La Riscossa di Isola delle Femmine

l'informazione è il sale della democrazia

Archivio per il tag “termovalorizzatori”

Corte dei Conti Regione Sicilia Deliberazione n. 298/2013/PRSP

Corte dei Conti Regione Sicilia Deliberazione n. 298/2013/PRSP

Rendiconto 2011:
1. notevole ritardo nell’approvazione del rendiconto 2011 rispetto ai termini di legge (1 ottobre 2012);
2. volume dei residui attivi di nuova formazione provenienti dalla gestione di competenza e relative ai titoli I e III (con l’esclusione dell’addizionale Irpef) pari a 52,09% dei valori di accertamento delle entrate dei medesimi titoli I e III (esclusi i valori dell’addizionale Irpef);
3. ammontare dei residui attivi di cui al titolo I e al titolo III superiore al 65 per cento (pari al 120,28%) (provenienti dalla gestione dei residui attivi) rapportata agli accertamenti della gestione di competenza delle entrate dei medesimi titoli I e III;
4. volume dei residui passivi complessivi provenienti dal titolo I superiore al 40 per cento (pari a 88,32%) degli impegni della medesima spesa corrente;
5. anticipazioni di tesoreria non rimborsate al 31 dicembre 2011, superiori al 5% della spesa corrente;
6. presenza di debiti fuori bilancio non segnalati dai Responsabili dei servizi, emersi in fase di approvazione del Rendiconto di gestione 2012, per € 629.000 ai quali si aggiungono passività potenziali per €2.300.000 e spese per incarichi legali per €392.000 solo in minima parte impegnati. I debiti riconosciuti nell’esercizio 2012 ammontano a €3.300;
7. necessità di verificare il rispetto del parametro di deficitarietà n. 6, relativo al rapporto della spesa per il personale sulle entrate correnti, la percentuale indicata del 36,69% è impropriamente determinato rapportando la spesa per il personale depurata delle componenti da escludere sulle entrate correnti;
8. irregolare utilizzo dei capitoli afferenti ai servizi conto terzi e mancato rispetto del principio di tassatività di cui al principio contabile 2.25 delle “altre spese per servizi conto terzi” in particolare:
– liquidazione borsa di studio,
– liquidazione fatture relative al servizio di pulizia dei locali;
– spese per pagamento manifestazioni santo patrono;
9. bassa capacità di riscossione dei proventi derivanti da proventi da recupero evasione tributaria,
Residui al 1 gennaio 2012 Riscossioni al 31/12/2012 % riscossione
ICI 142.253,00 13.188,86 9,27%
TARSU 131.822,79 6.221,88 4,72%
Proventi CdS 2.092.325,52 33.109,18 1,58%
10. mancato aggiornamento del conto del patrimonio come previsto dall’art. 230 TUEL;
11. debiti nei confronti della Società ATO 1 PA per €4.986.963,28, per i quali non si riscontra in bilancio un corrispondente importo di residui passivi che ammontano a € 3.094.130,15;
Le criticità di cui ai punti 2, 3, 5, 6, 8, 9 sono stati oggetto di specifica pronuncia in sede di esame sul rendiconto 2010 (delibera n. 139/2012/PRSP).
Bilancio di Previsione 2012:
1. mancata approvazione del programma degli incarichi di collaborazione previsto dall’art. 42 comma 2 lettera b) del TUEL ;
2. equilibri di bilancio garantito dal ricorso a entrate correnti aventi carattere non ripetitivo e forte squilibrio tra entrate e spese correnti aventi carattere non ripetitivo;
3. bassa capacità di riscossione dei proventi da sanzioni amministrative pecuniarie per violazione del codice della strada e da recupero evasione tributaria;
4. reiterato ricorso ad anticipazioni di tesoreria; al 31/12/2012 le anticipazioni inestinte ammontano a €1.068.861,88;
5. mancato rispetto del limite di spesa per il personale di cui all’art. 1 comma 557 della legge 296/2006;
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2013/11/la-corte-dei-conti-la-relazione-di.html

LEGGASI LA RELAZIONE DELLA COMMISSIONE ACCESSO AGLI ATTI CHE ACCOMPAGNA IL DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DI SCIOGLIMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE DI ISOLA  DELLE FEMMINE GAZZETTA UFFICIALE N 279 29 11 2012

                                                         Deliberazione n. 298/2013/PRSP

REPUBBLICA ITALIANA

Corte dei conti

Sezione di controllo per la Regione siciliana

nell’adunanza del 16 ottobre 2013, composta dai seguenti magistrati:

 

Maurizio Graffeo

Corrado Borruso

Francesco Albo

 

– Presidente

– Consigliere – relatore

– Primo Referendario

 

 

******

visto il R.D. 12 luglio 1934, n. 1214 e successive modificazioni;

vista la legge 14 gennaio 1994, n. 20 e successive modificazioni;

visto l’art. 2 del decreto legislativo 6 maggio 1948, n. 655, nel testo sostituito dal decreto legislativo 18 giugno 1999, n. 200;

visto il decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 e successive modificazioni (T.U.E.L.);

visto, in particolare, l’art. 148 bis del T.U.E.L., introdotto dal decreto legge n. 174 del 10 ottobre 2012, convertito dalla legge n. 213 del 7 dicembre 2012;

visto l’art. 1, commi 166 e 167, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006);

visto, in particolare, l’art. 1, comma 610, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006), il quale espressamente prevede che le disposizioni della predetta legge “sono applicabili nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con le norme dei rispettivi statuti”;

vista la deliberazione di questa Sezione n. 204/2012/INPR del 30 luglio 2012 avente ad oggetto “Linee guida cui devono attenersi, ai sensi dell’art. 1, commi 166 e 167, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006), gli organi di revisione economico-finanziaria degli enti locali aventi sede in Sicilia nella predisposizione della relazione sul rendiconto dell’esercizio 2011 e/o sul bilancio di previsione 2012”;

vista la nota della Sezione di controllo per la Regione siciliana del 21 agosto 2012, con la quale è stata inoltrata al Sindaco e all’Organo di revisione economico-finanziaria del Comune di Isola delle Femmine la precitata delibera n. 204/2012/INPR, nonché i relativi questionari ai fini della loro ritrasmissione, da parte del Collegio dei revisori, entro trenta giorni dall’approvazione del consuntivo e/o del bilancio di previsione;

vista l’ordinanza del Presidente della Sezione di controllo n. 428/2013/CONTR. del 3 ottobre 2013, con la quale la Sezione del controllo è stata convocata il giorno 16 ottobre 2013 per gli adempimenti di cui al menzionato art. 148 bis del T.U.E.L.;

udito il relatore Consigliere dott. Corrado Borruso;

******

L’art. 1, commi 166 e 167, della legge n. 266 del 2005 (legge finanziaria per l’anno 2006) ha previsto, ai fini della tutela dell’unità economica della Repubblica e del coordinamento della finanza pubblica, l’obbligo, a carico degli organi di revisione degli enti locali, di trasmettere alla Corte dei conti una relazione sul bilancio di previsione dell’esercizio di competenza e sul rendiconto dell’esercizio medesimo, formulato sulla base dei criteri e delle linee guida definite dalla Corte.

Al riguardo, occorre evidenziare la peculiare natura di tale forma di controllo, ascrivibile alla categoria del riesame di legalità e regolarità, in grado di finalizzare il confronto tra fattispecie e parametro normativo all’adozione di effettive misure correttive funzionali a garantire il rispetto complessivo degli equilibri di bilancio.

Questo nuovo modello di controllo, come ricordato dalla Corte costituzionale nella recente sentenza n. 60/2013, configura, su tutto il territorio nazionale, un sindacato generale ed obbligatorio sui bilanci preventivi e rendiconti di gestione di ciascun ente locale, finalizzato a tutelare, nell’ambito del coordinamento di finanza pubblica, la sana gestione finanziaria del complesso degli enti territoriali, nonché il rispetto del patto di stabilità interno degli obiettivi di governo dei conti pubblici concordati in sede europea.

Esso si colloca nell’ambito materiale del coordinamento della finanza pubblica, in riferimento agli articoli 97, primo comma, 28, 81 e 119 della Costituzione, che la Corte dei conti contribuisce ad assicurare, quale organo terzo ed imparziale di garanzia dell’equilibrio economico finanziario del settore pubblico e della corretta gestione delle risorse collettiva, in quanto al servizio dello Stato – ordinamento.

Da ultimo, l’art. 148 bis del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, introdotto dall’art. 3, comma 1, lettera e), del decreto legge 10 ottobre 2012, n. 174, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 213 del 7 dicembre 2012, ha inteso rafforzare il quadro dei controlli e dei presidi della gestione delle risorse finanziarie pubbliche, nell’ambito di inderogabili istanze unitarie nell’assetto policentrico della Repubblica.

Nel caso di accertamento, da parte della Sezione, di squilibri economico finanziari, della mancata copertura di spese, della violazione di norme finalizzate a garantire la regolarità  della gestione finanziaria, o del mancato rispetto degli obiettivi posti con il patto di stabilità interno, è previsto, infatti, l’obbligo per gli enti interessati di adottare, entro sessanta giorni dalla comunicazione del deposito della pronuncia di accertamento, i provvedimenti idonei a rimuovere le irregolarità e a ripristinare gli equilibri di bilancio, da trasmettere alla Sezione per le verifiche di propria competenza.

Ulteriori forme di tutela degli equilibri di bilancio sono state previste nel caso do operazioni contabili prive di copertura o di cui sia accertata l’insostenibilità finanziaria.

Qualora le irregolarità esaminate dalla Sezione regionale non siano così gravi da rendere necessaria l’adozione della delibera prevista dall’art. 148 bis, comma 3, del T.U.E.L., la natura collaborativi del controllo, anche in relazione alla previsione contenuta nell’art. 7, comma 7, della legge 5 giugno 2003, n. 131, suggerisce di segnalare agli Enti anche irregolarità contabili non gravi o meri sintomi di precarietà, soprattutto se accompagnate e potenziate da sintomi di criticità o da difficoltà gestionali, anche al fine di prevenire l’insorgenza di situazioni di deficitarietà o di squilibrio, idonee a pregiudicare la sana gestione finanziaria che deve caratterizzare l’amministrazione di ciascun Ente.

In ogni caso, l’Ente interessato è tenuto a valutare le segnalazioni che ha ricevuto ed a porre in essere interventi idonei per addivenire al loro superamento.

 

******

L’organo di revisione del Comune di Isola delle Femmine ha trasmesso  la relazione sul rendiconto 2011  e quella sul bilancio di previsione 2012, di cui all’art. 1, commi 166 e 167, della legge n. 266/2005 (legge finanziaria per l’anno 2006).

Dall’esame delle predette relazioni e dalla successiva istruttoria sono emerse le seguenti criticità:

Rendiconto 2011:

  1. notevole ritardo nell’approvazione del rendiconto 2011 rispetto ai termini di legge (1 ottobre 2012);
  2. volume dei residui attivi di nuova formazione provenienti dalla gestione di competenza e relative ai titoli I e III (con l’esclusione dell’addizionale Irpef) pari a 52,09%  dei valori di accertamento delle entrate dei medesimi titoli I e III (esclusi i valori dell’addizionale Irpef);
  3. ammontare dei residui attivi di cui al titolo I e al titolo III superiore al 65 per cento (pari al 120,28%) (provenienti dalla gestione dei residui attivi) rapportata agli accertamenti della gestione di competenza delle entrate dei medesimi titoli I e III;
  4. volume dei residui passivi complessivi provenienti dal titolo I superiore al 40 per cento (pari a 88,32%) degli impegni della medesima spesa corrente;
  5. 5.     anticipazioni di tesoreria non rimborsate al 31 dicembre 2011, superiori al 5% della spesa corrente;
  6. presenza di debiti fuori bilancio non segnalati dai Responsabili dei servizi,  emersi  in fase di approvazione del Rendiconto di gestione 2012, per € 629.000 ai quali si aggiungono passività potenziali per €2.300.000 e spese per incarichi legali per €392.000 solo in minima parte impegnati. I debiti riconosciuti nell’esercizio 2012 ammontano a €3.300;
  7. necessità di verificare il rispetto del parametro di deficitarietà n. 6, relativo al rapporto della spesa per il personale sulle entrate correnti,  la percentuale indicata del 36,69% è impropriamente determinato rapportando la spesa per il personale depurata delle componenti da escludere sulle entrate correnti;
  8. irregolare utilizzo dei capitoli afferenti ai servizi conto terzi e mancato rispetto del principio di tassatività di cui al principio contabile 2.25 delle “altre spese per servizi conto terzi” in particolare:

–         liquidazione borsa di studio,

–         liquidazione fatture relative al servizio di pulizia dei locali;

–         spese per pagamento manifestazioni santo patrono;

  1. 9.     bassa capacità di riscossione dei proventi derivanti da proventi da recupero evasione tributaria,
  Residui al 1 gennaio 2012 Riscossioni al 31/12/2012 % riscossione
ICI

142.253,00

13.188,86

9,27%

TARSU

131.822,79

6.221,88

4,72%

Proventi CdS

2.092.325,52

33.109,18

1,58%

10. mancato aggiornamento del conto del patrimonio come previsto dall’art. 230 TUEL;

11. debiti nei confronti della Società ATO 1 PA per €4.986.963,28, per i quali non si riscontra in bilancio un corrispondente importo di residui passivi che ammontano a € 3.094.130,15;

Le criticità di cui ai punti 2, 3, 5, 6, 8, 9 sono stati oggetto di specifica pronuncia in sede di esame sul rendiconto 2010 (delibera n. 139/2012/PRSP).

