ha precisato: “In assenza di un sistema
di scolo convogliato e impermeabile, provoca inquinamento ulteriore: Dobbiamo
aggiungere un’alta ipotesi di reato?”
La nostra richiesta – in linea anche con la
posizione dell’Arpa Puglia – è Ilva non possa ricevere l’AIA se non adotta una
copertura idonea dei parchi minerali.
Non va dimenticato infine il parco minerali.
L’acciaio a Dangjin, nella Corea del Sud, si fa con i parchi minerali coperti.
Nelle intercettazioni telefoniche appare chiara la preoccupazione dell’Ilva per
i parchi e non a caso il Sindaco non ha prescritto la copertura. E neppure
Vendola e Florido.

MISE FALDA SUPERFICIALE E PROFONDA

L’AIA dell’Ilva deve prevedere la messa in
sicurezza di emergenza (MISE) della falda sottostante e la bonifica, come
presito dalla Conferenza dei Servizi:

Per PeaceLink
Ing. Carlo Gubitosa
Dott,ssa Lidia Giannotti
Prof. Alessandro Marescotti
1 Si rimanda all’ordinanza del Tribunale del
Riesame.

Ilva: ambientalisti Taranto ricordano a Clini sua
posizione su impianto Genova

Taranto, 13 set. – (Adnkronos) – In
vista dell’incontro che terranno con Corrado Clini domani nella Prefettura di
Taranto i responsabili delle associazioni locali di Ail (Associazione Italiana
contro le Leucemie) Paola D’Andria, Fondo Antidiossina Taranto Onlus Fabio
Matacchiera e PeaceLink Alessandro Marescotti, riuniti nel gruppo Altamarea, in
un documento che verra’ consegnato domani ricordano all’esponente di governo
una sua vecchia dichiarazione pronunciata dodici anni fa a proposito degli
impianti dell’Ilva di Cornigliano (Genova). ‘La chiusura dell’altoforno e della
cokeria delle Acciaierie – diceva alora – e’ una questione urgente. Sul piano
dei danni ambientali, dell’inquinamento e della salute dei cittadini siamo gia’
in ritardo’. “Riteniamo che la posizione espressa da Clini per l’Ilva di Genova
dodici anni fa – sottolineano – non possa non valere anche per l’Ilva di
Taranto oggi, di fronte a evidenze chimiche ed epidemiologiche non dissimili da
quelle che emersero nell’indagine della Procura della Repubblica di Genova.
Vogliamo evidenziare con chiarezza la posizione delle nostre associazioni: gli
impianti sotto sequestro non sono idonei a ricevere l’autorizzazione integrata
ambientale”. “I risultati delle indagini penali – continuano le tre
associazioni – sono un dato da cui non si puo’ prescindere, ed hanno reso
necessario il sequestro di alcuni impianti proprio in quanto il loro esercizio,
l’attivita’ in concreto, non potenziale, era in grave violazione di norme
penali, norme poste a protezione di beni fondamentali come la vita e la salute
che nel caso dell’Ilva riguarda un numero enorme di persone. Chi ha reso
possibile quella attivita’ e’ stato tra l’altro colpito da provvedimenti
restrittivi della liberta’ personale. Non si puo’ quindi autorizzare un
qualunque soggetto alla prosecuzione di reati, il cui accertamento con i poteri
e le facolta’ connesse e’ ovviamente riservato agli organi giurisdizionali”.
(13 settembre 2012 ore
20.16)
Documento per incontro AIA ILVA a Taranto
 
