La Riscossa di Isola delle Femmine

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CRITICHE AL SINDACO PORTOBELLO, ASSOLTO IL BLOGGER PINO CIAMPOLILLO

Un ringraziamento lo esprimo agli amici Avvocati Fabio Falcone e Giuseppe Caltanisetta , grazie al loro impegno e alla loro alta professionalità, mi si è giuridicamente visto riconosciuto il diritto ad esprimere liberamente il mio pensiero critico contro ogni forma di illegalità e di gestione affaristico-clientelare della Cosa Pubblica.

Un ringraziamento particolare lo rivolgo a mio figlio Marco e mia moglie Angela (dipendente del Comune di Isola), con grande senso di responsabilità e di amore, ha dovuto subire nel tempo ed in silenzio, una serie interminabile di umiliazioni e di violenza psicologica (esercitata dai “dimissionati” amministratori) che hanno messo a dura prova la granitica forza della nostra famiglia. Grazie Amore








“ … Noi crediamo nella virtù rivoluzionaria della
cultura che dona all’uomo il suo vero potere ”.

 

 

 

 

 

 

 

 

DECRETO SCIOGLIMENTO CONSIGLIO COMUNALE ISOLA DELLE FEMMINE

CRITICHE AL SINDACO PORTOBELLO, ASSOLTO IL BLOGGER PINO CIAMPOLILLO
BRUNO, CIAMPOLILLO, DIFFAMAZIONE, ENEA VINCENZO, LA CUPOLA
DELLA POLITIKA A ISOLA DELLE FEMMINE, MAFIA, MATASSA, PALazzotto, POMIERO,
PORTOBELLO, SEMNTENZA 648 2014, VOTO DI SCAMBIO,

CRITICHE AL SINDACO PORTOBELLO, ASSOLTO IL BLOGGER PINO CIAMPOLILLO

ISOLA DELLE FEMMINE Mafia: Crocetta, entro giugno firma per Giardino della memoria

Strage di Capaci, Tina Montinaro: «Basta antimafia da parata»

Tina Montinaro dice basta all’«antimafia da parata» dei politici. «Che dicano chiaramente Non ce ne frega un accidente della memoria di quel giorno, di rendere onore al sacrificio di cinque persone morte mentre servivano lo Stato”»

Tina Montinaro

Tina Montinarola vedova di Antonio Montinaro, il caposcorta di Falcone ucciso nella strage di Capaci e presidente dell’associazione Quarto Savona Quindici, in una nota bacchetta le istituzioni e la classe politica regionali: «Anche quest’anno le istituzioni regionali e la classe politica siciliana si sono contraddistinte per il manifesto disinteresse verso la memoria diAntonio MontinaroVito Schifani e Rocco Di Cillo, i tre poliziotti morti il 23 maggio del 1992 sull’autostrada A29, insieme al giudice Giovanni Falcone e a sua moglie Francesca Morvillo. Ci auguriamo – scrive Tina Montinaro – che, per conservare un briciolo di coerenza e onestà intellettuale, non sfoggino la solita retorica del ricordo, buona solo a far passerella sul palcoscenico dell’antimafia parolaia». La vedova Montinaro sottolinea come sia dal 2012 che «si attende che partano i lavori per la realizzazione del Parco della memoria Quarto Savona 15, quello spazio che doveva nascere sul tratto della A29 che collega Capaci a Palermo dove è avvenuto l’attentato e in cui avrebbe potuto trovare una degna collocazione il relitto dell’auto su cui viaggiavano mio marito Antonio, Vito e Rocco. Avevamo avuto l’assicurazione dall’allora governatore Raffaele Lombardo che ci sarebbero stati i finanziamenti, ma oggi non si trova nè la delibera promessa nè i finanziamenti, ai quali avrebbe partecipato anche l’Anas». Le risposte mancate, non riguardano soltanto il precedente governatore della Sicilia. Tina Montinaro spiega di aver chiesto «più volte all’attuale presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, di incontrarmi per fare chiarezza ma è stato tutto inutile, come vane sono state le rassicurazioni di molti politici, pronti, solo a parole, a farsi promotori dell’avvio dei lavori». 
La vedova del caposcorta di Giovanni Falcone, se questi sono i risultati dell’interesse della politica a perseguire un percorso della memoria, chiede ai politici di dire chiaramente «”Non ce ne frega un accidente della memoria di quel giorno, di rendere onore al sacrificio di cinque persone morte mentre servivano lo Stato”. Sarebbe quanto meno un atto di coraggio».

http://100passijournal.info/strage-di-capaci-tina-montinaro-basta-antimafia-da-parata/

Mafia: Crocetta, entro giugno firma per Giardino della memoria








Palermo, 21 mag. – (Adnkronos) – “I lavori di riqualificazione del Giardino della memoria ‘Quarto Savona Quindici’ sono stati già definiti il 5 marzo scorso con il direttore compartimentale dell’Anas e con il commissario straordinario di Isola delle Femmine, Matilde Mulé”. Così il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, risponde a distanza a Tina Montinaro, presidente dell’associazione Quarto Savona Quindici e moglie di Antonio Montinaro, caposcorta del giudice Giovanni Falcone, ucciso nella strage di via D’Amelio. Oggi la vedova dell’agente di scorta aveva denunciato il mancato avvio dei lavori del Parco della Memoria ‘Quarto Savona 15′, che sarebbe dovuto nascere sul tratto della A29 tra Capaci a Palermo, teatro dell’eccidio. I lavori sarebbero dovuti iniziare nel 2012, denuncia Montinaro. Adesso dal governatore Crocetta arriva la rassicurazione. La Regione, infatti, ha recuperato lo stanziamento dell’importo necessario, pianificato con il direttore Tonti dell’Anas “le modalità di realizzazione e la sinergia da attuare”. I primi di giugno la convenzione sarà sottoscritta dallo stesso presidente della Regione, dal Comune di Isola delle Femmine, dal prefetto di Palermo e dal direttore regionale dell’Anas. L’intervento per la realizzazione del nuovo parco urbano “Quarto Savona Quindici” ovrà essere concluso entro 90 giorni dall’affidamento dei lavori. “E’ di tutta evidenza – conclude Crocetta – che l’impegno e l’azione dell’amministrazione regionale e di questo governo, restituire non soltanto il doveroso decoro ad un luogo simbolo per tutta la Sicilia e l’Italia, ma anche conservare e rinnovare ogni giorno la memoria di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e tutti gli uomini uccisi barbaramente dalla mafia, dando anche il giusto riconoscimento alle famiglie per il loro doloroso sacrificio”.
(21 maggio 2014 ore 17.16)
http://palermo.repubblica.it/dettaglio-news/-/4502818 





IL 24 MAGGIO 2013 SUCCEDEVA………..