Bilancio di Previsione 2012:

  1. mancata approvazione del programma degli incarichi di collaborazione previsto dall’art. 42 comma 2 lettera b) del TUEL ;
  2. equilibri di bilancio garantito dal ricorso a entrate correnti aventi carattere non ripetitivo e forte squilibrio tra entrate e spese correnti aventi carattere non ripetitivo;
  3. bassa capacità di riscossione dei proventi da sanzioni amministrative pecuniarie per violazione del codice della strada e da recupero evasione tributaria;
  4. 4.     reiterato ricorso ad anticipazioni di tesoreria; al 31/12/2012 le anticipazioni inestinte ammontano a €1.068.861,88;
  5. mancato rispetto del limite di spesa per il personale di cui all’art. 1 comma 557 della legge 296/2006;

Le criticità di cui ai punti 3, 4 e 5 sono stati oggetto di specifica pronuncia in sede di esame sul rendiconto 2010 (delibera n. 139/2012/PRSP).

 

   *******

 

All’ adunanza pubblica del 16 ottobre 2013, per l’Amministrazione, che non ha depositato memorie, sono presenti  il Segretario generale, D.ssa Sonia Acquado, ed il Responsabile dei Servizi finanziari, Dr. Ignazio Tabone,  i quali hanno inteso solo riferire che  il rapporto tra le spese per il personale e quelle correnti è stato determinato dal pagamento di una notevole somma arretrata corrisposta ad un dipendente, consegnando, nella circostanza, uno specchio riepilogativo.

 

******

Alla luce di quanto sopra, il Collegio ritiene che permangano  tutte le criticità evidenziate nei punti sopra indicati.

 

P. Q. M.

All’esito della verifica sul rendiconto 2011 e sul bilancio di previsione 2012 accerta, per quel che riguarda:

– il rendiconto 2011, il permanere delle criticità 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 8, 10 e 11;

– il bilancio di previsione 2012, il permanere delle criticità  1, 2, 3, 4 e 5.

 

O R D I N A

che, a cura del Servizio di supporto della Sezione di controllo, copia della presente pronuncia sia comunicata alla Commissione straordinaria ed all’organo di revisione del Comune di Isola delle Femmine (PA) per le necessarie misure correttive

 

D I S P O N E

che l’Ente trasmetta a questa Sezione di controllo le misure correttive adottate dalla Commissione straordinaria entro i termini  di cui all’art. 148 bis, comma 3, del T.U.E.L., ai fini della relativa verifica.

 

 

                     L’ESTENSORE

IL PRESIDENTE

                 (Corrado Borruso)

(Maurizio Graffeo)

Depositato in Segreteria il 22 ottobre 2013

Per IL DIRIGENTE

(Gabriella Vincenti)

 

 

https://servizi.corteconti.it/bdcaccessibile/ricercaInternet/doDettaglio.do?id=4494-25/10/2013-SRCSIC

 

ISOLA DELLE FEMMINE BILANCIO DI PREVISIONE 2011 E SALVAGUARDIA RIEQUILIBRIO DI BILANCIO 2011 COMMISSARIATO

 

COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE

Provincia di Palermo

DETERMINAZIONE DEL CAPO DEL SETTORE 1° – SEGRETERIA E AFFARI GENERALI  N. 31 DEL 06/03/2012

Oggetto:    Liquidazione indennità di carica e di responsabilità al Commissario ad acta Dott. Azzarello  relativa all’intervento effettuato per l’approvazione del Bilancio di previsione per l’esercizio finanziario  2011.

IL CAPO SETTORE

Premesso:

Che con Decreti Assessoriali n°563/Ser. 3° e n°775/Serv. 3° con il quale il Dott. Sergio Azzarello è stato nominato Commissario ad Acta presso questo Comune per l’Intervento sostitutivo ai sensi e per gli effetti dell’art.109/bis dell’O.r.ee.ll. per l’approvazione del Bilancio di previsione e salvaguardia degli equilibri di Bilancio per l’esercizio finanziario 2011 e relativi allegati

Vista la parcella dell’01.12.2011, acquisita a questo protocollo generale in data 14/12/2011 al n°20118, presentata dal Dott. Sergio Azzarell, in qualità di Commissario ad acta, in esecuzione dei predetto D.A n°563/Ser. 3° e n°775/Serv. 3° chiede la liquidazione dell’indennità di carica e di responsabilità prevista dall’art. 24, comma 2 bis, della L.R. 3.12.1991, n°44 (introdotto con l’art. 12 della L.R. 16 dicembre 2008 n°22) e determinata con D.A. n:448/2009.pari a complessivi € 225,74 di cui € 134,00 per il Compenso netto, € 33,00 ritenuta d’acconto del 33% ed € 25,74 per rimborso spese sostenute;

Considerato che il succitato Commissario ad acta ha regolarmente espletata l’attività

Ritenuto, pertanto, dover procedere al pagamento e alla liquidazione a saldo del suddetta nota pari a complessivi € 225,74 al dott. Azzarello;

Vista la legge 8.6.1990, n.142, recepita con modifiche dall’art.1 della L.R. 11.12.1991, n.48;

 

Visto il vigente O.A.EE.LL.;

D E T E R M I N A

1. Liquidare e pagare, per i motivi espressi in narrativa, al Commissario ad acta Dott. Sergio Azzarello, a saldo della parcella dell’01.12.2011, pari a complessivi € 225,74 di cui € 134,00 per il Compenso netto, € 33,00 ritenuta d’acconto del 33% ed € 25,74 per rimborso spese sostenute, dallo stesso prodotta a questo protocollo generale in data 14/12/2011 al n°20118, per l’Intervento sostitutivo ai sensi e per gli effetti dell’art.109/bis dell’O.r.ee.ll. per l’approvazione del Bilancio di previsione e salvaguardia degli equilibri di

Bilancio per l’esercizio finanziario 2011 e relativi allegati.

2. Impegnare la predetta di € 225,74, con imputazione sul cap. 118.3 “Poste, telegrafo e varie….” per l’incarico in oggetto regolarmente espletato. IMP 319/2012. LIQ. 430/2012

3. Dare atto che trattasi di spesa non frazionabile in dodicesimi ai sensi dell’art 163 e quindi necessaria al fine di evitare danni patrimoniali, gravi e certi per l’Ente.

4. Dare Mandato all’Ufficio Ragioneria di emettere relativo mandato di pagamento mediante bonifico bancario presso Unicredit Group ag.23 di Palermo sul c/c intestato al Dott. Sergio Azzarello – Cod. IBAN: IT 06 K 02008 04626 000300476758.

 

Il Responsabile del Settore Amministrativo

Nunzia Pirrone

PARERI AI SENSI DEGLI ART. 49, comma 1°, e 151, comma 4°, del D.Lgs.18.8.2000, n.267.

Si attesta la regolarità contabile e la relativa copertura finanziaria.

IL RESPONSABILE DEL SERVIZIO FINANZIARIO F.F.

Nunzia Pirrone

http://lagendarossadiisoladellefemmine.files.wordpress.com/2012/08/conto-previsione-2011-commissariato.pdf

CONDIZIONI ECONOMICHE DEL COMUNE E GESTIONE DEL PATRIMONIO

 

Dagli elementi raccolti nel  corso  dell’accesso  si  ricava  che  il Comune   di   Isola   delle   Femmine   versa   in   una   situazione economico-finanziaria  piuttosto  difficile,  in  parte  dovuta  alla progressiva riduzione dei trasferimenti  provenienti  dallo  Stato  e dalla  Regione  Siciliana,  che  ha   determinato   il   ricorso   ad anticipazioni di cassa  dalla  banca  che  gestisce  il  servizio  di tesoreria comunale, ed  in  parte  dalla  inefficienza  di  tutto  il sistema di riscossione dei tributi che ha determinato,  tra  l’altro, anche il consolidarsi di un  crescente  indebitamento  nei  confronti della societa’ che gestisce il servizio di raccolta  e  trasferimento in discarica dei rifiuti solidi urbani  per  conto  dell’ATO  PA1  al quale il Comune appartiene.

Le criticita’ del  funzionamento  del  servizio  di  riscossione  dei tributi, inoltre, sono state ascritte – secondo ripetute  e  convinte dichiarazioni dei funzionari  responsabili  del  Comune  –  all’esito negativo del rapporto gia’ instaurato con la societa’ TRIBUTI  ITALIA s.p.a. – la cui condotta criminale ha  avuto  peraltro  notazioni  di rilievo  nazionale  –  che  era  stata  incaricata  del  servizio  di riscossione dei ruoli di competenza comunale.  A  tale  riguardo,  e’ stato piu’ volte evidenziato nei corso  dell’accesso  ispettivo,  che detta societa’ non solo non avrebbe riversato  nelle  casse  comunali quanto in  precedenza  aveva  riscosso,  ma  nonostante  la  avvenuta rescissione del contratto, si  sarebbe  rifiutata  di  restituire  Ia documentazione, con cio’ impedendo  al  Comune  di  proseguire  nella gestione  del  servizio,  procedendo  al  recupero  delle   posizioni debitorie da parte dei soggetti inadempienti.

Gli accertamenti hanno messo in  luce,  tuttavia,  che  le  difficili condizioni finanziarie dell’ente si riconnettono a svariate  anomalie riscontrate in materia di imposizione  tributaria,  segno  rivelatore dell’incapacita’, o della non volonta’, di procedere, con  competenza e tempestivita’ ed avvalendosi  del  coinvolgimento  responsabile  di tutte le sue componenti politiche e burocratiche, nella direzione  di una difficile e tuttavia irrinunciabile opera  di  risanamento  delle sue disastrate finanze.

Solo  nel  mese  di   maggio   scorso,   attraverso   l’adozione   di “Provvedimenti  d’urgenza  necessari  ad   assicurare   gli   assetti finanziari”, di cui alla delibera di  Giunta  Comunale  n.40  del  14 maggio  2012,  dichiarata  immediatamente  eseguibile,  l’organo   di governo locale ha mostrato di assumere  una  presa  di  posizione  al riguardo, analizzando le possibili cause della situazione e  cercando di individuare possibili correttivi.

 

Nell’occasione, la Giunta ha preso atto della  assoluta  mancanza  di liquidita’  di  cassa  e  dell’impossibilita’  di’   procedere   alla predisposizione di un bilancio di previsione in grado di fronteggiare le minori entrate di provenienza statale  e  regionale,  in  presenza della necessita’ di garantire il rispetto  del  patto  di  stabilita’ interno ed il  mantenimento  dei  livelli  di  spesa  del  personale.  Pertanto, con l’intento di ‘correre ai ripari, sono  stati  esaminati ed individuati i possibili rimedi, a partire dall’adozione di  misure in grado di incentivare le entrate proprie del Comune.

Ma  e’  proprio  sotto  quest’ultimo  profilo  che  l’Amministrazione comunale di Isola delle  Femmine  si  e’  dimostrata  particolarmente inefficiente: al riguardo, e’ stata rilevata, la  persistenza  di  un atteggiamento omissivo, se non addirittura compiacente, non  solo  in capo alle componenti amministrative ma anche  nei  comportamenti  dei soggetti che dovrebbero vigilare sul buon andamento e la  correttezza dell’attivita’ impositiva nell’interesse della collettivita’, a tutto vantaggio di interessi opposti e riconducibili al noto  atteggiamento predatori() delle realta’ legate all’organizzazione cosa nostra.

I Servizi di Riscossione: TARSU, ICI e TOSAP

La Commissione d’indagine ha svolto un’opera di  analisi  degli  atti posti in essere dall’Ente  in  relazione  ai  tributi  di  competenza comunale ed ha chiesto ed ottenuto, altresi’, una relazione  a  firma del responsabile dell’ 8° Settore  Tributi,  Acquedotto  e  Attivita’ Produttive, Sig. “Omissis”, sullo stato di  quel  ramo  di  attivita’ dalla quale si evince, tra l’altro, che con delibera n. 61 del  2010, la Giunta comunale approvava un progetto  per  l’accertamento  ed  il recupero  dei  tributi  locali  evasi  negli  ultimi  cinque  anni  e l’aggiornamento delle banche dati COSAP, ICP e ICI. Nello  specifico, il progetto consisteva  nell’effettuare  il  censimento  degli  spazi occupati (in  particolare  i  passi  carrai),  nel  censimento  delle insegne pubblicitarie, nella verifica  della  situazione  urbanistica delle aree edificabili, nell’esame di tutte le  concessioni  edilizie rilasciate negli ultimi cinque anni,  nella  verifica  delle  singole posizioni contributive comunali, al  fine  di  accertare  l’effettivopagamento e l’esatto ammontare dei versamenti effettuati negli ultimi cinque anni, di  procedere  nella  predisposizione  degli  avvisi  di accertamento a carico dei contribuenti che non avevano  provveduto  a regolarizzare la propria posizione e,  infine,  di  dare  avvio  alle procedure esecutive per il recupero delle somme evase.

 

L’esito  degli   accertamenti   compiuti   direttamente   sui   ruoli dell’Ufficio tributi, che sono stati  sottoposti  ad  approfondite  e mirate analisi, ha tuttavia evidenziato che il progetto rimane ancora tale, che la tanto preannunciata azione  di  recupero  non  e’  stata intrapresa e che da  tale  inefficienza  e  voluta  incapacita’,  che contribuiscono pesantemente a determinare  condizioni  di  squilibrio alle finanze comunali, continuano a trarre  vantaggio  in  particolar modo i  soliti  soggetti,  come  si  dimostra  agevolmente  dai  dati riassunti nelle tabelle seguenti.