Al Ministro dell’Ambiente Corrado Clini
 
“La chiusura dell’altoforno e della cokeria delle Acciaierie è una questione 
urgente. Sul piano dei danni ambientali, dell’inquinamento e della salute dei 
cittadini siamo già in ritardo”. 
A pronunciare queste parole sugli impianti dell’Ilva di Cornigliano (Genova) 
dodici anni fa, era l’attuale ministro dell’ambiente Corrado Clini.
Riteniamo che la posizione espressa da Clini per l’Ilva di Genova dodici anni fa non possa non valere anche per l’Ilva di Taranto oggi, di fronte a evidenze chimiche ed epidemiologiche non dissimili da quelle che emersero nell’indagine 
della Procura della Repubblica di Genova.
Vogliamo evidenziare con chiarezza la posizione delle nostre associazioni: gli 
impianti sotto sequestro non sono idonei a ricevere l’autorizzazione integrata ambientale.
I risultati delle indagini penali sono un dato da cui non si può prescindere, ed 
hanno reso necessario il sequestro di alcuni impianti proprio in quanto il loro 
esercizio (l’attività in concreto, non potenziale) era in grave violazione di norme penali, norme poste a protezione di beni fondamentali come la vita e la salute 
che nel caso dell’Ilva riguarda un numero enorme di persone.
Chi ha reso possibile quella attività è stato tra l’altro colpito da provvedimenti 
restrittivi della libertà personale.
Non si può quindi autorizzare un qualunque soggetto alla prosecuzione di reati (il cui  accertamento con i poteri e le facoltà connesse è ovviamente riservato 
agli organi giurisdizionali).
Le perizie disposte dal Giudice per le Indagini Preliminari di Taranto hanno 
raffrontato le BAT - migliori tecnologie disponibili – alle caratteristiche degli 
impianti in uso, uno per uno, in tutte le fasi di processo; ne sono emerse 
criticità eccezionalmente pesanti che, valutate sotto il profilo degli effetti di 
carattere sanitario, non potevano che portare alla decisione dell’interruzione dell’esercizio.
Le motivazioni alla base della nostra posizione sono le motivazioni tecniche contenute nell’ordinanza del GIP.
Gli attuali impianti non possono funzionare non solo per la loro cattiva gestione e manutenzione, ma per le loro caratteristiche strutturali.
Neppure un’ottima gestione e manutenzione consentirebbero di allinearsi alle 
emissioni minime consentite dalle migliori BAT.  Per evitare ogni equivoco, va 
detto che questi impianti, anche se sottoposti ad interventi di “revamping” non sono compatibili con la salute degli abitanti del vicino centro abitato (come 
dimostrato dalle perizie). Il “revamping tecnologico” è infatti un’operazione che sottopone a revisione e ristrutturazione gli impianti industriali allo scopo di 
allungare la loro vita utile, all’interno del processo produttivo.
Sin dal 1997 (con delibera del Consiglio dei Ministri dell’11 luglio 1997 e con 
DPR del 23 aprile 2008), Taranto è stata dichiarata area ad elevato rischio di crisi ambientale.
La Commissione ICCP (che istruisce l’AIA) sa che l’articolo 8 del d.l.vo 59/2005 
in materia di rilascio dell’AIA prevede che in alcuni gravi casi, tenendo conto di tutte le emissioni coinvolte, è necessario adottare le migliori tecnologie in 
assoluto, imponendo la prescrizione cioè di “misure supplementari particolari 
più rigorose” rispetto al range di tecnologie e dei relativi risultati ottenibili, nel 
cui ambito le imprese possono normalmente scegliere (tecnologie “disponibili”).
Sugli attuali impianti siderurgici dell’area a caldo dell’Ilva, le tecnologie “migliori in assoluto“, quindi all’apice del range di possibilità, non sono implementabili.
Ci sono due i presupposti per applicare l’art. 8 (trasfuso totalmente nel d. l.vo 152/2006).
Il primo è la dichiarazione di Taranto come città a grave rischio ambientale.
Il secondo è la certificazione delle perizie commissionate dalla magistratura che attestano l’esistenza di un pericolo in atto, i cui effetti sono quantificati in 30 
decessi annui dovuti alle emissioni dell’inquinamento industriale.  Ciò è emerso nell’incidente probatorio, in contraddittorio con i periti dell’Ilva, i quali non hanno portato alcuna argomentazione per confutare i contenuti della perizia 
epidemiologica.
Pertanto le risultanze dell’incidente probaborio sono comprovate e sono ormai un dato acquisito.
Il silenzio su questa disposizione di legge è incomprensibile: se il caso dell’Ilva e la situazione creatasi attualmente a Taranto non sono quelli previsti dal citato art. 8 (e non ne integrano i presupposti per esigere nell’esercizio degli impianti 
le migliori tecnologie in assoluto), si attende di capire in quali altri casi – diversi e più gravi – ne sarebbe prevista l’applicazione.
Le nostre associazioni ritengono che azioni dirette ad autorizzare ad ogni costo l’esercizio degli impianti non porterebbero soltanto a un conflitto tra poteri o 
apparati dello Stato.
Il sistema penale, infatti, difende beni fondamentali da danni e da minacce in 
atto. Tutto l’ordinamento è diretto ad evitare il ripetersi di eventi dannosi e 
deve prevenirli. Nel caso dell’Ilva, l’esercizio di alcuni impianti ha determinato danni addirittura accertati in sentenze passate in giudicato. Chi adotta un 
provvedimento amministrativo come l’AIA non può quindi collaborare alla 
l
esione di quei beni e valori, tutelati al massimo livello dall’ordinamento.
Non basterebbe certo autorizzare gli impianti in questione con un revamping 
condizionato da prescrizioni, dato che le perizie chieste dal GIP dimostrano che nessun revamping può allineare quegli impianti alle minori emissioni possibili, consentite dalle migliori BAT.
In ogni caso, in attesa di eventuali lavori di rifacimento ex novo degli impianti 
con le migliori tecnologie in assoluto, il processo produttivo attuale, altamente 
inquinante, non può essere autorizzato.
Nessuna deroga può essere concessa.
L’AIA infatti non può prevedere deroghe all’ordinanza del GIP dott.ssa Patrizia
Todisco.
Permane pertanto il divieto di uso degli impianti a fini produttivi fino a che gli 
impianti non dovessero essere completamente rifatti rimuovendo il pericolo.
Nessun cronoprogramma che prefiguri prossime novità tecnologiche può 
prolungare la vita dell’attuale ciclo produttivo basato sulle attuali tecnologie 
inquinanti dell’area a caldo.  La produzione dell‘area a caldo attuale va 
comunque fermata perché - come documentato dall’ordinanza del GIP dott.ssa Patrizia Todisco - le attuali emissioni inquinanti in eccesso costituiscono un 
pericolo incombente sulla salute e sulla vita delle persone.
 