 

capaci-auto-commemor

 

La delusione della vedova Montinaro: “Solo al Nord vogliono l’auto della strage”

La blindata sarà esposta in quaranta comuni tra Emilia Romagna e Veneto

di Romina Marceca – 24 maggio 2013

 
Sono gli indignati delle commemorazioni. Stanchi delle parate ufficiali, delle «frasi di circostanza e delle «lacrime a orologeria». Dal magistrato alla vedova dell’agente di scorta e fino ai poliziotti che, dopo le cerimonie, si ritrovano a combattere contro i tagli previsti dallo Stato.

 

Tina Martinez, vedova di Antonio Montinaro, il caposcorta del giudice Falcone, per la prima volta non ha partecipato a Palermo alle commemorazioni della strage di Capaci. Prima di salire sull’aereo per Verona si è sfogata: «È una vergogna. Sarò in giro tra 40 comuni del Veneto e dell’Emilia per esporre la macchina blindata recuperata dal luogo della strage e che a Palermo nessuno vuole. Da due anni lotto per ottenere un giardino della memoria a Isola delle Femmine, mi è stato risposto che in quel Comune ci sono state infiltrazioni mafiose». Replica il commissario straordinario Vincenzo Covato: «La pratica non è chiusa ed è all’esame della commissione straordinaria».


«Nessuno in Sicilia mi ha invitata alle commemorazioni e invece al nord hanno finanziato il viaggio dell’auto per commemorare i nostri morti», aggiunge Tina Martinez, fondatrice dell’associazione «QuartoSavonaQuindici », dalla sigla della squadra che proteggeva Falcone. «Dopo 21 anni — dice — non abbiamo un’unica verità e restano solo la retorica e le parate ufficiali. I giovani sono la mia ultima speranza, per questo vado nelle scuole».


Anche il giudice Piergiorgio Morosini non ha partecipato alle commemorazioni. Ieri era nel suo ufficio del Tribunale tra le carte del processo sulla presunta trattativa Stato-mafia. «Su Capaci ci sono ancora pezzi mancanti e la verità giudiziaria venuta a galla finora è una verità parziale. Questo non è rassicurante in uno Stato democratico. Penso che trascorrere anche queste giornate di ricordo al proprio lavoro è il modo migliore per onorare la memoria dei nostri caduti. Sarebbe bene mettere da parte i gossip sui processi e dedicarsi invece agli eventi di cui i processi si occupano».


Antonio Ingroia, invece, ha scritto su Facebook: «Ricordo Giovanni Falcone sempre, perché è stato uno dei miei maestri. Provo amarezza perché nell’anniversario lo piangono tutti ma poi i suoi insegnamenti e i suoi moniti a vigilare sulle collusioni tra affari, politica e criminalità organizzata vengono sistematicamente dimenticati».


Ieri alla caserma Lungaro, per la deposizione della corona di fiori, erano pochi i parenti dei tre agenti di scorta uccisi nel 1992. Tra questi c’era Alba Terrasi, convivente di Rocco Dicillo: «Si ricorda e si prova rabbia per quella verità che non arriva». Indignati anche i sindacalisti della polizia. «Ai vivi chi ci pensa? — si chiede Mimmo Milazzo, segretario generale Consap — Lo Stato sta decidendo di alzare l’età pensionabile e mancano i mezzi». «L’ultimo taglio — aggiunge Giovanni Assenzio, segretario generale Siulp — è di duemila ore di straordinario. Il reparto scorte ha metà delle blindate ferme e da dicembre non viene pagato lo straordinario “Emergenza Africa” ai poliziotti del reparto mobile».


 

La Repubblica

 

TINA
MONTINARO LA MAFIA A ISOLA è SEMPRE ESISTITA

 

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2012/05/tina-montinaro-la-mafia-isola-e-sempre.html

 

20 ° anniversario della strage di Capaci.

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2012/05/20-anniversario-della-strage-di-capaci.html

 

Noi
e la paura, lettera a Giovanni Falcone

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2012/05/noi-e-la-paura-lettera-giovanni-falcone.html

 

“S”
maggio 2012 L’ISPEZIONE
A ISOLA DELLE FEMMINE ecco LE CARTE DELLO SCONTRO

 

 

Il PROFESSORE. “ la notizia mi è arrivata come un fulmine a ciel sereno “


 


CERTO E’ COMPRENSIBILE Si fa fatica a “leggere” i fatti ciò che ci circonda quello che avviene, si fa fatica ad osservare ed interpretare la realtà, quando in genere si è occupati a fare altro……….