Negli anni tra il 2008 ed il 2010, il Comune di Isola delle  Femmine, nella  finalita’  di  ricostruire  ed  aggiornare   il   sistema   di accertamento  e  riscossione  dei  tributi  di  propria   competenza, adottava una  serie  di  delibere  attraverso  le  quali  sono  stati rideterminati  i  ruoli  ICI  e  TARSU,  il  cui  importo   ammontava complessivamente ad € 4.711.089,02.

Dall’esame condotto all’interno delle voci del bilancio per esercizio finanziario 2010, con riferimento ai sotto riportati tributi, e’ dato leggere  il  totale  residui  da  riportare,  ovvero  il  credito  da riportare nell’esercizio finanziario successivo, quale differenza tra accertato e riscosso:

  • ·        ICI, ammontante ad euro 406.254,38;
  • ·        ICP, ammontante ad euro 15.260,99;
  • ·        TOSAP, ammontante ad euro 26.177,03;
  • ·        TARSU, ammontante ad euro 2.692.595,48;

da cui si evince che il Comune, nel 2010,  doveva  ancora  riscuotere tributi per un ammontare pari ad € 3.140.287,88.

Ulteriori specifici accertamenti, effettuati allo scopo  di  appurare l’effettivo assolvimento dell’obbligazione tributaria dei’  cittadini nei confronti del Comune con riferimento  ad  ICI,  TARSU  e  TOSAI’, hanno avuto ad oggetto due campioni di contribuenti: nuclei familiari di soggetti legati o riconducibili alla  criminalita’  organizzata  e soggetti riconducibili alla compagine amministrativa  del  Comune  di Isola delle Femmine (dipendenti, consiglio e giunta comunale).  In particolare, l’analisi dei prospetti formati  con  riferimento  ai soggetti menzionati, membri di famiglie legate o  riconducibili  alla criminalita’ organizzata ha permesso di constatare che il  Comune  di Isola delle Femmine risulta avere iscritto a ruolo la somma  di  euro 221.481,97, come si evince dal seguente prospetto: 

Il dato si commenta da se’ e questo pone ancor piu’  in  evidenza  il comportamento omissivo dell’Amministrazione che non ponendo  in  atto le opportune verifiche, di fatto, tollera una situazione nella  quale il tasso di  evasione  fiscale  risulta  cosi’  elevato  proprio  con riferimento ad una certa fascia di contribuenti, i piu’  vicini  alla famiglia mafiosa, i quali possono continuare a trarre profitto  anche dall’inerzia del Comune.

Al riguardo, ci si potrebbe chiedere se  la  stessa  Amministrazione,

facendosi  scudo  delle  ‘disavventure’  patite  dalle  societa’   diriscossione e decidendo di gestire il servizio in proprio, con  tutte le lentezze e le lacune sopra tratteggiate,  non  abbia  offerto  una ulteriore sponda alla possibilita’ di celare favoritismi e malaffare.

Tratto della relazione della Commissione accesso agli atti al Comune di Isola delle Femmine a cui è seguito il DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 12 novembre 2012 di Scioglimento del Consiglio Comunale di Isola delle Femmine. Gazzetta Ufficiale 279 29 novembre 2012 da pag 55 a pag 60

 

Isola delle Femmine 24.5.08

Mancano poche settimane alla scadenza dei termini di approvazione del Bilancio di Previsione da parte del Consiglio Comunale (31 Maggio) il Sindaco Professore Portobello e la sua Giunta non hanno ancora approvato la bozza di delibera dello strumento finanziario. Il rischio della diffida (prassi ormai consolidata da parte della nostra Amministrazione) da parte della Regione è dietro l’angolo.


Anche l’anno scorso i ritardi sul Bilancio sono stati notevoli da qui la nomina del Commissario ad Acta.


Il Presidente del Consiglio dr. Riso Napoleone sappia che il rispetto dei tempi di approvazione del Bilancio in Consiglio Comunale dipende per il momento dal Sindaco e dalla Giunta.


Il Consiglio Comunale deve essere messo in condizione di poter studiare, capire, discutere ed emendare il Bilancio.


Il Presidente del Consiglio dr. Riso Napoleone senz’altro sarà informato che diversi Comuni siciliani hanno già approvato il Bilancio 2008 e alcuni lo stanno già discutendo da giorni in Consiglio Comunale.


Non vorremmo che anche quest’anno Isola delle Femmine, per colpa dell’inadeguatezza del Sindaco Prof Gaspare Portobello, e della sua Giunta, rischia seriamente la diffida e si contraddistingue per il suo grave ritardo.


http://www.isolapulita.it

 

Annullamento sentenza cessazione carica Riso Napoleone

 

Rimborso spese al PROFESSORE per  difendersi dall’accusa di per preso parte alla riunione della COMMISSIONE EDILIZIA COMUNALE DECISORIA AI FINI DELLA CONCESSIONE DELLA licenza edilizia del cugino ASSESSORE RISO NAPOLEONE proc. n.10578 2008 det. n.04 12 – 1settore

 

 

Deliberazione n. 174/2008/Contr.

REPUBBLICA ITALIANA

 

LA CORTE DEI CONTI

 

SEZIONE DEL CONTROLLO PER LA REGIONE SICILIANA

 

nell’adunanza del 20 novembre 2008, composta dai seguenti magistrati:

Dott. Maurizio Meloni – Presidente

Dott. Antonio Dagnino – Consigliere, relatore

Dott. Francesco Targia – Referendario

 

 

  • Visto il R.D. 12 luglio 1934, n. 1214 e successive modificazioni;
  • Visto la legge 14 gennaio 1994, n. 20 e successive modificazioni;
  • Visto l’art. 2 del decreto legislativo 6 maggio 1948, n. 655, nel testo sostituito dal decreto legislativo 18 giugno 1999, n. 200;
  • Visto il decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 e successive modificazioni;
  • Visto l’art. 1, commi 166, 167 e 168, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006);
  • Visto, in particolare, l’art 1, comma 610, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006), il quale espressamente prevede che le disposizioni della predetta legge “sono applicabili nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con le norme dei rispettivi statuti”;
  • Vista la deliberazione della Sezione delle Autonomie di questa Corte con la quale sono state – Udito il relatore Cons. Antonio Dagnino;
  • Udito il Segretario comunale, Dott. Manlio Scafidi;
  • Vista la memoria dell’Amministrazione in data 18 novembre 2008;
  • Considerato che l’art. 1, commi 166 e 167, della legge n. 266 del 2005 (legge finanziaria per l’anno 2006) ha previsto, ai fini della tutela dell’unità economica della Repubblica e del coordinamento della finanza pubblica, l’obbligo, a carico degli Organi di revisione degli enti locali, di trasmettere alla Corte dei Conti una relazione sul bilancio di previsione dell’esercizio di competenza e sul rendiconto dell’esercizio medesimo, formulata sulla base dei criteri e delle linee guida definite dalla stessa Corte;
  • Ritenuta la natura collaborativa di tale forma di controllo intestata dalla legge alla Corte, la quale, all’esito del procedimento di verifica effettuato sulla base delle relazioni inviate dall’Organo di revisione provvede – ove riscontri la sussistenza di comportamenti difformi dalla sana gestione finanziaria o il mancato rispetto degli obiettivi posti con il patto di stabilità interna – all’adozione di una specifica pronuncia indirizzata all’organo deliberativo dell’Ente;
  • Ritenuto che il riscontro che de quo è finalizzato alla verifica del rispetto di vincoli di natura squisitamente finanziaria e tende prevalentemente a fare emergere quelle sole disfunzioni o storture che siano in grado di incidere negativamente sugli equilibri di bilancio, non consentendo all’ente di concorrere alla realizzazione degli obiettivi generali di finanza pubblica, e che la gravità delle irregolarità cui la legge fa riferimento va qui rapportata non tanto a scostamenti della gestione rispetto alle norme contabili vigenti e/o ad inefficienze e disfunzioni della gestione dell’ente, quanto piuttosto alla verifica della salvaguardia degli equilibri di bilancio, con particolare attenzione, dunque, alla verifica del rispetto degli obiettivi annuali del patto di stabilità interno, all’osservanza del vincolo all’indebitamento ex art. 119 Cost., all’osservanza delle limitazioni previste in materia di spese per il personale ed in generale a comportamenti difformi dalla sana gestione finanziaria dell’ente che siano in grado di refluire negativamente sulla capacità, attuale o futura, della conservazione degli equilibri di bilancio.
  • Considerato che nella loro relazione i revisori del Comune di Isola delle Femmine, hanno sostanzialmente rappresentato:

1) la presenza di consistenti debiti nei confronti della società di gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, anche se ancora non esattamente quantificati; il mancato rispetto del patto di stabilità per l’anno 2007, senza che nell’esercizio successivo siano stati adottati i conseguenti provvedimenti di recupero;

2) la mancata evidenziazione dei risultati connessi all’attività di recupero dell’evasione tributaria;

3) il mancato rispetto del limite minimo del 50%, previsto dall’art.208 del D.Lgs.285/92; il notevole stanziamento di euro 1.100.000,00 relativo ai proventi da sanzioni per violazione al codice della strada, alla data del 9 ottobre 2008, risulta accertato soltanto nella misura di euro 81.267,00 (7,38%); tale situazione, anche se parzialmente confermata al 31 dicembre, potrebbe compromettere i già precari equilibri di bilancio; l’errata allocazione dell’entrata di euro 589.000,00 al titolo V, senza che, peraltro, sia stata chiarita la natura della stessa;

5) il persistente deficit di cassa, sempre significativo, che è dovuto principalmente ai ritardi con cui l’Ente procede alla riscossione delle entrate proprie, è caratterizzato dal seguente andamento:

al 31/12/2004 euro 382.538,40;

al 31/12/2005 euro 803.197,49;

al 31/12/2006 euro 464.893,41;

al 31/12/2007 euro 1.018.417,21;

al 30/09/2008 euro 634.310,31;

  • Preso atto che nell’odierna adunanza il rappresentante del Comune, ha illustrato la documentata memoria dell’Amministrazione nella quale si espone sostanzialmente che il debito A.T.O. ammonta ad € 2.291.689,51 ed è stato iscritto ed impegnato nei bilanci 2007 e 2008 dell’Ente (con saldo positivo di € 184.251,23 al 30 settembre 2008); che i provvedimenti in ordine al rientro nel patto di stabilità 2007 sono stati adottati; che i ruoli tributari sono stati tutti emessi, che il limite del 50% ex art. 208 D.Lgs. n. 285/92 è stato applicato sulla competenza; che il mancato versamento delle sanzioni per violazioni al codice della strada sono dovute all’appropriazione indebita della società affidataria del recupero; che in ordine all’allocazione di € 589.000,00 nel titolo V dell’entrata v’è stato un errore di comunicazione da parte dei Revisori; che il deficit di cassa è da imputare alla lentezza della riscossione
  • Ritenuto che i rilievi di cui ai superiori punti n. 1, 2 e 5 appaiono superati sulla base di quanto documentato dall’Ente, ma che però – allo stato degli atti ed anche sulla base delle deduzioni dell’Amministrazione – permangono oggettivamente le criticità di cui ai punti 3, 4 e 6 in ordine ai quali va adottata la specifica pronunzia di legge;
  • ·
  •  P. Q. M.

accerta le criticità in ordine al bilancio preventivo 2008 del comune di Isola delle Femmine, relativamente ai suindicati punti n.ri 3, 4 e 6 dell’atto di deferimento;

O R D I N A

che, a cura della Segreteria di questa Sezione, copia della presente pronuncia sia comunicata al Presidente del Consiglio comunale ai fini dell’adozione “delle necessarie misure correttive”, come previsto dal comma 168, dell’art. 1, della legge n. 266 del 2005, oltre che al Sindaco ed al Presidente del Collegio dei revisori del Comune di Isola delle Femmine;

D I S P O N E

che, a cura dell’Ufficio III, siano acquisite le comunicazioni in ordine all’adozione delle necessarie misure correttive che, ai fini della vigilanza sulla loro adozione prevista dall’art. 1, comma 168, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, dovranno essere trasmesse a questa Sezione regionale di controllo.

Così deciso in Palermo, nella camera di consiglio del 20 novembre 2008.