AIL - Associazione Italiana contro le Leucemie
Paola D’Andria
 
Fondo Antidiossina Taranto ONLUS
Fabio Matacchiera
 
PeaceLink
Alessandro Marescotti
 
Per altre informazioni
http://www.tarantosociale.org

Il condono TARSU del Comune di Lecce è illegittimo sentenza-corte-cassazione_n-12679_30-05-2012

TeleOccidente

 

 
 
Liquidazione del corrispettivo dovuto alla Servizi Comunali Integrati R.S.U. s.p.a. per la gestione integrata dei rifiuti nel mese di marzo 2011 – Acconto sull’importo per l’anno 2011.

Tipo di informazione: Atti Pubblici

Data: 10/05/2011


Ulteriore impegno di spesa e liquidazione del corrispettivo dovuto alla Servizi Comunali Integrati R.S.U. s.p.a. relativo all’accordo presso l’Assessorato dell’energia dicembre 2011

Tipo di informazione: Atti Pubblici

Data: 19/01/2012


PIANO DI GESTIONE DEI RIFIUTI SOLIDI URBANI

ALLEGATI

 

 

SCHEMI ED ATTI COSTITUZIONE S.R.R. RIFIUTI REGIONE SICILIA LUGLIO 2012

SCHEMA DI DELIBERA – ATTO DI COSTITUZIONE SOCIETÀ CONSORTILE PER AZIONI, DENOMINATA SOCIETÀ PER LA REGOLAMENTAZIONE DEL SERVIZIO DI GESTIONE RIFIUTI A.T.O

Adobe Portable Document Format (PDF) SCHEMA DI DELIBERA (Dimensione documento: 112026 bytes)

SCHEMA DI DELIBERA – MODIFICA PER I COMUNI DELLE PROV. DI PALERMO CATANIA TRAPANI AGRIGENTO CALTANISSETTA E MESSINA , CHE HANNO GIà DELIBERATO IN CONSIGLIO LA COSTITUZIONE DELLA S.R.R. PRIMA DEL 06 Luglio 2012