 

 

SUCCEDE che l’omicidio avvenuto ad Isola delle Femmine di Pietro Enea nel lontano 1982 ad oggi non abbia trovato il colpevole di quest’efferato omicidio
SUCCEDE ad Isola delle Femmine, un’area di 1.800 metri quadri (vedasi Conferenza di servizi conclusa il 29/10/2001) destinato alla rimessa e deposito del Cantiere del Raddoppio ferroviario S.I.S. sia CONCESSA da parte dell’Ufficio Tecnico Comunale d’Isola un’area di dieci volte superiore con la costruzione di un’industria di Calcestruzzi
SUCCEDE ad Isola delle Femmine, nell’ottobre del 2006, in Piazza Umberto arresto del boss latitante Salvatore Alfano importante esponente della famiglia mafiosa Della Noce
SUCCEDE che due imprenditori scompaiano da Isola delle Femmine e non ne sappia più nulla.
SUCCEDE  che ad Isola delle Femmine in vari blitz dei Carabinieri e della Guardia di Finanza siano sequestrati beni appartenenti a famiglie mafiose
SUCCEDE  che il territorio d’Isola delle Femmine veda la presenza di mafiosi arrestati nell’operazione ADDIO PIZZO 5
SUCCEDE  che le elezioni amministrative del 2009 per Sua stessa ammissione siano inquinate per intervento della mafia.   Lei si era accorto di ciò, vedasi delibera 52 dell’anno 2009.
SUCCEDE  che Isola delle Femmine ad oggi 2012 non si sia dotato di un moderno Piano Regolatore Generale (è in vigore quello del 1977)
SUCCEDE  un’area destinata alla costruzione di una pubblica VIA sia destinata alla costruzione di un “Parco Urbano”. Quella stessa area costruita su materiale di risulta proveniente dal cantiere del raddoppio ferroviario di quella stessa azienda che: «… i vertici della S.I.S. erano coscienti della forza di Impastato… Dalle carte dell’inchiesta… salta fuori che tanti politici, di schieramento diverso, hanno bussato alla porta della S.I.S. per piazzare operai e imprese nei cantieri» «… dal presidente dell’Ars, Francesco Cascio del Pdl, agli onorevoli Francesco Mineo (Grande Sud) e Riccardo Savona dell’Udc… dall’ex assessore del comune di Palermo Patrizio Lodato (Italia Domani) al sindaco di Isola delle Femmine, Gaspare Portobello (lista civica). (pag 6 Vicenza Più 24 giugno 2011 )
SUCCEDE  che sull’attività svolta in questi ultimi anni dall’Ufficio Tecnico Comunale d’Isola delle Femmine si siano concentrate tutta un serie di denunce e disfunzioni giuridiche e burocratiche.
SUCCEDE  che a ridosso della Italcementi (azienda insalubre per la salute umana e per l’ambiente) siano state permesse costruzioni di civili abitazioni, scuole, pronto soccorso e attività sportive.  
SUCCEDE  che l’intero territorio d’Isola delle Femmine sia in pratica massacrato dalla continua cementificazione
SUCCEDE  che l’intero territorio d’Isola delle Femmine per una buona metà della Sua Sindacatura sia stato letteralmente ricoperto di MUNNEZZA
SUCCEDE   Isola delle Femmine non sia mai caduta cosi in basso!
SUCCEDE  per salvaguardare la democrazia la partecipazione, la legalità e la trasparenza nella gestione della Cosa Pubblica debba intervenire una Commissione Governativa
SUCCEDE che la GIOIA l’ALLEGRIA la SOCIALITA’ non abbiano più diritto di cittadinanza ad Isola delle Femmine
Il PROFESSORE l’abbiamo lasciato nella Sua “ per me la notizia è come un FULMINE a ciel sereno…”

 

Il PROFESSORE ricorda molto la canzone di Guccini “….. alla stazione di Bologna la notizia arrivò in u baleno un…………”

SUCCEDE! SUCCEDE! SUCCEDE! SUCCEDE! SUCCEDE!
Lei  ” come un fulmine a ciel sereno ” Ci chiediamo se effettivamente si rende conto di ciò che proferisce.
TINA MONTINARO,  che la realtà riesce a leggerla molto bene se non altro per i suoi trascorsi e per le sue sofferenze,  informa il PROFESSORE che “ La mafia a Isola delle Femmine è sempre esistita, diciamo la verità, non è del tutto INEDITO ma le infiltrazioni mafiose sul territorio di Isola delle Femmine ci stanno da sempre, diciamo la verità, ci stanno da SEMPRE se no  insomma manco le stragi facevano NO! Dico  questo,  insomma QUI nessuno è CRETINO”
Un suggerimento per il Consigliere di MAGGIORANZA dichiaratosi egli stesso presidio della legalita’ a Isola delle Femmine
RIFLETTA BENE sulle parole della Tina. Le saranno di conforto e di sostegno per   DIMETTERSI IMMEDIATAMENTE come aveva promesso “….. NEL MOMENTO IN CUI MI RENDESSI CONTO CHE…”
n.b. Suggerisca al PROFESSORE di seguirla IMMEDIATAMENTE
Questo naturalmente in sintonia per quanto avete sempre AFFERMATO:
“Noi amiamo Isola delle Femmine”

A “Brontolo” le stragi di mafia e il ricordo del giudice Falcone

 IL 26 MAGGIO 2012 SUCCEDEVA:

 

 

Bertolt Brecht  : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”
Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..
Pino Ciampolillo
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti  è puramente casuale !!!!!!!!!!!!
“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in  superficie “

 

 

Fonte http://www.livesicilia.it

Autore Riccardo Lo Verso

ISOLA DELLE FEMMINE Mafia: Crocetta, entro giugno firma per Giardino della memoria

Distilleria Bertolino: autorizzazione scaduta da due anni, chiesta la chiusura IV COMMISSIONE ‘AMBIENTE E TERRITORIO’ SED. N. 120 DEL 07 MAGGIO 2014 e la Italcementi di Isola delle Femmine ?

audizione bertolino inizia al 48° minuto  



http://www.youtube.com/watch?v=LJIrGycMPIQ&list=UUoUIsnqIdQk7en_lo26gCJQ 

IV COMMISSIONE ‘AMBIENTE E TERRITORIO’ SED. N. 120 DEL 07 MAGGIO 2014


Seduta n. 120 del 7.05.14 XVI Legislatura




2. Audizione relativa all’inquinamento prodotto dall’attività della distilleria Bertolino S.p.A. nel comune di Partinico (PA).