L’ESTENSORE IL PRESIDENTE

(Cons. Antonio Dagnino) (Dott. Maurizio Meloni)

Depositato in Segreteria il 02 Dicembre 2008

 

IL DIRETTORE DELLA SEGRETERIA

 

Dott.ssa Laura Suriano

http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/controllo/sicilia/pronunce/2008/delibera_174_2008.pdf

 

22 giugno 2008

COMMISSARIO AD ACTA PER BILANCIO DI PREVISIONE 2008 A ISOLA DELLE FEMMINE

Isola delle Femmine arriva il Commissario ad Acta per l’approvazione di Bilancio di previsione 2008 e il Bilancio pluriennale 2008/2010. La Regione ha deciso di inviare il commissario straordinario per gestire i comuni siciliani che sono ancora senza bilancio tra cui il nostro comune di Isola delle Femmine La firma sul decretio di nomina del commissario ad acta è dell’assessore agli enti locali, Francesco Scoma che già nei giorni scorsi aveva inviato una serie di diffide. “Credo che la situazione economica dei cittadini e delle amministrazioni comunali non siano delle migliori – ha dichiarato Scoma – e per questo non è pensabile che gli enti locali non abbiano ancora varato i bilanci di previsione, strumenti essenziali per avviare l’iter dei pagamenti dei servizi”. Scoma annuncia anche che valuterà le ipotesi di inviare ispezioni a campione nelle amministrazioni provinciali e comunali per verificare lo stato economico-finanziario delle varie amministrazioni comunali. Il commissario dovrà predisporre lo schema di bilancio per l’esercizio 2008, oltre al bilancio pluriennale per il triennio 2008-2010. Inoltre il commissario avrà il compito di convocare il consiglio comunale di Isola delle Femmine e assegnare ad esso un termine non superiore ai 30 giorni entro cui deliberare i documenti finanziari. Se il Consiglio Comunale di isola delle Femmine non approvasse il Bilancio, saranno previste nuove convocazioni del consiglio che entro altri ulteriori 30 giorni dovrà esprimersi. Nel palermitano oltre al Nostro Comune di Isola delle Femmine, il Commissario ad acta è stato inviato in altri 21 comuni tra cui Carini, Terrasini e………. 22 / 06 / 2008

COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA

 

http://lagendarossadiisoladellefemmine.files.wordpress.com/2012/08/bilancio-consuntivo-2009-commissario-ad-acta-delibera-c-c-022-101.pdf

 

http://lagendarossadiisoladellefemmine.files.wordpress.com/2012/08/bilancio-consuntivo-2009-gli-uffici-ammucciano-le-fatture-ato-rifiuti-discrepanza-di-300mila-euri-i-revisori-buio-totale-delibera-c-c-024-101.pdf

 

http://lagendarossadiisoladellefemmine.files.wordpress.com/2012/08/conto-consuntivo-2010-commissariato.pdf

 

http://lagendarossadiisoladellefemmine.files.wordpress.com/2012/08/bilancio-previsione-2010-a-bilancio-spese-190mila-personale-smaltimento-rifiuti-confusione-con-personale-ato-idrico-delibera-c-c-021-10.pdf  

 

http://ebookbrowsee.net/polizia-municipale-di-isola-delle-femmine-sanzioni-amministrative-anno-2010-rettifica-mancata-riscossione-2011-bilancio-2008-san-giorgio-tributi-italia1-pdf-d566288469

 

 

http://lagendarossadiisoladellefemmine.files.wordpress.com/2012/08/bilancio-consuntivo-2011-isola-approvazione-della-relazione-delibera-g-m-n-52-che-viene-revocata-dalla-delibera-g-n-56.pdf

 

http://lagendarossadiisoladellefemmine.files.wordpress.com/2012/08/bilanci-rideterminazione-dei-residui-attivi-e-passi-2011-isola-delle-femmine-determina-settore-2-n-81.pdf

 

 

A CURA DEL Comitato Cittadino Isola Pulita di Isola delle Femmine

 

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2012/11/relazione-prefettizia-dellacommissione.html

 

Annunci

LA REQUISITORIA DEL P.M. DEL BENE PER L’ASSASSINIO DI VINCENZO ENEA A ISOLA DELLE FEMMINE da parte di FRANCESCO BRUNO



Il giudice di Palermo dr. Piergiorgio Morosini all’udienza di Consiglio del 22 maggio 2013 ha pronunciato e pubblicato mediante lettura del dispositivo la seguente sentenza nei confronti di BRUNO FRANCESCO visti gli art 533 535 c.p.p.
Dichiara BRUNO colpevole del reato di OMICIDIO AGGRAVATO a lui ascritto e con la riduzione della penza prevista per la scelta del rito lo condanna alla pena di ANNI TRENTA di reclusione oltre al pagamento delle spese…..continua su
LA REQUISITORIA DEL P.M. DEL BENE PER L’ASSASSINIO DI VINCENZO ENEA A ISOLA DELLE FEMMINE da parte di FRANCESCO BRUNO

ADDIO PIZZO 5, B.B.P., BADALAMENTI, Bruno Francesco, CATALDO, COPACABANA, COSTA CORSARA, D’AGOSTINO, DI MAGGIO, ENEA, EREDI CARDINALE, GALLINA, IMPASTATO, LUCIDO, MICALIZZI, NAIMO, ONORATO, POMIERO, RICCOBONO

 

ISOLA DELLE FEMMINE. Omicidio Enea, condanna a 30 anni per Francesco Bruno

Il Gup Piergiorgio Morosini ha accolto la richiesta del pm Del Bene

Per l’omicidio del costruttore di Isola delle Femmine, Vincenzo Enea, avvenuto nel giugno del 1982 c’è un colpevole. Il gup Piergiorgio Morosini, accogliendo la richiesta del pm, Francesco Del Bene, ha condannato a trent’anni il boss ergastolano Francesco Bruno. La sentenza è stata pronunciata oggi pomeriggio, a conclusione del rito abbreviato che si è celebrato in corte d’Assise. Nella vicenda Enea, riaperta grazie alle testimonianze dei figli della vittima e alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, i familiari del costruttore ucciso sono parte civile, con l’assistenza dell’avvocato Giuseppe Marchì. Nel corso della requisitoria Del Bene ha collegato l’omicidio Enea con un altro fatto di sangue, l’omicidio di Benedetto D’Agostino, caduto sotto i colpi dei killer pochi giorni prima di Enea. Diversamente da quel che accadde per D’Agostino, in cui non ci sono testimoni che possano confermare le accuse dei pentiti, per il secondo delitto c’è la testimonianza del figlio, Pietro Enea, oggi residente negli Stati Uniti, rimasto per anni in silenzio per paura, e che ha deposto un paio di anni fa. Lui ha fornito però elementi soltanto contro Bruno, la cui auto, più o meno all’ora del delitto, era posteggiata nei pressi del cantiere in cui stava lavorando Vincenzo Enea, in via Palermo, a Isola. I familiari di Enea non hanno mai smesso di cercare giustizia. Per questo, quando hanno parlato i pentiti, hanno aggiunto il loro contributo alle attività dei carabinieri, coordinati dal pm Del Bene. Pagando però un prezzo: «Da quando è cominciata questa storia molte persone, qui a Isola, non mi salutano più. È una cosa che proprio non mi va giù, ma io vado avanti, assieme ai miei fratelli», aveva detto uno dei figli della vittima, Riccardo Enea, il mese scorso. Il giudice ha concesso anche una provvisionale di 100 mila euro, ma i familiari in sede civile hanno chiesto 6 milioni di euro e il riconoscimento del padre quale vittima di mafia.

Isola delle Femmine, omicidio Enea. Il Pm chiede 30 anni per Francesco Bruno

I familiari chiedono per il padre il riconoscimento di vittima della mafia

Il pubblico ministero ha chiesto la condanna a 30 anni di reclusione per Francesco Bruno, ritenuto uno degli esecutori materiali dell’omicidio dell’imprenditore di Isola delle Femmine, Francesco Enea, avvenuto l’8 giugno del 1982. Nella requisitoria di oggi, davanti al giudice della corte d’Assise di Palermo, Piergiorgio Morosini, la pubblica accusa ha ricostruito il contesto storico in cui è avvenuto l’agguato, preceduto dall’assassinio di Emanuele D’Agostino, della famiglia di Cinisi. I legali dell’imputato nella precedente udienza avevano chiesto il rito abbreviato per Bruno, che sta scontando un ergastolo. I fatti risalgono a più di 30 anni fa, Enea venne freddato davanti all’ingresso del Village Bungalow di Via Palermo a Isola delle Femmine. Trenta anni dopo la Procura di Palermo ha incrociato le dichiarazioni dei figli con i verbali di alcuni collaboratori di giustizia, individuando uno dei possibili esecutore del delitto. E’ emerso che Vincenzo Enea sarebbe stato ucciso per la sua opposizione ai progetti di espansione di Francesco Bruno che voleva imporgli di stare insieme in una società di fatto o comunque acquisire al suo cantiere confinante le villette che stava costruendo in Corso Italia, ai confini della Costa Corsara di Isola delle Femmine. Un delitto rimasto avvolto nel mistero fino a quando alcuni mesi fa l’ex procuratore aggiunto Antonino Ingoia e il sostituto Francesco Del Bene sono andati negli Stati Uniti dove vivono due dei figli Pietro e Maria Teresa Enea si sono stabiliti dopo la morte del padre per paura di essere eliminati. Francesco Bruno è da tempo all’ergastolo nel carcere di massima sicurezza di Padova, per l’omicidio di Stefano Gallina boss di Carini ucciso il 1 ottobre 1981. I legali di parte civile della famiglia Enea hanno chiesto il risarcimento di un milione di euro a testa mentre per Pietro Enea è stato chiesto un risarcimento di 5 milioni di euro oltre al riconoscimento per il padre di vittima della mafia.

Palermo 23 Aprile 2013 Corte d’Assise.
Hanno chiesto il rito abbreviato i difensori del boss Francesco Bruno nel processo dell’omicidio dell’imprenditore edile di Isola delle Femmine Vincenzo Enea nel processo che si sta svolgendo in Corte d’Assise di Palermo.
Il Giudice Pier Giorgio Morosini ha fissato la prossima udienza al 21 maggio.
I fatti risalgono all’8 giugno del 1982 , Enea venne freddato davanti all’ingresso del Village Bungalow di Via Palermo a Isola.
Trenta anni dopo la Procura di Palermo ha incrociato le dichiarazioni dei figli con i verbali di alcuni collaboratori di giustizia, individuando uno dei possibili esecutore del delitto.
E’ emerso che Vincenzo Enea sarebbe stato ucciso per la sua opposizione ai progetti di espansione di Francesco Bruno che voleva imporgli di stare insieme in una società di fatto o comunque acquisire al suo cantiere confinante le villette che stava costruendo in Corso Italia, ai confini della Costa Corsara di Isola delle Femmine.
Un delitto rimasto avvolto nel mistero fino a quando alcuni mesi fa l’ex procuratore aggiunto Antonino Ingroia e il sostituto Francesco Del bene sono andati negli Stati Uniti dove vivono due dei figli Pietro e Maria Teresa Enea si sono stabiliti dopo la morte del padre per paura di essere eliminati.
Bruno Francesco già all’ergastolo, nel carcere di massima sicurezza di Padova, da tempo per l’omicidio di Stefano Gallina boss di Carini ucciso il 1 ottobre 1981. Bruno per uccidere Vincenzo Enea non avrebbe agito da solo ma finora non erano stati individuati né i killer né i mandanti







Il CANTIERE DELLA “DISCORDIA” A RIDOSSO DELLA COSTA CORSARA COMPRESO
NEL QUADRILATERO DI CORSO ITALIA VIA DELLE PALME CON LA via DEI PINI
CORSO ITALIA COSTA CORSARA COSTRUITA DALLA B.B.P. s.n.c. CHE “PRESUMIBILMENTE” INVADE L’AREA DEI CARDINALE EREDI INSERITA NEL PROGETTO DI ENEA VINCENZO
ENEA VINCENZO IMPRENDITORE EDILE CHE ACQUISTA TERRENI IN PERMUTA E COSTRUISCE
A ISOLA DELLE FEMMINE OPERANO I PIÙ IMPORTANTI IMPRENDITORI MAFIOSI
DOPO L’OMICIDIO DI ENEA CESSA OGNI TIPO DI “PRESSIONE E/O VESSAZIONE” NEI CONFRONTI DEGLI EREDI CARDINALE
20.05.2011 UN TESTE SENTITO IN PROCURA: “non sono a conoscenza che la B.B.P. abbia invaso l’area degli EREDI CARDINALE”

Enea
Vincenzo si rompe il muro del silenzio sull’omicidio

Ergastolano
Siciliano l’ergastolano Bruno Francesco

Finalmente, dopo circa trenta anni e grazie al coraggio dei propri figli si rompe il silenzio sull’omicidio di Vincenzo Enea avvenuto nell’anno 1982. Si riaprono le indagini su un omicidio che ha visto coinvolti gli stessi personaggi protagonisti del processo “tempesta”.

La speranza da parte dei figli che l’apertura delle indagini possa portare all’individuazione degli esecutori e dei mandanti del delito di chiara matrice mafiosa.