Microsoft Word SCHEMA DI DELIBERA (Dimensione documento: 39424 bytes)

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ILVA 315 12 98 12 938 10 RICHIESTA RIESAME AVVERSO L’ORDINANZA EMESSA DAL GIUDICE TODISCO PER LE OINDAGINI PRELIMINARI 25 LUGLIO 2012

SILVIA COSCIENZA Nuovo direttore generale al Coinres “E’ più pagato rispetto al precedente”

CONSORZIO INTERCOMUNALE RIFIUTI DEL PALERMITANO

Nuovo direttore generale al Coinres “E’ più pagato rispetto al precedente”

di Markez
raccolta-rifiuti-netturbino_29498
21 settembre 2012 – Coinres ancora una volta nell’occhio del ciclone. Il Consorzio intercomunale rifiuti, energia e servizi che si occupa della raccolta dell’immondizia in ventuno comuni del Palermitano torna al centro delle polemiche per il licenziamento del vecchio direttore generale Riccardo Incagnone e la nomina al suo posto di Roberto Celico, più pagato secondo i sindacati, e anche compagno del nuovo commissario liquidatore unico del Coinres Silvia Coscienza.
Tutto questo accade mentre i circa 500 dipendenti si preparano a scendere nuovamente in piazza, poichè sono senza stipendio di agosto e senza la quattordicesima mensilità che, come da contratto, doveva essere erogata entro il 30 giugno. I sindacati sono di nuovo sul piede di guerra e proclamano uno sciopero dei lavoratori per il prossimo 28 settembre. Sullo sfondo si agita anche lo spettro dell’emergenza rifiuti, con le strade invase e sommerse dall’immondizia.
La vicenda promette sviluppi. L’ex direttore Incagnone ha già inviato l’intera documentazione alla Corte dei Conti ed è pronto a dare battaglia davanti al Tribunale del Lavoro. “Il mio compenso l’ultimo – dice Incagnone – è stato di 3700 euro mensili. Il contratto stipulato all’ingegnere Celico è al netto della ritenuta d’acconto di 4200 euro oltre Iva e contributi per legge. Non solo, nel contratto che ho siglato la mia nomina si intendeva rinnovata salva diversa pattuizione tra le parti, entro sei mesi dalla data di prima scadenza. La comunicazione è arrivata a settembre di quest’anno”.
Nella lettera inviata dal commissario Coscienza a Incagnone si legge che “alla luce delle circostanze circa la situazione del Coinres, Consorzio posto in liquidazione e versa in conclamate crisi economiche e finanziarie, le comunico che non è intenzione di questa amministrazione avvalersi, allo stato attuale, di una figura dirigenziale con funzioni di Direttore Generale. Voglia attivarsi per il passaggio di consegne”.
Per il commissario liquidatore la sua scelta è legittima anche perchè “non c’era più il rapporto di fiducia”. “Lo sfascio del Coinres – aggiunge Coscienza – con le inchieste è sotto gli occhi di tutti. Avevo bisogno di avere accanto una persona di cui mi fidavo. Lo stesso presidente della Regione Lombardo sapeva che avrei accettato l’incarico solo se potevo avere al mio fianco l’ingegnere Roberto Celico”.
E sulla retribuzione del nuovo direttore il commissario spiega che l’ingegnere Celico “carte alla mano percepisce lo stesso trattamento economico del predecessore. Il fatto che sia il mio compagno non rappresenta nessuno scandalo. L’ingegnere Celico si è occupato dell’emergenza rifiuti in Calabria e Campania. E’ il meglio che potevamo avere in Sicilia”.
Per quanto riguarda la situazione dei circa 500 dipendenti pronti a scendere in piazza, Silvia Coscienza afferma: “Siamo in un momento di crisi, i dipendenti devono sapere, che come succede in altre realtà, non ci sono i soldi per pagare la 14 esima e la tredicesima. Siamo in crisi. E’ bene che tutti lo sappiano”.