Presidente: Trizzino Giampiero (MOVIMENTO 5 STELLE).
• Malafarina Antonio (IL MEGAFONO LISTA CROCETTA).
• Ferrandelli Fabrizio (PD).
• Assenza Giorgio (FORZA ITALIA).
• Bandiera Edgardo (FORZA ITALIA).
• Cirone Maria in Di Marco (PD).
• Fazio Girolamo (MISTO).
• Foti Angela (MOVIMENTO 5 STELLE).
• Palmeri Valentina (MOVIMENTO 5 STELLE).
• Sudano Valeria (ARTICOLO QUATTRO).
• Turano Girolamo (UDC Unione Di Centro).

Dott. BERINGHELI Rino, dirigente dipartimento regionale infrastrutture,
• mobilità e trasporti
• Dott. INGROIA Antonino, commissario straordinario della Provincia regionale
• di Trapani
• Dott. GIANVITO Mauro, assessore del comune di Erice (TP)
• Sig. PALERMO Franco, presidente Funierice Service
• Dott.ssa LIBRIZZI Gandolfo, capo di gabinetto vicario dell’assessore
• regionale per il territorio e l’ambiente
• Dott. LICATA di BAUCINA Francesco, dirigente generale ARPA Sicilia
• Dott. LIBRICI Luigi, dirigente ARPA Sicilia
• Sig. RICUPATI Gianluca, gruppo consiliare ‘Cambiamo Partinico’
• Ing. LO IACONO Francesco, gruppo consiliare ‘Gruppo Misto’
• Avv. TAFARELLA Francesco, Legambiente Partinico
• Arch. GRIMAUDO Giacomo, osservatorio G. La Franca
• Dott. DI MICELI Gioacchino
• Sig. LO BIUNDO Emanuele (ASSENTE)



http://www.ars.sicilia.it/icaro/default.jsp?icaAction=showDoc&id=2




Distilleria Bertolino: autorizzazione scaduta da due anni, chiesta la chiusura

La IV commissione Territorio ed Ambiente, presieduta dal Grillino Giampiero Trizzino, ha ascoltato i rappresentanti dell’Arpa, quelli dell’Arta che sono gli organi preposti al rilascio delle autorizzazioni, in presenza di diversi deputati regionali. Nessuno ha più potuto nascondere il fatto che l’autorizzazione della Distilleria Bertolino, per l’emissione in atmosfera dei fumi è scaduta dal 2012 e da due anni l’impianto lavora senza autorizzazione. Tra l’altro il dottor Librici in rappresentanza dell’Arpa, Agenzia regionale per l’Ambiente, si è accorto dopo anni di analisi, che la distilleria scarica in atmosfera unità odorimetriche in una quantità esageratamente superiore ai limiti di legge e che il fastidio avvertito dalla popolazione è giustificato da questa emissione irregolare.



Siamo nel 2012, sono i giorni in cui nasce quella che poi sarebbe diventata la lista “Patto per Monselice”. In questa intercettazione Mamprin afferma che l’allora presidente della Provincia Barbara Degani lo aveva indicato quale futuro candidato sindaco di Monselice, dandogli il mandato di curare le alleanze con Udc e Lega e di costituire “assolutamente” un’associazione che “partendo come associazione culturale poi può diventare un partito, una lista civica”. È in questa telefonata che emerge chiara anche la valutazione tutto sommato negativa che Degani e Mamprin hanno del sindaco Lunghi, considerato un bravo medico ma uno che politicamente non vale nulla
Alvise Zillo chiama il vicesindaco Mamprin per precisare che un tale Riccardo va dicendo che il vicesindaco di Monselice gli ha confidato che Italcementi chiude Monselice e compra Este e, ancora una volta, Mamprin con tono apparentemente sorpreso, garantisce di non conoscere alcun Riccardo, salvo poi contattare un “Riccardo” per chiarire eventuali malintesi.

In  una telefonata Mamprin e Lunghi criticano l’affermazione di un lavoratore della cementeria che aveva osato ammettere: “Miazzi avrebbe ragione, perché è vero che inquiniamo” e Mamprin, redarguendolo, commenta: “ma cos’è che buttate fuori, merda? …allora! …per andare avanti e per vivere bisogna pagare anche degli scotti!”



Il vicesindaco Mamprin telefona al sindaco Lunghi per segnalargli un intervento di Francesco Miazzi pubblicato dal “mattino di Padova“: “E’ una testa di c…”, sottolineano i due. “Con tutta la crisi che c’è va a occuparsi di queste cose”
Ecco la telefonata tra l’ingegner Francesco Corsato della cementeria Zillo e il vicesindaco Gianni Mamprin in preparazione del consiglio comunale del 2 agosto 2012, per garantire la bocciatura della mozione sul divieto di utilizzare rifiuti nel processo di produzione del cemento. Mamprin aveva chiesto alla Cementeria di Monselice una relazione che il sindaco avrebbe letto durante quel consiglio comunale. E all’ingegner Corsato, procuratore speciale della Cementizillo (che nel frattempo aveva comprato la Cementeria dei Monselice), che gli chiede cosa scrivere nella relazione, Mamprin risponde con sicurezza che la relazione da presentare ai consiglieri deve essere semplice e non troppo dettagliata, e che non doveva assolutamente toccare gli argomenti né della diossina né dei combustibili da rifiuti di cui semmai si sarebbe parlato “fra tre o quattro anni”: cioè nel 2015-2016.


Revamping, ecco le carte segrete: «Italcementi aveva già deciso la chiusura»