CAPACI
ISOLA BRUNO FRANCESCO VASSALLO SALVATORE
BILLECI
SALVATORE BADALAMENTI COPACABANA RICCOBONO
GIOVANNI…….
OPERAZI0NE SAN LORENZO
IL PASSAGGIO DEL TESTIMONE

La
strage degli innocenti

LEGGIO
SPACCO’ IN DUE COSA NOSTRA IL PENTITO NAIMO AL PROCESSO

26 Gennaio 1982 Isola delle Femmine (PA), ucciso Nicolò Piombino

L’ALTRA FACCIA DELLA
MEDAGLIA UN INTERVENTO SULLA BRUTALE AGGRESSIONE AL PROFESSORE

Intercettato
al telefono con l ’ing. Galluzzo della S.I.S. il Sindaco di Isola delle Femmine Professore
Gaspare Portobello chiedeva posti di lavoro per i suoi concittadini di Isola
delle Femmine

http://pinociampolillo.wordpress.com/2012/04/22/intercettato-al-telefono-con-ling-galluzzo-della-s-i-s-il-sindaco-di-isola-delle-femmine-professore-gaspare-portobello-chiedeva-posti-di-lavoro-per-i-suoi-concittadini-di-isola-delle-femmine/

MICALIZZI MICHELE:
genero di Riccobono.
MUTOLO GASPARE:
elemento di spicco della famiglia di Rosario Riccobono.
RICCOBONO ROSARIO:
rappresentante di Partanna Mondello nel 1975 e dal 1978. Suo fratello Giuseppe,
a sua volta rappresentante di Partanna-Mondello, venne ucciso il 27.7.1961. Condannato
all’ergastolo. Scomparso, forse vittima di lupara bianca nel 1982. era socio
della cooperativa edilizia Liberta’. Reggeva i contatti con alcuni membri della
famiglia Santapaola a Catania.
BADALAMENTI GAETANO
(zu’ Tanu)(**): capo famiglia di Cinisi dal 1962 quando succede, pacificamente,
a Cesare Manzella rappresentante in seno alla commissione. Rappresentante della
famiglia di Cinisi nel 1975, viene espulso da Cosa Nostra nel 1978 per motivi
oscuri. E’ attivo nel traffico degli stupefacenti anche dopo questa data, il
22.5.84, infatti, viene colpito da mandato di cattura. Viene arrestato a Madrid
l’8.4.1984.
BADALAMENTI SILVIO:
nipote di Gaetano, assassinato il 2.6.1983.
BADALAMENTI VITO(**): di Gaetano.
Arrestato con il padre a Madrid l’8.4.84. Imputato per traffico di
stupefacenti, mandato di cattura 22.5.84.
ALFANO PIETRO(**):
Cugino di Gaetano Badalamenti. Arrestato con Gaetano Badalamenti a Madrid
l’8.4.84. Imputato per traffico di stupefacenti, mandato di cattura 22.5.84.
D’AGOSTINO EMANUELE:
elemento di spicco della famiglia di S.Maria del Gesu’. Fedelissimo di Bontate,
scompare dopo la morte di quest’ultimo. Coinvolto nel traffico di stupefacenti.
D’AGOSTINO ROSARIO:
catturato mentre si nascondeva con Giuseppe Grado nella villa di questi a
Besano. Era il guardaspalle di quest’ultimo. Traffico di stupefacenti.
D’AGOSTINO ROSARIO:
di Ignazio e di Bonanno Caterina, Palermo ?/6/1946. Detenuto (~).
GALLINA STEFANO: membro
della famiglia di Cinisi, ucciso il 1.10.1981.

Il Giudizio abbreviato. La disciplina
ed i vantaggi.

Il
Giudizio abbreviato
E’ un rito
alternativo di celebrazione del processo rispetto al rito ordinario (ovvero al
dibattimento ove la prova è assunta avanti al Giudice in contraddittorio tra le
parti ed il Giudice nulla – o quasi nulla – conosce degli atti di indagine
contenuti nel fascicolo del Pubblico Ministero).
E’ un giudizio che si
celebra allo stato degli atti ovvero sulla base di quelli che sono i risultati
delle indagini preliminari della polizia e che sono confluiti nel fascicolo del
Pubblico Ministero.
Non verranno – di
norma – sentiti testimoni né dell’accusa né della difesa.
Se la difesa intende
argomentare con documenti o per iscritto dovrà farlo con un apposito deposito
nel fascicolo del PM PRIMA della richiesta di abbreviato.
Il Giudizio
abbreviato si celebra avanti al GIP (ovvero un giudice unico qualunque sia il reato
per il quale si procede) in camera di consiglio ovvero senza la presenza del
pubblico (PM, difesa e Giudice non indossano la toga; solitamente si celebra
nella stanza del Giudice).
La richiesta di
Giudizio abbreviato è un diritto dell’imputato ed è prevista per qualsiasi tipo
di reato.
Il processo in
abbreviato si celebra in Camera di Consiglio avanti al GIP una volta che
l’imputato ne ha fatto richiesta o l’ha avanzata il difensore munito di procura
speciale.
L’abbreviato – dopo
il controllo delle formalità relative alla citazione dell’imputato e del suo
difensore – si apre con la requisitoria del PM alla quale segue l’arringa del
difensore.
Può partecipare anche
la persona offesa che può costituirsi parte civile con il suo avvocato (V. per
la costituzione di parte civile in questa stessa categoria del sito).
Il Giudice – letti i
documenti del fascicolo del PM ed eventualmente quelli depositati dalla difesa
PRIMA della richiesta di abbreviato nonché ascoltati sia il PM che la difesa –
deciderà se condannare o assolvere l’imputato.
L’assoluzione è
sempre ovviamente astrattamente possibile.
In caso di condanna il rito prevede una premialità per
l’imputato: ovvero la riduzione di un terzo della pena eventualmente inflitta.
La riduzione è
“secca” ovvero non può essere né maggiore né minore di un terzo della pena che
irrogherebbe il giudice senza riduzione ed è stata pensata dal Legislatore per
indurre gli imputati ad evitare processi lunghi e costosi.
Il Giudizio
abbreviato deve essere richiesto o durante l’Udienza preliminare, oppure – se
questa manca data la natura del reato – nella fase preliminare della prima
udienza dibattimentale e, comunque, in sostanza, prima che inizi la
celebrazione del processo con il rito ordinario.
****
Il Giudizio abbreviato condizionato.
Come detto, il
Giudizio abbreviato si svolge allo stato degli atti ovvero tutti quegli atti e
documenti contenuti nel fascicolo del PM al momento della richiesta di
abbreviato (che, lo ricordiamo, può essere chiesto solo e solamente
dall’imputato ed il PM non vi si può in alcun modo opporre ed il Giudice per accogliere
la richiesta deve solo considerare la correttezza formale della domanda).
Ma non è sempre così.
La procedura penale
prevede il Giudizio abbreviato condizionato ovvero un giudizio allo stato degli
atti ma con la possibilità di assumere ex novo la prova (o le prove) indicate
dall’imputato che, difatti, “condiziona” la sua richiesta di abbreviato
all’acquisizione delle prove che lui stesso indicherà.
Il PM come non può
chiedere che si proceda con il Giudizio abbreviato, così non può avanzare
nessuna richiesta di condizione (semmai si può opporre a quelle richieste dalla
difesa).
La richiesta delle
nuove assunzioni probatorie avanzata dalla difesa deve necessariamente essere
compatibile con la natura del Giudizio abbreviato: si dovrà trattare di prove
necessarie e che non stravolgano quella celerità e speditezza e quello “stato
degli atti” tipici del Giudizio abbreviato.
Il PM potrà addurre
prove contrarie.
In ogni caso, qualora
il compendio accusatorio (ovvero, in generale, tutti gli contenuti nel
fascicolo del PM) non sia sufficiente per il GIP per addivenire ad una decisone
(sia di condanna che di colpevolezza), il Giudice – di ufficio – potrà
provvedere ad assumere nuove prove (sia in caso di Giudizio abbreviato
“normale” che condizionato).
La Sentenza del
Giudizio abbreviato può essere impugnata in Appello come una Sentenza emessa a
seguito di celebrazione con il rito ordinario.
****
Il Giudizio
abbreviato può essere opportuno in diverse occasioni:
§
Nel caso di colpevolezza certa e provata già nella fase delle
indagini preliminari. Lo sconto di un terzo è sicuramente il migliore risultato
che si può ottenere in una sempre auspicabile e pragmatica ottica difensiva;
§
Nel caso in cui gli indizi raccolti durante le fase delle
indagini non siano tali da potersi dire superato il ragionevole dubbio circa la
colpevolezza dell’incolpato (un approfondimento dibattimentale in
contraddittorio tra le parti potrebbe colmare le lacune cristallizzate nelle
indagini);
§
Il coacervo accusatorio – che l’imputato conoscerà fin dal
momento dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari ex art. 415 bis
c.p.p. (V. nella categoria “cose da sapere” del sito) ovvero ben prima del
momento per la richiesta di Giudizio abbreviato – cristallizzato negli atti
delle indagini preliminari potrebbe indicare all’imputato ed al suo difensore
importati temi di prova da indagare in sede di indagini investigative difensive
(testimoni, documenti ed ogni altra circostanza di fatto e di diritto di segno
opposto rispetto a quella posta dagli investigatori alla base della pretesa
punitiva). Il quadro probatorio del PM, dunque, a seguito delle indagini o
dalle considerazioni svolte dalla difesa, potrà essere completato (e, direi, contraddetto
e minato) con tutti gli elementi raccolti dalla difesa e depositati nel
fascicolo del PM cosicché (al momento della celebrazione dell’abbreviato) il
Giudice troverà già nel fascicolo che studierà per la decisione tutti i “buchi”
della tesi accusatoria e l’illustrazione delle piste e deduzioni alternative a
sostegno dell’innocenza dell’imputato.

Pagine
correlate:

http://www.studiolegaledelalla.it/cose_da_sapere/il-giudizio-abbreviato-la-disciplina-ed-i-vantaggi/

B.B.P.,BADALAMENTI,BRUNO FRANCESCO,CATALDO, COPACABANA,D’ AGOSTINO,ENEA VINCENZO,IMPASTATO,EREDI CARDINALE,LO PICCOLO,LUCIDO, MICALIZZI;MUTOLO, ONORATO FRANCESCO,ROSARIO NAIMO,ROSARIO RICCOBONO,GALLINA

B.B.P., BADALAMENTI, Bruno Francesco, CATALDO, COPACABANA, D’ Agostino, Enea Vincenzo, EREDI CARDINALE, Gallina, IMPASTATO, LO PICCOLO, LUCIDO, Micalizzi;Mutolo, ONORATO FRANCESCO, ROSARIO NAIMO, Rosario Riccobono,

LUCARELLI RACCONTA LADRI DI FUTURO

Rai Replay

7 GIORNI DI PROGRAMMI RAI DA RIVEDERE

Lucarelliracconta Ladri di futuro

  • Durata: 01:36:22
  • Andato in onda il: 23/09/2012

RIFIUTI CORTE DEI CONTI INDAGINE GESTIONE RIFIUTI NELLA REGIONE SICILIA delibera_101_2012



Liquidazione del corrispettivo dovuto alla Servizi Comunali Integrati R.S.U. s.p.a. per la gestione integrata dei rifiuti nel mese di marzo 2011 – Acconto sull’importo per l’anno 2011.
Tipo di informazione: Atti Pubblici
Data: 10/05/2011


Ulteriore impegno di spesa e liquidazione del corrispettivo dovuto alla Servizi Comunali Integrati R.S.U. s.p.a. relativo all’accordo presso l’Assessorato dell’energia dicembre 2011
Tipo di informazione: Atti Pubblici
Data: 19/01/2012

PIANO DI GESTIONE DEI RIFIUTI SOLIDI URBANI

ALLEGATI

SCHEMI ED ATTI COSTITUZIONE S.R.R. RIFIUTI REGIONE SICILIA LUGLIO 2012

SCHEMA DI DELIBERA – ATTO DI COSTITUZIONE SOCIETÀ CONSORTILE PER AZIONI, DENOMINATA SOCIETÀ PER LA REGOLAMENTAZIONE DEL SERVIZIO DI GESTIONE RIFIUTI A.T.O
Adobe Portable Document Format (PDF) SCHEMA DI DELIBERA (Dimensione documento: 112026 bytes)

SCHEMA DI DELIBERA – MODIFICA PER I COMUNI DELLE PROV. DI PALERMO CATANIA TRAPANI AGRIGENTO CALTANISSETTA E MESSINA , CHE HANNO GIà DELIBERATO IN CONSIGLIO LA COSTITUZIONE DELLA S.R.R. PRIMA DEL 06 Luglio 2012
 Microsoft Word SCHEMA DI DELIBERA (Dimensione documento: 39424 bytes)

http://pti.regione.sicilia.it/portal/page/portal/PIR_PORTALE/PIR_LaStrutturaRegionale/PIR_AssEnergia/PIR_Dipartimentodellacquaedeirifiuti/PIR_FAQDAR/PIR_LRn9CostituzioneSocietaperazioniSRR/PIR_schemi_atti

TERMOVALORIZZATORI INCENERITORI RACCOLTA DIFFERENZIATA



L’INCENERITORE DI PARMA

Alessandro Sortino è stato a Parma per vedere cosa
sta accadendo

07/09/2012

Il gruppo Iren

IREN, multiutility quotata alla Borsa Italiana, è nata il 1° luglio
dall’unione tra IRIDE ed ENÌA.

Opera nei settori dell’energia elettrica
(produzione, distribuzione e vendita), dell’energia termica per
teleriscaldamento (produzione e vendita), del gas (distribuzione e vendita),
della gestione dei servizi idrici integrati, dei servizi ambientali (raccolta e
smaltimento dei rifiuti) e dei servizi per le pubbliche
amministrazioni.

IREN è strutturata sul modello di una holding
industriale con sede direzionale a Reggio Emilia, sedi operative a Genova,
Parma, Piacenza e Torino, e società responsabili delle singole linee di
business.

Grazie ai propri importanti assets produttivi, agli
investimenti realizzati, alla leadership conquistata in tutte le aree di
business ed al proprio radicamento territoriale IREN è oggi il secondo Gruppo
multiutility del panorama italiano.

A livello nazionale, il Gruppo IREN
è:

– il primo operatore nel settore teleriscaldamento per volumetria tele
riscaldata;
– il quinto operatore nel settore del gas per volumi ceduti a
Clienti finali;
– il sesto operatore nel campo dell’energia elettrica per
volumi di elettricità venduti;
– il terzo operatore nell’ambito dei servizi
idrici integrati per volumi di acqua venduta;
– il terzo operatore nel
settore ambiente per quantità di rifiuti trattati.

IREN è strutturata in
una holding cui fanno capo le attività strategiche, di sviluppo, coordinamento e
controllo e cinque società operative che garantiscono il coordinamento e lo
sviluppo delle linee di business:

IREN Acqua Gas nel ciclo idrico
integrato;
IREN Energia nel settore delle produzione
di energia elettrica e termica;
IREN Mercato
nella vendita di energia elettrica, gas e teleriscaldamento;
IREN Emilia nel settore gas, nella raccolta
dei rifiuti, nell’igiene ambientale e nella gestione dei servizi locali;
IREN Ambiente
nella progettazione e gestione degli impianti di trattamento e smaltimento
rifiuti oltre che nella gestione degli impianti di produzione calore per il
teleriscaldamento in territorio emiliano.