Liquidazione del corrispettivo dovuto alla Servizi Comunali Integrati R.S.U. s.p.a. per la gestione integrata dei rifiuti nel mese di marzo 2011 – Acconto sull’importo per l’anno 2011.
Tipo di informazione: Atti Pubblici
Data: 10/05/2011


Ulteriore impegno di spesa e liquidazione del corrispettivo dovuto alla Servizi Comunali Integrati R.S.U. s.p.a. relativo all’accordo presso l’Assessorato dell’energia dicembre 2011
Tipo di informazione: Atti Pubblici
Data: 19/01/2012

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SCHEMI ED ATTI COSTITUZIONE S.R.R. RIFIUTI REGIONE SICILIA LUGLIO 2012

SCHEMA DI DELIBERA – ATTO DI COSTITUZIONE SOCIETÀ CONSORTILE PER AZIONI, DENOMINATA SOCIETÀ PER LA REGOLAMENTAZIONE DEL SERVIZIO DI GESTIONE RIFIUTI A.T.O
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SCHEMA DI DELIBERA – MODIFICA PER I COMUNI DELLE PROV. DI PALERMO CATANIA TRAPANI AGRIGENTO CALTANISSETTA E MESSINA , CHE HANNO GIà DELIBERATO IN CONSIGLIO LA COSTITUZIONE DELLA S.R.R. PRIMA DEL 06 Luglio 2012
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ISOLA DELLE FEMMINE VIA DELL’ agricoltura brucia



Liquidazione del corrispettivo dovuto alla Servizi Comunali Integrati R.S.U. s.p.a. per la gestione integrata dei rifiuti nel mese di marzo 2011 – Acconto sull’importo per l’anno 2011.
Tipo di informazione: Atti Pubblici
Data: 10/05/2011


Ulteriore impegno di spesa e liquidazione del corrispettivo dovuto alla Servizi Comunali Integrati R.S.U. s.p.a. relativo all’accordo presso l’Assessorato dell’energia dicembre 2011
Tipo di informazione: Atti Pubblici
Data: 19/01/2012

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SCHEMI ED ATTI COSTITUZIONE S.R.R. RIFIUTI REGIONE SICILIA LUGLIO 2012

SCHEMA DI DELIBERA – ATTO DI COSTITUZIONE SOCIETÀ CONSORTILE PER AZIONI, DENOMINATA SOCIETÀ PER LA REGOLAMENTAZIONE DEL SERVIZIO DI GESTIONE RIFIUTI A.T.O
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SCHEMA DI DELIBERA – MODIFICA PER I COMUNI DELLE PROV. DI PALERMO CATANIA TRAPANI AGRIGENTO CALTANISSETTA E MESSINA , CHE HANNO GIà DELIBERATO IN CONSIGLIO LA COSTITUZIONE DELLA S.R.R. PRIMA DEL 06 Luglio 2012
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LE MANCATE RISPOSTE DEL PROFESSORE AL CONSIGLIERE DIONISI VINCENZO

UN BENE COMUNE LA PALESTRA COMUNALE FONTE DI REDDITO E DI SPECULAZIONE PER I SOLITI IGNOTI

GIARDINO DELLA MEMORIA 150MILA EURO PAG 5 GAZZETTA UFFICIALE 39 14 SETTEMBRE 2012

 

RIFIUTI CORERI_Rifiuti che fare[1]



Liquidazione del corrispettivo dovuto alla Servizi Comunali Integrati R.S.U. s.p.a. per la gestione integrata dei rifiuti nel mese di marzo 2011 – Acconto sull’importo per l’anno 2011.
Tipo di informazione: Atti Pubblici
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SCHEMI ED ATTI COSTITUZIONE S.R.R. RIFIUTI REGIONE SICILIA LUGLIO 2012

SCHEMA DI DELIBERA – ATTO DI COSTITUZIONE SOCIETÀ CONSORTILE PER AZIONI, DENOMINATA SOCIETÀ PER LA REGOLAMENTAZIONE DEL SERVIZIO DI GESTIONE RIFIUTI A.T.O
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SCHEMA DI DELIBERA – MODIFICA PER I COMUNI DELLE PROV. DI PALERMO CATANIA TRAPANI AGRIGENTO CALTANISSETTA E MESSINA , CHE HANNO GIà DELIBERATO IN CONSIGLIO LA COSTITUZIONE DELLA S.R.R. PRIMA DEL 06 Luglio 2012
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