Il comitato “E Noi” pubblica le indagini dei carabinieri: c’erano trattative con Zillo per comprare Este e spegnere Monselice. Tutte le intercettazioni


di Francesca Segato 
MONSELICE. Dall’inchiesta della Procura della Repubblica di Padova sul revamping Italcementi spuntano fuori le intercettazioni telefoniche. Il comitato “E Noi?” rende infatti pubbliche le registrazioni delle telefonate ascoltate, nell’estate del 2012, dai carabinieri del Noe, nell’ambito dell’indagine sulle presunte forzature per assicurare il via libera al progetto Italcementi: il pm ha chiesto l’archiviazione non ravvisando alcun reato, richiesta contro la quale è stata presentata opposizione: deciderà il 10 giugno il giudice in udienza. In quella fase l’iter per le autorizzazioni al revamping era ormai concluso. Nelle telefonate, però, si parla molto della Cementeria di Monselice, che in quel periodo aveva presentato la richiesta per utilizzare i rifiuti nel processo produttivo. Tra gli intercettati il sindaco uscente Francesco Lunghi e il vicesindaco Gianni Mamprin.
«Ho avuto l’autorizzazione di accedere agli atti relativi alle indagini svolte dai carabinieri» spiega Silvia Mazzetto, presidente del comitato “E Noi?”. «Ho ritenuto opportuno divulgare queste informazioni perché da questi atti emerge uno scenario a mio parere sconvolgente di quella che è stata la ragnatela di affari che ha governato Monselice in questi ultimi anni. Penso sia giusto che i cittadini conoscano in che modo sono state manipolate le informazioni che riguardavano le cementerie, nel deliberato scopo di tenere aperto lo scontro sociale e dare addosso agli oppositori».
È pesante quello che afferma, perché parla di manipolazioni?

«Dall’ascolto delle telefonate si capisce come i nostri amministratori fossero a conoscenza di scenari che hanno tenuto nascosti alla cittadinanza. Il 27 luglio 2012 (telefonata 3686, 3694) Alvise Zillo (Cementizillo) telefona a Mamprin, preoccupato per alcune voci uscite dal Comune sul progetto segreto di Italcementi di chiudere lo stabilimento di Monselice per acquisire la cementeria Zillo di Este, paventando la possibilità che la fuga di notizie possa irritare la multinazionale che avrebbe potuto così abbandonare le trattative. Zillo si raccomanda di“smorzare la situazione”. Mamprin cerca di rassicurarlo garantendogli insistentemente di non aver parlato con alcuno. Ma, dopo solo tre minuti, telefona a Fabrizio Ghedin (addetto stampa del Comune e promotore con Mamprin del Patto per Monselice) riferendogli delle preoccupazioni di Zillo per verificare se avesse parlato di quel fatto con qualcuno, visto che del progetto ne erano a conoscenza solo “io (Mamprin) tu e il sindaco”. (3692, 3696). Alvise Zillo richiama Mamprin per precisare che un tale Riccardo va dicendo che il vicesindaco di Monselice gli ha confidato che Italcementi chiude Monselice e compra Este e, ancora una volta, Mamprin con tono apparentemente sorpreso, garantisce di non conoscere alcun Riccardo, salvo poi contattare (3757) un “Riccardo” per chiarire eventuali malintesi. Sembrerebbe dunque che già nel luglio del 2012 Italcementi fosse intenzionata a lasciare Monselice, pur avendo già incassato il primo via libera del Consiglio di Stato che consentiva la realizzazione del revamping. E di questo il sindaco Lunghi e il vicesindaco Mamprin erano perfettamente a conoscenza».



E quali altri fatti sarebbero stati taciuti?
«Risulta evidente la contraddizione tra quanto viene affermato lontano dai microfoni e quanto invece viene dichiarato pubblicamente dal sindaco e dal vicesindaco. In una telefonata Mamprin e Lunghi criticano l’affermazione di un lavoratore della cementeria che aveva osato ammettere: “Miazzi avrebbe ragione, perché è vero che inquiniamo” e Mamprin, redarguendolo, commenta: “ma cos’è che buttate fuori, merda? …allora! …per andare avanti e per vivere bisogna pagare anche degli scotti!” (3654). E anche il sindaco in una telefonata con il consigliere Baratto dichiara a commentando il comportamento “non allineato” del consigliere Basso: “Grande delusione Andrea Basso! Contro gli accertamenti fiscali, contro la finanza, contro… ma questo qui è matto, guarda. Lui per i rifiuti si astiene…Secondo me non c’è con la testa, secondo me non ha capito niente, né di politica né di società, guarda. È un tosetto, questo è come i grillini… come il sindaco di Mira che ha detto che lui fa un piano regolatore dove non fa costruire più niente. Perfetto, quelli che l’hanno votato saranno contentissimi … prima devono comprarsi le case esistenti, niente strade, niente asfalto… deve fare l’ecologia… questi non hanno capito un cazzo. Ma chi non vuole un mondo tutto pieno di fiori, ma la gente deve anche mangiare eh… (…) Ma questo è il paradiso terrestre prima della cacciata, purtroppo il peccato originale c’è stato e ci tocca subire, anche l’inquinamento»(768). Per non parlare delle numerosissime telefonate con la Cementeria di Monselice, dalle quali emerge il fattivo apporto del vicesindaco e indirettamente del sindaco in preparazione del Consiglio comunale del 2 agosto 2012, per garantire la bocciatura della mozione sul divieto di utilizzare rifiuti nel processo di produzione del cemento. Telefonate da cui emerge la sudditanza dei nostri amministratori nei confronti dei cementifici e come siano pronti anche a spianare la strada all’incenerimento di rifiuti».
Perché sostiene questo?

«Mamprin aveva chiesto alla Cementeria di Monselice una relazione che il sindaco avrebbe letto durante quel Consiglio comunale. E all’ingegner Corsato, procuratore speciale della Cementizillo (che nel frattempo aveva comprato la Cementeria dei Monselice), che gli chiedeva cosa scrivere nella relazione, Mamprin rispondeva con sicurezza che la relazione da presentare ai consiglieri doveva essere semplice e non troppo dettagliata, e che non doveva assolutamente toccare gli argomenti né della diossina né dei combustibili da rifiuti di cui semmai si sarebbe parlato “fra tre o quattro anni”: cioè nel 2015-2016” (2097).



Ma questo interessamento in difesa delle cementerie non si può spiegare semplicemente con la difesa dei posti di lavoro?

«Non lo so, visto che in una telefonata con il sindaco Lunghi, Mamprin arriva ad affermare: “Secondo me, se il revamping non va fatto è anche meglio” (272). Abbiamo amministratori che si proponevano come paladini dei lavoratori, ma che in realtà si disinteressavano della chiusura di Italcementi. Uomini di potere che, approfittando della delicata situazione, hanno deliberatamente indirizzato contro comitati e opposizione il risentimento dei lavoratori per trarne un immediato e personale vantaggio, e per contribuire a tenere segrete delle scelte aziendali che, evidentemente, avrebbero potuto essere impopolari».