Produzione energia elettrica:
grazie ad un consistente parco di impianti di produzione di energia elettrica e
termica a scopo teleriscaldamento ha una capacità produttiva complessiva di
7.400 GWh annui, inclusa la quota assicurata da Edipower.

Distribuzione
Gas: attraverso 8.800 chilometri di rete serve più di un milione di
Clienti.

Distribuzione Energia Elettrica: con oltre 7.200 chilometri di
reti in media e bassa tensione distribuisce l’energia elettrica ad oltre 710.000
Clienti a Torino e Parma.

Ciclo idrico integrato: con 14.900 chilometri
di reti acquedottistiche, 5.689 km di reti fognarie e 813 impianti di
depurazione, il Gruppo serve più di 2.400.000 abitanti.

Ciclo ambientale:
con 122 stazioni ecologiche attrezzate, 2 termovalorizzatori, 2 discariche, il
Gruppo serve 111 comuni per un totale di oltre 1.200.000
abitanti.

Teleriscaldamento: grazie ad oltre 900 chilometri di reti
interrate di doppia tubazione il Gruppo IREN fornisce il calore ad una
volumetria di oltre 60 milioni di metri cubi, pari ad una popolazione servita di
oltre 550.000 persone.

Vendita gas, energia elettrica e termica: Il
Gruppo commercializza annualmente più di 4,1 miliardi di metri cubi di gas, più
di 12 miliardi di GWhe di energia elettrica ed oltre 2.300 GWht di calore per
teleriscaldamento. 



La storia

IREN è nata il 1° luglio
2010 dalla fusione tra IRIDE, la Società che nel 2006 aveva riunito AEM Torino
ed AMGA Genova, ed ENÌA, l’Azienda nata nel 2005 dall’unione tra AGAC Reggio
Emilia, AMPS Parma e Tesa Piacenza.
Cinque Aziende che nella loro lunga
storia hanno accompagnato e contributo attivamente alla crescita dei territori
ove hanno operato ed operano, promuovendone concretamente lo sviluppo economico
e l’innovazione.
Per tale motivo, proponiamo sinteticamente la storia delle
nostre Aziende.
E’ del 1905 la decisione del Comune di Parma di costituire
l’azienda municipalizzata per la distribuzione dell’energia elettrica, la quale
nel ventennio successivo oltre al servizio elettrico inizierà a gestire anche la
distribuzione del gas metano (1912) e successivamente quella dell’acqua
(1938).
Due anni più tardi, siamo nel 1907, nell’area del Martinetto entra in
servizio il primo impianto termoelettrico destinato ad assicurare l’energia alla
Michelin. Nasce l’Azienda Elettrica Municipale di Torino (AEM Torino). 

Parallelamente si sviluppano i lavori in Val di Susa per la realizzazione
degli impianti idroelettrici Salbertrand-Chiomonte (1910) e Chiomonte-Susa
(1923). Nel 1929, in Valle Orco, l’impianto idroelettrico Ceresole-Rosone inizia
a produrre energia elettrica, anche se la diga di Ceresole che lo alimenta verrà
ultimata solo due anni più tardi.
La storia di AMGA prende avvio nel 1922,
quando nasce l’Azienda Municipale del Gas di Genova che, nel 1937, diventando
Azienda Municipalizzata Gas e Acqua, acquisisce anche la gestione di alcuni
acquedotti locali ed assume il nome che la accompagnerà sino al 2006.
Negli
anni Quaranta e Cinquanta, AEM Torino realizza gli impianti idroelettrici
Rosone-Bardonetto (1941), Bardonetto-Pont (1945), Po-Stura-San Mauro (1953),
Telessio-Eugio-Rosone (1959), seguiti poi da Valsoera-Telessio (1970).
Nello
stesso periodo, AMGA Genova dà il via alla realizzazione dell’acquedotto del
Brugneto e delle centrali idroelettriche sull’Appennino ligure, oltre a
potenziare gli impianti di potabilizzazione dell’acquedotto Val Noci.
Nel
1962 il Comune di Reggio Emilia costituisce l’Azienda Municipalizzata Gas,
avente per oggetto la distribuzione del gas nel comune capoluogo e, AEM Torino
realizza l’impianto idroelettrico Agnel-Serrù-Villa. Tre anni più tardi, la
municipalizzata di Parma cambia nome e diviene Azienda Municipalizzata
Elettricità Trasporti Acqua Gas, la quale gestisce oltre ai servizi elettricità,
gas, acqua e trasporti urbani, anche i servizi di igiene ambientale.
Sempre
negli anni Sessanta, mentre AMGA realizza la metanizzazione dell’intera rete gas
di Genova, AEM Torino procede al potenziamento dei propri impianti: nella
centrale di Moncalieri, avviata già nel 1953, vengono installati un nuovo gruppo
termoelettrico (1966) e poi un turbogas (1975).
Gli anni Settanta vedono
grandi cambiamenti nel settore delle municipalizzate.
Nel 1971 AMETAG Parma
trasferisce i servizi di igiene ambientale ad AMNU e assume la denominazione
AMPS, Azienda Municipalizzata Pubblici Servizi, mentre l’anno seguente a
Piacenza nasce l’Azienda Municipalizzata Nettezza Urbana, per svolgere servizi
ambientali e gestire la discarica localizzata nell’area di Borgotrebbia. AMNU
Piacenza, nel 1975 assume anche la gestione dell’acquedotto comunale.
Il 1°
gennaio 1974 i Comuni della Provincia di Reggio Emilia costituiscono il
Consorzio Intercomunale Gas Acqua, avente come scopo, mediante l’Azienda
Consorziale AGAC, la gestione dell’impianto e dell’esercizio dei servizi di
produzione, acquisizione e distribuzione del gas e distribuzione dell’acqua per
usi civili, usi industriali, artigianali e agricoli.
Dagli anni Ottanta, AEM
Torino muta la propria denominazione sociale e diviene Azienda Energetica
Municipale ed inizia ad operare nel settore della cogenerazione e del
teleriscaldamento: vengono progressivamente realizzati gli impianti di Le
Vallette (1982), Mirafiori Nord (1988) e Torino Sud (1994), destinato a
riscaldare un Torinese su tre.
A Piacenza, AMNU estende la propria attività
nel campo dei rifiuti industriali e della consulenza ai Comuni della Provincia
per la gestione degli acquedotti e dei depuratori e, nel 1988, assume la
denominazione di Azienda Servizi Municipalizzati.
E’ durante lo stesso
decennio che AMGA sviluppa l’attività nel settore della gestione integrata dei
servizi a rete e inizia ad operare in diversi comuni dell’hinterland genovese,
proprio mentre AGAC Reggio Emilia si concentra nell’estensione dei servizi di
base gas e acqua, con l’obiettivo di coprire i bisogni provinciali. Sempre in
quegli anni promuove lo sviluppo del servizio di depurazione e la
diversificazione dei servizi di teleriscaldamento e cogenerazione.
Con gli
anni Novanta, AEM Torino, dopo aver acquisito la gestione degli impianti di
illuminazione pubblica (1986), in qualità di operatore energetico, provvede
anche alla gestione dei semafori (1991) e degli impianti termici (1994) ed
elettrici (2000) negli edifici comunali cittadini.
Nello stesso periodo, i 45
Comuni della provincia di Reggio Emilia costituiscono AGAC, Consorzio per la
gestione di servizi energetici e ambientali, che diventa la più importante
azienda per l’ambiente reggiano nei settori acquedottistici ed energetici. E’
nel 1996 che AGAC estende la propria attività anche al settore ambientale,
acquistando l’Azienda Consorziale Igiene Ambientale e gestendo così anche il
ciclo completo dei rifiuti.
Sempre nel corso del 1996 ASM Piacenza avvia la
costruzione di un impianto di termovalorizzazione dei rifiuti ed estende il
proprio raggio di azione territoriale sia per ciò che riguarda il ciclo dei
rifiuti sia per il ciclo delle acque.
In questi anni, le Aziende del settore
si trasformano in Società per Azioni, primo passo verso la quotazione in Borsa.
Nel 1995, è AMGA la prima che si trasforma in S.p.A. a capitale misto
pubblico-privato ed acquisisce dal Comune di Genova la gestione dei servizi di
depurazione delle acque: l’anno seguente sbarca a Piazza Affari.
Nel 1997
tocca ad AEM Torino che acquisisce la nuova denominazione di Azienda Energetica
Metropolitana Torino S.p.A, mentre dal 1° dicembre 2000, è quotata in
Borsa.
Nel 1999 è AMPS che diventa società per azioni ed acquisisce da AMNU
Parma il ramo d’azienda dei servizi di fognatura e depurazione delle acque,
oltre che la gestione delle attività di raccolta, spazzamento e trasporto dei
rifiuti.
Successivamente alla trasformazione in S.p.A., avvenuta nel dicembre
2000, ASM Piacenza assume il nome di TESA, ed il Comune cede una quota pari al
40% del capitale a Camuzzi-Gazometri, che a sua volta, nel 2003, cede il
pacchetto azionario ad AGAC.
Nel 2001 è AGAC Reggio Emilia a divenire Società
per Azioni a totale capitale pubblico.
Nello stesso periodo, al fine di
incrementare la propria presenza sul mercato elettrico, AEM Torino acquisisce
prima la rete di distribuzione urbana ex Enel di Torino (2002) e poi, con altri
partner, l’ex gen.co Edipower.
Nel 2005, AEM Torino inaugura un nuovo gruppo
a ciclo combinato da 400 MW nella centrale di Moncalieri, realizzando il
progetto di sviluppo del teleriscaldamento Torino Centro che fa del capoluogo
sabaudo la città più teleriscaldata d’Italia. Parallelamente si avvia il
repowering dell’esistente gruppo termoelettrico che entrerà in servizio nel
2008.
Nel 2006, AMGA raggiunge l’obiettivo di unire i tre principali gestori
del servizio idrico dell’ATO Genovese (Genova Acque, De Ferrari Galliera e
Nicolay) e crea Mediterranea delle Acque.
La metà del decennio vede nel
nostro Paese l’avvio della fase delle grandi aggregazioni tra le multiutility:
nel 2005, dall’unione tra AGAC Reggio Emilia, AMPS Parma e Tesa Piacenza nasce
Enìa, che si quota in Borsa nell’estate del 2007, mentre il 31 ottobre 2006,
dalla fusione tra AEM Torino ed AMGA Genova, nasce Iride.


Un comunicato stampa
del Forum italiano dei movimenti per l’acqua rilancia l’inchiesta di
Altreconomia su F2i, “Il fondo onnivoro”, attivo anche sul fronte della
privatizzazione del servizio idrico integrato

“Con la privatizzazione, possono diventare azionisti
delle società di gestione del servizio idrico integrato anche soggetti i cui
capitali sono di provenienza ‘occulta’.
Un esempio significativo è
quello di F2i, il Fondo italiano delle infrastrutture, già socio della
multiutility quotata Iren”.
Con queste parole il Forum Italiano dei
Movimenti per l’Acqua commenta l’inchiesta “Il
fondo onnivoro”
, pubblicato dalla rivista Altreconomia: “F2i – spiega
l’articolo – è un Fondo di investimento che raccoglie ‘risparmio’ dai soci
(sponsor) e da altri soggetti (Limited Partners), e lo investe in società
quotate o no”. Tra gli sponsor del fondo, che ha una dotazione di quasi 1,9
miliardi di euro ed è amministrato da Vito Gamberale, figurano Cassa depositi e
prestiti, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Merrill Lynch, Fondazione Mps, Fondazione
Crt e altre fondazioni bancarie.
Accanto agli sponsor, che hanno
sottoscritto 938 milioni di euro, ci sono 906 milioni di euro sottoscritti da
40 soggetti definiti “Limited Partners”, i cui nomi sono avvolti nella nebbia.

Tra questi, scrive Altreconomia, ci sarebbero “la Cassa previdenziale dei
periti industriali (Eppi), quella dei ragionieri e periti commerciali e la Cassa
nazionale di previdenza e assistenza forense (avvocati), che ha sottoscritto 60
milioni di euro”. Gli altri 37 nomi di Limited Partners, spiega la rivista, sono
sconosciuti. “La trasparenza non è d’obbligo – scrive Altreconomia -, nemmeno
per una società che si propone come azionista dei gestori dei nostri servizi
pubblici locali”, fra i quali il servizio idrico.
F2i, inoltre, è socia
della multiulity Iren, e quindi indirettamente anche di numerosi enti locali. I
più importanti tra questi sono i Comuni di Torino, Genova, Reggio Emilia, Parma
e Piacenza. Amministrazioni che, con il Fondo, hanno sottoscritto un accordo che
prevede “un programma di partecipazione alle future gare ad evidenza pubblica
per l’assunzione di partecipazioni ovvero la gestione di ulteriori ambiti
territoriali”, e un patto parasociale che prevede che F2i possa esprimere 3
consiglieri d’amministrazione su 9 nella società congiunta, San Giacomo, con
potere di esercitare veto nell’approvazione di determinate delibere, anche in
merito alla modifica di alcune voci finanziarie del piano industriale e del
budget.
Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, attivo in tutte le
città interessate in vista dello svolgimento del referendum abrogativo per la
ripubblicizzazione dell’acqua, preoccupato per il ruolo che questo Fondo potrà
svolgere nel momento in cui il mercato dei servizi idrici sarà aperto alle gare
di appalto, chiede ai consigli comunali degli enti locali che hanno sottoscritto
questi accordi com’è possibile che abbiano accettato come socio un soggetto
senza sapere chi ci ha messo i capitali. Uno schiaffo alla democrazia.



Parma, stop
all’inceneritore di Iren

 

Sulla carta, il
progetto riguardava la costruzione di un “Polo ambientale integrato per la
gestione dei rifiuti”.
Nella pratica, il cantiere di Ugozzolo, alle
porte di Parma, si sarebbe trasformato in un inceneritore. “Gli operai sono già
al lavoro” scrivevamo nell’aprile del 2010, nell’articolo “Prosciutti
affumicati”
. Da ieri (30 giugno 2011, ndr), però, gli operai
non sono più al lavoro: “È di questi minuti la decisione del comune di Parma di
procedere a porre i sigilli al cantiere di Ugozzolo, dove è in corso di
costruzione l’inceneritore di Parma -ha scritto in un comunicato il “Coordinamento gestione corretta
rifiuti” (Gcr)
, nato nel 2006 contro l’approvazione di un “Piano provinciale
di gestione dei rifiuti” che prevedeva la realizzazione dell’inceneritore, un
impianto dal costo di (almeno) 180 milioni di euro. I sigilli al cantiere sono
arrivati per un presunto abuso edilizio. Il cantiere non sarebbe autorizzato:
“L’abuso edilizio non è stato chiarito da parte di Iren che non ha prodotto
alcun documento che comprovi la liceità del cantiere -spiega Gcr nel
comunicato-. Ci giunge notizia che la giunta comunale abbia deliberato in tal
senso, dopo attento esame delle ‘carte’. L’azione è del resto un obbligo da
parte dell’ente pubblico di fronte ad una segnalazione puntuale da parte dei
cittadini”. Nei giorni scorsi il Coordinamento aveva inviato una lettera aperta
all’assessore all’Urbanistica del Comune di Parma Francesco Manfredi, esprimendo
la propria approvazione per “la sua risposta all’interrogazione del consigliere
Massari sull’intenzione di chiarire entro la settimana il perché dell’assenza di
concessione edilizia per il Polo ambientale integrato di Parma. È urgente e
doveroso -continua la lettera- fornire un chiarimento alla cittadinanza su un
cantiere che gira su cifre ben più consistenti di quanto si stia discutendo in
questi giorni nella triste vicenda degli appalti al verde pubblico.
Qui si
parla di centinaia di milioni di euro. Come lei ben sa ci sono 6 esposti che
giacciono in procura su presunte irregolarità rilevate su diversi aspetti
connessi alla costruzione dell’inceneritore di Ugozzolo. Uno di essi è appunto
legato ad un appalto di 43 milioni di Euro per le opere civili, gara pubblica
europea a cui si è presentato un solo concorrente, la cooperativa CCC di
Bologna.
Il fatto che nell’inchiesta Green Money sia coinvolto un dirigente
del comune che ha firmato quasi tutte le delibere dell’inceneritore, che sia
coinvolto anche il direttore generale di Enia Parma e che il procuratore
Laguardia abbia definito Enia come ‘la mucca da mungere’, ci fa tremare solo al
pensiero di cosa possa essere accaduto attorno al cantiere di Ugozzolo”. Il
riferimento è, ovviamente, allo scandalo corruzione che ha coinvolto
l’amministrazione comunale, oggetto anche di una dura presa di
posizione di Avviso pubblico
, l’associazione che riunisce
gli Amministratori pubblici che concretamente si impegnano a promuovere la
cultura della legalità democratica nella politica, nella Pubblica
amministrazione e sui territori da essi governati, cui è associato anche il
Comune di Parma. Sabato 2 luglio, dalle 9.30, è prevista a Parma una
manifestazione pubblica davanti al cantiere di Ugozzolo.


La procura di Parma conferma l’indagine sull’ex  AD DI ENIO VIERO 



VENERDI 7 SETTEMBRE Ore 16 – Il procuratore capo Laguardia conferma che l’allora
amministratore delegato di Enìa Andrea Viero è indagato per abuso d’uffico
nell’inchiesta aperta sull’inceneritore di Parma.

Il
reato è ipotizzato perché, spiega Laguardia, “riteniamo che essendo Enìa una
società partecipata, il suo amministratore è un pubblico ufficiale”. Il reato
contestato riguarda un appalto da 5,3 milioni assegnato da Enìa ad Hera per la
progettazione di una parte del polo ambientale di cui fa parte anche il
termovalorizzatore. Secondo la Procura, l’appalto, che è stato assegnato in
maniera diretta, avrebbe dovuto invece essere sottoposto a gara pubblica. “Ciò è
comprovato – prosegue Laguardia – dal fatto che per tutti gli altri appalti Enìa
ha fatto le gare mentre l’unico assegnato direttamente è quello ad Hera”. Sui
nomi degli altri indagati, Laguardia dice: “Non commento, quindi non confermo né
smentisco i nomi che non sono stati divulgati da questo ufficio”.

Il
procuratore chiarisce che la richiesta di sequestro preventivo avanzata dal pm
Roberta Licci, su cui il gip Maria Cristina Sarli si esprimerà nei prossimi
giorni, è stata motivata anche da una seconda ipotesi di reato riguardante una
“violazione urbanistica”. Il procuratore capo fa notare che la sentenza del Tar
che ha dato ragione alla multiutility sull’abuso edilizio denunciato dal Comune,
“non costituisce pregiudiziale in un processo penale”. Per il reato di abuso
edilizio “sono indagati i responsabili del cantiere”.
Ore 10 – L’ex presidente
di Enìa Andrea Allodi spiega i motivi che portarono la multiutility e le
istituzioni del territorio all’idea di costruire l’impianto di Ugozzolo. Per
Allodi, la scelta del forno metterebbe al riparo la città dal rischio di dover
spedire i rifiuti al’estero con un conseguente aumento dei costi di smaltimento.
“La Conferenza dei servizi ha imposto che le emissioni fossero a livelli
inferiori rispetto alle normative europee su cui sono tarate le emissioni della
maggior parte degli impianti funzionanti in Germania, Svizzera, Olanda. Ricordo
inoltre che l’impianto doveva avere un impatto ambientale positivo sul
territorio grazie alla forte espansione del sistema di teleriscaldamento”.

Allodi sottolinea che “dal 2003 ad oggi la raccolta differenziata è
salita da meno del 20% al 50% a Parma e al 60% in provincia. Tali valori sono
confrontabili con le eccellenze europee riferite a realtà comprendenti grandi
insediamenti urbani”. Infine, Allodi precisa che la Regione, con il progetto
Moniter, sta monitorando gli aspetti sanitari “in modo serio ed approfondito e
ad oggi non è emerso alcunchè”, oltre al fatto che “l’Istituto superiore di
sanità ha partecipato al progetto di Parma così come l’allora direttore generale
del ministero dell’ambiente Clini, oggi Ministro”.

“Termovalorizzatore:
Parma ha bisogno di chiarezza” di Roberto Ghiretti


Giovedì 6
settembre
“Il reato contestato non è legato a furti o tangenti, al
più si parla di procedure. Il massimo che viene addebitato al direttore generale
di Iren (Andrea Viero) è di avere affidato, invece di progettare tutto dentro ad
Iren, un pezzo di questa progettazione ad una azienda peraltro concorrente.
Quindi non credo che abbia fatto qualcosa di penalmente rilevante – commenta il
sindaco di Reggio Graziano Delrio – Lo stesso vale per il presidente della
Provincia e il sindaco di Parma: hanno usato procedure che si usano da tempo. In
un paese normale se c’è una questione di interpretazione della legge si cerca di
interpretare la legge, non si mette sotto accusa chi ha applicato quella che
ritiene la legge vigente. C’è anche una sentenza del
Tar”.

Iren ha scelto, intanto, come legale Carlo
Federico Grosso, penalista di lungo corso, già membro del Csm, primo difensore
di Anna Maria Franzoni nel processo di Cogne, avvocato nel processo sulla strage
di Bologna e avvocato di parte civile per 32mila risparmiatori investiti dal
crac Parmalat. La priorità per la multiutility è evitare il sequestro del forno,
infatti l’eventuale conferma del sequestro e l’avvio di un processo potrebbero
costare sulla carta oltre 40 milioni di euro a Iren, comprensivi degli utili
legati al funzionamento del forno, oltre ai 20 milioni di euro di finanziamento
europeo che svanirebbero qualora l’inceneritore non dovesse aprire i battenti
entro fine anno.

Mercoledì 5 settembre
L’ad di Iren Ambiente Andrea Viero, con una nota scritta, fa sapere
di non aver ricevuto atti di indagine a suo carico e ribadisce la correttezza
dell’operato della multiutility, oltre a ricordare le gravi ripercussioni che il
processo di smaltimento dei rifiuti subirebbe a Parma in caso di sequestro
dell’impianto.

“Dalle notizie apparse in questi giorni sulla stampa
abbiamo appreso dell’indagine della Procura della Repubblica di Parma e dei
presunti reati in merito alla realizzazione del Polo Ambientale Integrato (PAI)
– scrive Viero – Fermo restando che si tratta di indiscrezioni di cui non
abbiamo nessuna conoscenza precisa e diretta, non avendo ricevuto nessun atto in
merito, riteniamo opportuno sottolineare la convinzione nella correttezza del
nostro operato, fondato sull’applicazione delle previsioni normative nazionali e
regionali e delle prescrizioni autorizzative. Non nutriamo preoccupazioni, nel
caso i reati ipotizzati dalle testate giornalistiche dovessero essere realmente
contestati, poiché riteniamo di poter dare, anche nelle sedi opportune,
compiutamente conto della legittimità di ogni singolo passaggio di questo
progetto così articolato e complesso”.

“Le indiscrezioni, peraltro
confuse, riportate dalla stampa sul supposto reato di abuso d’ufficio non sembra
possano essere correlate ad una presunta richiesta di sequestro preventivo.
Stupiscono, infatti, i riferimenti all’affidamento della progettazione del Pai
ad Hera con violazione dei principi della trasparenza e della concorrenza. Con
Hera è attivo dal 2008 un accordo di collaborazione che ha consentito di poter
mettere in campo scambi di assistenza tra soggetti tecnicamente esperti e
competenti; una collaborazione attivata anche sul Pai e passata indenne alle
valutazioni dall’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici – prosegue
Viero – Stupiscono anche le supposte contestazioni dell’affidamento ad Iren
Emilia del servizio di raccolta rifiuti, avvenuto, come nel resto della Regione,
in base all’art. 16 della Legge Regionale 25/99. Una legge che ha portato, per
ogni territorio provinciale, ad individuare e salvaguardare, sulla base delle
previsioni normative, le cosiddetta gestioni industriali. Nel 2004 in provincia
di Parma, proprio sulla base di questa normativa, fu salvaguardata anche
Oppimitti Srl. La medesima legge inoltre prevedeva che con i gestori
salvaguardati fosse stipulata apposita convenzione per il periodo transitorio,
che poteva arrivare fino a 10 anni, senza costituire nuovo
affidamento”.

“Stupisce,
infine, che si parli di illegittimo affidamento della realizzazione del PAI dal
momento che la costruzione del sistema impiantistico non è stata frutto di un
affidamento, ma di un’intesa in base all’art. 18 della L.R. n. 20/2000 che
prevede la possibilità per gli enti locali di stipulare accordi con soggetti
privati per la realizzazione di progetti di rilevante interesse per la comunità
locale. Ancor di più se si considera, così come ha fatto la Commissione Europea,
che il progetto del Pai è totalmente autofinanziato dal gruppo Iren – sottolinea
Viero – In relazione al supposto abuso edilizio, al quale potrebbe essere
correlata la richiesta di sequestro preventivo, la nostra tranquillità deriva
anche dalla recente sentenza n. 41/2012 del TAR (passata in giudicato) con la
quale il competente Giudice Amministrativo ha espressamente confermato la
regolarità dell’iter autorizzativo adottato ed ha riconosciuto che il permesso
di costruire è stato rilasciato nell’ambito della procedura autorizzativa e di
Via (Valutazione di Impatto Ambientale) sulla base delle norme nazionali e
regionali in materia di Valutazione di Impatto Ambientale le quali definiscono
che la Via comprende e sostituisce tutte le autorizzazioni, concessioni,
licenze, pareri, nulla osta o assensi necessari per la realizzazione del
progetto”.

“Poco comprensibile sarebbe che il presunto reato di abuso
edilizio potesse essere connesso al mancato pagamento degli oneri di
urbanizzazione, non si sa come calcolati dalle testate giornalistiche in circa
430.000 euro, quando gli impegni assunti dal Gruppo Iren hanno visto la
corresponsione di circa 12 milioni di euro a titolo di opere di compensazione
ambientale a favore del Comune di Parma e di altri quattro Comuni confinanti –
conclude l’ad di Iren – L’ipotesi avanzata dalla stampa che, nelle more degli
accertamenti del caso da parte della Magistratura, il cantiere possa essere
sottoposto a sequestro in via cautelare, pur a fronte della consapevolezza di
poter dimostrare di aver correttamente agito secondo le disposizioni di legge,
riteniamo sollevi non poche preoccupazioni. Vanno infatti considerati con
estrema attenzione: il problema dello smaltimento dei rifiuti che si genererebbe
per la provincia di Parma a partire dall’inizio del prossimo anno dato il venir
meno delle convenzioni di smaltimento in essere; i danni che l’interruzione dei
lavori di realizzazione produrrebbe, anche in considerazione dello stato di
avanzamento, dei consistenti investimenti e dei piani di sviluppo del gruppo
Iren nel settore ambientale; e, non da ultimo, gli effetti occupazionali
connessi al temporaneo fermo del cantiere che ad oggi occupa mediamente 280
persone al giorno e che potrebbe anche mettere in seria difficoltà alcune
imprese coinvolte”.