ITALCEMENTI SOPRALLUOGHI ARPA 2009 NON E’ STATA PRESENTATA ISTANZA A.I.A. VEDI 693 OBBLIGO REVAMPING PAG 4

LA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE INQUINA?

La Italcementi di Isola delle Femmine inquina? di isolapulita

Assessore Territorio Ambiente
Regione Sicilia
DIRIGENTE GENERALE
Dott. Gaetano Gullo
 Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO protocollata 25
ottobre 2013
Regione Sicilia
1° Servizio VIA-VAS
dr. Giorgio D’Angelo
Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO protocollata 25
ottobre 2013
Assessore Territorio Ambiente
Regione Sicilia
Dott.sa  Mariella Lo Bello
Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO protocollata 25
ottobre 2013
FAX 091 7077963
IV Commissione Ambiente e
Territorio
Assemblea Regionale Siciliana   
Onle Giampiero Trizzino
Piazza Indipendenza 21
90129 PALERMO
 FAX 091 7054564
Raccomandata R.R.
Anticipata via fax
Oggetto: Decadenza,
per inosservanza prescrizioni,  decreto
693 18 luglio 2008
Il Sottoscritto Coordinatore del  Comitato Cittadino Isola Pulita con la
presente intende ribadire  quanto
dichiarato nel corso della riunione del Tavolo tecnico tenutosi presso il 1°
Servizio VIA-VAS  di questo Assessorato,
avente ad oggetto “Procedura A.I.A. Impianto IPPC ditta Italcementi S.p.a.”:
.
Considerato che la
procedura di autorizzazione integrata ambientale, in particolare per I
cementifici, ha diverse funzioni, quelle di maggior interesse sono le seguenti:
a) verifica puntuale delle
autorizzazioni ambientali esistenti per ricondurle ad una unica 
autorizzazione tenendo
conto del principio della applicazione della
prevenzione e riduzione  dell’inquinamento, al fine di
raggiungere l’obiettivo di un elevato
 
livello di protezione ambientale e della popolazione.
b) Verifica della applicazione
delle migliori tecnologie disponibili (sulla base di linee guida 
redatte per conto della Commissione
della Unione Europea ed a
  livello
nazionale) atte a 
ridurre gli impatti
ambientali e, tenendo conto delle caratteristiche tecnologiche e la durata 
di vita tecnica dell’impianto, la
previsione di
prescrizioni atte a ricondurre l’impianto, ove necessario, a raggiungere
prestazioni idonee entro tempi certi.
c) La fissazione di limiti emissivi
per le diverse matrici ambientali di interesse (emissioni, 
scarichi, rumore, ecc) che tengano
conto delle
tecnologie disponibili e applicabili al caso in  esame ma anche delle caratteristiche
ambientali della area limitrofa all’impianto. In tal caso possono essere
prescritti
limiti inferiori
a quelli stabiliti dalle norme nazionali applicabili  all’impianto e anche limiti inferiori alle
prestazioni ottenibili dall’applicazione delle
 migliori tecnologie ove le criticità locali
siano tali da renderle necessarie.

d) La individuazione di dettaglio
di un programma di monitoraggio a cura del gestore e di un  programma di controllo da parte degli enti
preposti che riguardi oltre al rispetto dei limiti  emissivi disposti anche le specifiche
modalità gestionali prescritte e il rispetto concreto  delle migliori tecnologie disponibili
individuate per l’impianto
.

Preso atto dell’istanza
presentata, dalla  Italcementi datati
3.11.2006,, contenente un progetto di modifica dell’impianto esistente ed ammodernamento tecnologico dell’impianto.
Preso atto  che in data 31.01.08 nella seduta della
Conferenza dei  Servizi la Italcementi
faceva richiesta di concessione dell’A.I.A. esclusivamente per l’utilizzo del
pet-coke come combustibile nel vecchio impianto, escludendo così  il progetto di modifica dell’impianto che la
Italcementi aveva presentato  il
3.11.2006
Preso atto che il 29
agosto 2008 la G.U.R.S. il decreto 693 del 18 luglio 2008 con cui il
“Dirigente”  del 2° Servizio VIA-VAS Ing
Vincenzo Sansone rilasciava l’autorizzazione Integrata Ambientale  alla Italcementi S.p.a.
Preso atto che il decreto 693 autorizzativo:
articolo 13 recita: “ Questo Assessorato, nella qualità di Autorità
competente per l’AIA, provvederà ad effettuare una visita ispettiva presso
l’impianto  congiuntamente con gli enti
che hanno rilasciato parere in merito ai lavori oggetto, successivamente alla
comunicazione di inizio dell’attività di produzione dell’impianto, al fine di
verifica  la attuazione delle
prescrizioni in fase di realizzazione dei lavori. La società Italcementi S.p.a.
è onerata, i quella sede, a voler consegnare ad ogni ente intervenuto copia di
progetto aggiornato con le previsioni delle suddette prescrizioni….”
articolo 7 recita: “subordinato
al rispetto delle condizioni e di tutte le prescrizioni impartite dalle
competenti autorità intervenute  in sede
di conferenze dei servizi ed indicate nei pareri sopra riportati, che fanno
parte integrante e sostanziale del presente decreto. In particolare, dalla data
di notifica del presente provvedimento dovranno essere osservate le
prescrizioni relative all’applicazione delle migliori tecniche disponibili,
dettate dai rappresentanti degli Enti preposti a rilasciare parere in
conferenza di servizi decisoria qui di seguito riportate:……….”
articolo pag 6 5° capoverso recita “ E’ fatto obbligo all’azienda
di procedere, entro 24 mesi dal rilascio della presente autorizzazione, alla
conversione tecnologica (revamping) dell’impianto con il completo allineamento
alle Migliori Tecniche Disponibili (M.T.D.) previste per il settore  cemento, al fine di ottenere un sostanziale
miglioramento delle prestazioni ambientali per quanto riguarda l’abbattimento
dei principali inquinanti (polveri, ossidi di azoto e ossidi di zolfo).
Nell’ambito dell’intervento di conversione tecnologica l’azienda è in ogni caso tenuta a realizzare
un sistema di abbattimento delle  polveri
che garantisca, per il forno di cottura (attualmente camino E35), un livello
emissivo inferiore a 15 mg/Nm3 (media oraria).……….”
Visto  l’atto d’invito e diffida  a provvedere con istanza in autotutela, inviato
con Raccomandata  R.R. 14344889362-1  del 21-03-2011 al 2° Servizio VIA-VAS  Assessorato TT.AA. Atto a tutt’oggi rimasto
inevaso.
Considerato che alla data della presente sono ampiamente decorsi i termini (24 mesi)
di adeguamento alle prescrizioni imposte alla Italcementi S.p.a., con il
decreto n.693 del 18 luglio 2008 emesso dall’Assessorato Regionale Territorio
Ambiente senza che risulti  realizzato
alcun intervento volto ad uniformarsi alle previsioni della predetta
Autorizzazione Integrata Ambientale.
Considerato che tale condotta comporta una grave responsabilità per Italcementi
S.p.a. che continua ad utilizzare un impianto altamente inquinante e nocivo per
la salute dei Cittadini, ma è foriero di responsabilità anche per
l’Amministrazione regionale per i suoi agenti che rimanendo inerti sono
solidamente responsabili con l’Italcementi S.p.a., per i danni alla salute dei
cittadini;
Considerato che non risulta che l’amministrazione abbia effettuato alcun controllo in
ordine all’adempimento delle prescrizioni imposte nei termini previsti
dall’A.I.A., nonostante che in data 18.1.2011 è stata comunicata
all’amministrazione regionale una situazione di emergenza ambientale relativa a
notevoli e pericolose esalazioni di fumo provenienti dalla cementerai e che di
tale emergenza è stata informata l’autorità giudiziaria;
Considerato che ogni ulteriore inerzia da parte dell’amministrazione regionale appare
foriera di gravi responsabilità per la stessa e , specialmente dei suoi agenti
per i gravi pericoli che corre la comunità locale in particolare i cittadini
che risiedono a ridosso del cementificio;
Considerato che la tutela della salute e dell’ambiente costituiscono interessi
pubblici sensibili,con valore primario e prevalente che obbliga
l’amministrazione ad una maggiore sensibilità in ordine alle attività di
controllo nel caso di pericolo;
Tutto quanto sopra premesso e considerato
 Questo Comitato Cittadino Isola Pulita sollecita
gli  Enti in indirizzo, per le competenze
che la legge affida loro, a voler provvedere con urgenza a sospendere e/o
revocare l’Autorizzazione Integrata Ambientale di cui al decreto n 693 del 18
luglio 2008, per il mancato adeguamento alle prescrizioni imposte nel termine
previsto dalla stessa  e/o per gli altri
motivi che l’autorità che legge la presente vorrà verificare a seguito di
adeguato ed idoneo controllo sulla documentazione e sull’impianto oggetto
dell’A.I.A.
Comitato Cittadino Isola Pulita
Giuseppe Ciampolillo
Via Sciascia 13
90040 Isola delle Femmine
Per maggiori informazioni si
trovano sui siti del Comitato Cittadino Isola Pulita:

ITALCEMENTI
ISOLA DELLE FEMMINE Interrogazione a 


risposta scritta 4-03034 MANNINO Claudia
21 dicembre 2013, 


seduta n. 143


Camera,
interrogazione a risposta scritta 
  di Claudia MANNINO
(M5S)

il decreto legislativo
30 luglio 1999, n. 300 attribuisce al Ministero della Salute le funzioni
spettanti allo Stato, in materia di tutela della salute umana, di tutela della
salute nei luoghi…
                    
presentato il: 21/12/2013
                    
 
Atto Camera  
   
 Interrogazione
a risposta scritta 4-03034 presentato da MANNINO Claudia testo di Sabato 21
dicembre 2013, seduta n. 143  