Martedì 4 settembre
Spuntano
i primi nomi degli iscritti nel registro degli indagati per la vicenda
dell’inceneritore di Parma. Si tratta dell’ex sindaco di Parma Elvio Ubaldi e
del direttore generale di Iren Andrea Viero. Tredici le persone indagate in
tutto nell’inchiesta avviata dalla Guardia di finanza dopo gli oltre 10 esposti
presentati dalle associazioni contrarie al progetto dell’inceneritore.
Nell’elenco figura anche Emanuele Moruzzi, ex responsabile del Servizio ambiente
del Comune di Parma che a giugno 2011 era finito in manette nell’ambito
dell’inchiesta Green Money; quello all’Urbanistica Ivano Savi, arrestato pochi
mesi dopo con la moglie con l’accusa di concussione; Andrea Allodi, ex
presidente di Amps ed Enìa; Gabriele Alifraco, dirigente dell’ufficio Ambiente
della Provincia di Parma.

Nel mirino della Procura sia l’iter di approvazione
dell’impianto sia l’affidamento della raccolta rifiuti a Iren (ex Enìa) senza
una gara ad evidenza pubblica. Tra il 2004 e il 2006 era stato proprio Ubaldi,
sindaco e presidente di Ato, ad affidare alla società senza gara d’appalto lo
smaltimento dei rifiuti dei Comuni della provincia per 10 anni. “Non ho ricevuto
alcuna notifica – ha detto l’ex sindaco – E non capisco la ragione, la cosa mi
risulta strana”.

I legali della multiutility confidano in una soluzione
positiva almeno per quanto riguarda la questione dell’abuso edilizio. Il
problema, infatti, è stato già affrontato nelle diverse fasi del ricorso al Tar
di Parma contro il Comune e si è risolto con una sentenza favorevole a Iren,
diventata definitiva perché il commissario Ciclosi ha deciso di non impugnarla
davanti al Consiglio di Stato. Secondo i giudici, con l’approvazione del Piano
ambientale integrato in sede di Conferenza dei servizi, il Comune avrebbe dato
implicitamente a Iren il permesso di costruire. Di diverso avviso la Procura,
per cui Iren, avviando i lavori senza concessione edilizia, avrebbe risparmiato
420mila euro di oneri di urbanizzazione da corrispondere al
Comune.

Intanto il Movimento 5 Stelle è al lavoro sull’alternativa
all’inceneritore: “La presenteremo tra qualche settimana e sarà pronta entro la
fine dell’anno – sottolinea il capogruppo Marco Bosi – Nostro obiettivo è
arrivare alla raccolta differenziata porta a porta in tutta la città nel
2013”.
“Spetterà alla magistratura fare il suo corso e sarà il Gip
a pronunciarsi sul sequestro preventivo del cantiere di Ugozzolo, ma ora più che
mai occorre ripensare al ruolo delle multiutility che gestiscono i servizi
pubblici”. L’assessore Folli sottolinea come all’interno delle multiutility ci
siano figure scelte perchè appartenenti al mondo della politica, non per
competenze in merito. Folli ribadisce la richiesta di dimissioni del
vicepresidente Iren Villani, perchè “è impensabile avere ancora un
vicepresidente nominato dalla giunta precedente e con competenze discutibili in
materia”.

“Occorre rivedere il piano gestione rifiuti, il Comune di Parma
farà la sua parte ma occorre un dialogo tra Provincia, Regione, come per
l’individuazione di siti e impianti di smaltimento, scelte non di competenza del
Comune”. Folli si focalizza sull’importanza di evitare un conflitto di interessi
tra chi si occupa della raccolta differenziata e chi la smaltisce e ritiene
necessaria una netta separazione dei compiti. Il Comune ha predisposto un piano
di raccolta porta a porta dell’organico che partirà entro il 2012 nel centro
storico per poi estendersi a tutti i quartieri della città nel 2013.

“Inceneritore
Parma, avevamo ragione noi” del Comitato Gcr


Lunedì 3
settembre

Per il sindaco di Parma Federico Pizzarotti la
richiesta di sequestro preventivo del cantiere dell’inceneritore è stata un
sollievo. Iren, infatti, voleva accenderlo a tutti i costi ma il Movimento 5
Stelle aveva giocato tutte la campagna elettorale sul “no” al
termovalorizzatore. Le numerose richieste di penali che il Comune non avrebbe
potuto pagare, tuttavia, rischiavano di rendere la situazione molto complicata
per i grillini.

Beppe
Grillo ha appreso la buona novella proprio a fianco del sindaco di Parma alla
festa 5 Stelle di Brescia. “Finalmente si comincia a ragionare in un altro modo
rispetto al metodo dell’incenerimento dei rifiuti – ha commentato il comico – Si
sono rotti i giochini che rovinano la salute, con i milioni di euro che si
sprecano per le multiutility comunali”.

La minoranza in municipio ha
proposto un consiglio comunale monotematico sul caso e il primo cittadino
Pizzarotti ha dichiarato: “Sono anni che segnaliamo le irregolarità del
cantiere, ma aspettiamo di conoscere i dettagli. La cosa certa è che ora anche
la Provincia dovrà decidersi a valutare una nuova proposta”.

Dopo che il
ministro Clini, a Montecchio, ha espresso preoccupazione per i finanziamenti
pubblici percepiti da Iren per la costruzione dell’inceneritore di Parma, i
consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Parma (Marco Bosi), Reggio
(Matteo Olivieri), Piacenza (Mirta Quagliaroli), Torino (Vittorio Bertola) e
Genova (Paolo Putti) domandano: “Un ministro dell’Ambiente, che oltretutto è
anche medico, non pensa sia più opportuno occuparsi di salute pubblica e non
degli incentivi che potrebbe perdere un azienda privata che ha costruito un
impianto sotto inchiesta da parte della magistratura. Da parte nostra crediamo
che non ci possano essere deroghe alla legalità e che la magistratura deve
procedere nel suo lavoro per fare piena luce sui fatti”.

“Non è più tempo
di scendere a patti con gli interessi economici a discapito della salute dei
cittadini e la recente vicenda dell’Ilva di Taranto dovrebbe essere da monito a
tutti noi affinchè certe situazioni non si ripetano, a maggior ragione in un
area come la nostra vocata alle produzioni agro-alimentari di pregio – scrivono
i grillini – Ricordiamo che gli incentivi pubblici (certificati verdi) cioè
provenienti da tasse dei cittadini, percepiti da Iren di cui accenna il Ministro
sono legati per lo più alla combustione di fanghi da depurazione che anziché
essere bruciati e produrre emissioni inquinanti, potrebbero essere trattati in
modo più ambientalmente sostenibile e impiegati per produrre biogas (anch’esso
finanziabile) in fase di bioessicazione”.

“Su molti
documenti e iter che hanno portato alla creazione dell’inceneritore c’è la mia
firma, visto che dal 2008 in poi ho ricoperto la carica di ad di Enìa arrivando
nel 2010 ad occupare la stessa carica anche in Iren Ambiente. Non mi stupirei
quindi se tra gli indagati ci fosse il mio nome”. E’ quanto dichiara Andrea
Viero, direttore generale di Iren dal luglio 2010. Non è stato emesso ancora
alcun avviso di garanzia, né sono state rilasciate dichiarazioni ufficiali da
parte della procura, le voci sugli indagati però si stanno moltiplicando ed è
stato fatto anche il nome di Viero, il quale, dopo l’incontro con gli avvocati,
fa sapere: “Nei prossimi giorni sceglieremo la strategia da seguire”.

“Le sentenze del Tar parlano chiaro e sono certe, la richiesta
del pm al momento è una richiesta. Nutriamo la massima fiducia nell’azione dei
giudici – ha commentato il sindaco di Reggio Graziano Delrio – Dico a Pizzarotti
che sull’inceneritore bisogna trovare soluzioni possibili e realistiche anziché
procedere attraverso la magistratura. Dopo di che, sia chiaro: le scelte
compiute negli anni passati dall’Ato di Parma riguardano Parma e
basta”.

La questione Iren rischia di avere importanti ripercussioni
finanziarie ed economiche. Prima di tutto in Borsa, poi ci sono i 20 milioni di
euro di finanziamento europeo che potrebbero saltare qualora entro fine anno
l’inceneritore di Ugozzolo dovesse chiudere i battenti, e ancora, i 6,541
milioni di utile netto che l’ex Enìa ha già previsto per il 2013 legati al
funzionamento dell’inceneritore, seguono i 12,925 milioni inseriti nel programma
economico e calibrati sul 2014. Senza dimenticare i quasi 28 milioni di euro che
la multiutility ha chiesto a titolo di risarcimento al Comune di Parma per il
blocco dei lavori di 3 mesi del cantiere. Cifre che Iren contava di incassare,
necessarie per risollevare il bilancio che vede livelli di indebitamento da
record, ma che dopo la richiesta avanzata dalla Procura di Parma rischiano di
perdersi nel nulla.

“Sel
e Idv contro inceneritore, il Pd con il camino in mano” del Comitato
Gcr

“Parma,
l’Idv contro l’inceneritore” di Liana Barbati (consigliere regionale
Idv)

Sabato 1 settembre

Lo scorso 30 luglio
la Procura di Parma ha chiesto il sequestro preventivo del cantiere
dell’inceneritore di Ugozzolo, richiesta inoltrata dal pm Roberta Licci. Ora la
decisione spetta al giudice per le indagini preliminari Maria Cristina Sarli. I
reati ipotizzati sono abuso edilizio e abuso d’ufficio. Nel mirino i vertici di
Iren, che ha in carico i lavori, e i dirigenti di Comune e Provincia. Massimo
riserbo sui nomi.

L’abuso edilizio si configura perché il cantiere sarebbe
stato avviato in mancanza della concessione edilizia del Comune, al quale non
sarebbero stati pagati gli oneri di urbanizzazione. Il cantiere è rimasto
bloccato per mesi, finché il Tar non ha messo la parola fine alla querelle dando
ragione alla multiutility, che ora ha chiesto un risarcimento danni di 28
milioni di euro per il periodo di inattività. Per quanto concerne l’abuso
d’ufficio, si ipotizza che l’assegnazione dell’appalto sia avvenuta senza indire
una gara pubblica.

Iren fa sapere di aver “piena fiducia nell’operato
della magistratura”. Il sindaco di Parma Federico Pizzarotti ha dichiarato: “Noi
rispettiamo le fasi esecutive della giustizia che sono sacrosante, aspettiamo la
decisione del giudice con serenità, senza esultanze o proclami. Tuttavia le
irregolarità al centro dell’indagine, come l’abuso edilizio, le abbiamo sempre
denunciate”. L’assessore all’Ambiente Folli è soddisfatto: “Di certo non si può
parlare di notizia inattesa, era quasi agognata. La Procura era al lavoro da
tanto tempo, mi aspettavo che prima o poi saltasse fuori qualcosa. Adesso è
presto per fare commenti, non è ancora dato di sapere molto. E’ un bel momento
per fare chiarezza su una vicenda che ha molte ombre”. Prudente il presidente
della Provincia Vincenzo Bernazzoli, che ha sempre appoggiato il progetto
dell’inceneritore: “Non ritengo, allo stato, di formulare commenti nel dettaglio
onde non interferire con le valutazioni che dovrà fare la competente autorità
giudiziaria, il cui operato deve comunque essere rispettato da ogni istituzione
ovvero, se del caso, contestato solo nelle sedi proprie. Allo stato ritengo
comunque che gli uffici della Provincia, per quanto di propria competenza,
abbiano agito nel rispetto della legge, come peraltro confermato da due
successive sentenze del Tar di Parma”.

“Sequestro
inceneritore Parma, la verità sul forno comincia a fare breccia” del Comitato
Gcr

“Sequestro
inceneritore Parma, l’inchiesta fa giustizia di anni di denunce” di Matteo
Olivieri (Reggio 5 Stelle)

“Tra i
principi e i valori cardine dell’Italia dei Valori vi è senza dubbio il rispetto
della legalità e delle istituzioni, tra cui la magistratura. Sia a livello
nazionale, con i tanti processi che hanno riguardato la classe politica
corrotta, sia a livello locale, con le inchieste green ed easy money, siamo
sempre stati dalla parte di chi rappresenta quell’organo indipendente
fondamentale per uno Stato di diritto, i magistrati. Anche in questa occasione,
l’Italia dei Valori di Parma si schiera senza se e senza ma al fianco della
Procura di Parma in merito al sequestro preventivo del cantiere
dell’inceneritore per far luce su una vicenda da sempre poco chiara”. Questo il
commento dell’Italia dei Valori di Parma, che ha voluto esprimere massima
appoggio alla Procura.

“I responsabili di questi reati, – prosegue la
nota – abuso d’ufficio e abuso edilizio, qualora si rivelassero veritieri,
dovranno inevitabilmente pagare non solo dal punto di vista legale, per quello
ci penseranno gli organi competenti, ma dovranno pagare le conseguenze politiche
delle loro scelte, vale a dire rassegnare inevitabilmente le proprie
dimissioni”.


http://24emilia.com/Sezione.jsp?titolo=Inceneritore+di+Parma%2C+i+pm+chiedono+il+sequestro&idSezione=40806

 

Navigazione articolo