 MANNINO.
— Al Ministro della salute . — Per sapere – premesso che:   
il decreto
legislativo 30 luglio 1999, n. 300 attribuisce al Ministero della Salute le
funzioni spettanti allo Stato, in materia di tutela della salute umana, di
tutela della salute nei luoghi di lavoro e di igiene e di sicurezza degli
alimenti;   
 lo
stesso decreto legislativo stabilisce che il Ministero della Salute svolge le
funzioni di competenza statale concernenti la tutela della salute umana anche
sotto il profilo ambientale, nonché il monitoraggio della qualità delle
attività sanitarie regionali;   
 a
seguito di sopralluoghi effettuati dalle competenti autorità il 6 dicembre 2005
risultava che la «cementeria di Isola delle Femmine», sita nel comune di Isola
delle Femmine, utilizzasse come combustibile, per i propri impianti di
produzione, il petcoke senza avere ottenuto alcuna autorizzazione;   
 a
seguito di un atto di diffida della regione siciliana, il gestore dell’impianto
ha presentato, in data 3 novembre 2006, un’istanza per ottenere
l’Autorizzazione Integrata Ambientale necessaria a realizzare un progetto di
conversione tecnologica degli impianti produttivi (revamping);   
 nel
corso del procedimento autorizzatorio, il soggetto gestore ha chiesto il
rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale, esclusivamente per
l’impianto esistente includendo il coke di petrolio tra i combustibili
utilizzati, impegnandosi a ripresentare una richiesta di autorizzazione per la
realizzazione del progetto di conversione tecnologica dell’impianto, dopo aver
acquisito il necessario giudizio di compatibilità ambientale per la
realizzazione delle opere previste nello stesso progetto;   
 con
decreto del responsabile del servizio n. 693 del 18 luglio 2008, è stata
rilasciata alla società italcementi SpA l’autorizzazione integrata ambientale
per l’impianto esistente «cementerà di Isola delle Femmine», sito nel comune di
Isola delle Femmine, che consente l’impiego del coke di petrolio tra i
combustibili autorizzati;   
 l’articolo
6 del decreto n. 693 del 2008 stabilisce che «il provvedimento definitivo sarà
subordinato alle risultanze della visita di collaudo», in seno alla quale gli
enti preposti al controllo potranno, se ritenuto necessario, modificare le
condizioni e le prescrizioni autorizzative, stabilite dall’articolo 7 dello
stesso decreto n. 693 del 2008;   
 l’articolo
7 del decreto n. 683 del 2008 elenca, dettagliatamente, le condizioni e le
prescrizioni che devono essere rispettate relativamente al recupero dei rifiuti
come materie prime, ai limiti di emissione, alla conversione tecnologica
dell’impianto, all’uso dei combustibili e ai consumi energetici, al trattamento
dei rifiuti prodotti e infine alle attività di monitoraggio, stabilendo che
l’efficacia dell’Autorizzazione Integrata Ambientale «viene subordinata al
rispetto delle condizioni e di tutte le prescrizioni impartite dalle competenti
autorità intervenute in sede di conferenza di servizi», e che a far data dalla
notifica del provvedimento «dovranno essere osservate le prescrizioni relative
all’applicazione delle migliori tecniche disponibili, dettate dai
rappresentanti degli Enti preposti a rilasciare parere in conferenza di servizi
decisoria» riportate dettagliatamente nello stesso decreto;   
 tra
le prescrizioni relative all’impianto, fissate dal Decreto 683/2009,
all’articolo 7, è stato inserito l’obbligo, per il gestore, di procedere –
entro 24 mesi dal rilascio dell’autorizzazione – alla conversione tecnologica
(il cosiddetto revamping) dell’impianto con il completo allineamento delle
migliori tecniche disponibili (M.T.D.) per la produzione del cemento, al fine
di ottenere un sostanziale abbattimento dei principali inquinanti: polveri,
ossidi di azoto e ossidi di zolfo;   
 a
distanza di più di 5 anni dal rilascio dell’autorizzazione integrata
ambientale, la conversione tecnologica dell’impianto, prescritta dall’articolo
7 del decreto n. 683 del 2009, non è stata realizzata;   
 non
risulta che l’amministrazione competente al rilascio dell’AIA abbia effettuato
alcun controllo in ordine all’effettivo adempimento, da parte del soggetto
gestore, alle prescrizioni dettagliatamente elencate nel decreto n. 683 del
2009, nonostante – in data 18 gennaio 2011 – sia stata comunicata
all’amministrazione regionale e all’autorità giudiziaria una situazione di
emergenza ambientale relativa a notevoli e pericolose esalazioni di fumo
provenienti dalla cementeria;   
 nel
comune di Isola delle Femmine, in provincia di Palermo, continua, dunque, ad
operare un impianto per la produzione del cemento, che non utilizza le
tecnologie disponibili per conseguire un effettivo abbattimento delle emissioni
inquinanti: polveri, ossidi di azoto e ossidi di zolfo;   
 la
mancata ottemperanza alle prescrizioni fissate nel provvedimento di rilascio
dell’Autorizzazione Integrata Ambientale – e in particolare a quella
concernente l’obbligo di adeguamento tecnologico dell’impianto esistente – non
costituisca una grave minaccia per la salute pubblica stante la stessa
collocazione dell’impianto rispetto ai centri abitati circostanti –:
  
 quali
elementi disponga in merito alla situazione e ai fatti esposti;   
 se
intenda assumere iniziative al fine di tutelare la salute delle comunità che
abitano nel territorio interessato dalle emissioni inquinanti connesse al
funzionamento della cementeria di Isola delle Femmine. (4-03034)
 

PIETRO TOLOMEO DIRIGENTE GENERALE DECRETO 155 29 GENN 2009
CONTRATTO ING NATALE ZUCCARELLO NOMINA DIRIGENTE RESPONSABILE 2 VIA VAS A.IA
ITALCEMENTI DECRETO 693 18 LUGLIO 2008

TOLOMEO PIETRO NOMINA SANSONE DIRIGENTE 2
SERVIZIO VIA VAS A PARTIRE DAL 17 DICEMBRE 2008 DOPO  CINQUE MESI DALLA FIRMA COME RESPONSABILE DEL 2° SERVIZIO VIA VAS   DECRETO CONCESSORIO  A.I.A. ALLA ITALCEMENTI DEL
LUGLIO 2008 



A.I.A. ITALCEMENTI 693 2008, ANZA’, GULLO,EMISSIONI, INTERLANDI, RAFFINERIE, SANSONE, TOLOMEO, ZUCCARELLO,MONSELICE,REVAMPING,GAETA,CANNOVA,LO BELLO,CROCETTA,

RAFFINERIE, I PETROLIERI VOGLIONO LA DEROGA SULLE EMISSIONI

 “L’uso del petcoke fa paura: a meno di un chilometro dalle case. La Regione deve revocare l’Aia. Le carte subito in Procura”.

Revamping Italcementi, indagini da due anni su Lunghi e Matteazzi «E buona parte dei fondi proviene da Italcementi»

Distilleria Bertolino: autorizzazione scaduta da due anni, chiesta la chiusura IV COMMISSIONE ‘AMBIENTE E TERRITORIO’ SED. N. 120 DEL 07 MAGGIO 2014

A.I.A. ITALCEMENTI 693   2008, ARPA.ATA, Bertolino, GELA, ISOLA DELLE FEMMINE, PARTINICO, PETCOKE, PRESCRIZIONI, TRIZZINO, REVAMPING

Distilleria Bertolino: autorizzazione scaduta da due anni, chiesta la chiusura IV COMMISSIONE ‘AMBIENTE E TERRITORIO’ SED. N. 120 DEL 07 MAGGIO 2014 e la Italcementi di Isola delle Femmine ?

LA COMMISSIONE EUROPEA DELL’AMBIENTE Polveri sottili, ozono e benzene l’Italia batte tutti i record di smog

Molti europei sono ancora esposti a sostanze inquinanti atmosferiche nocive

Quasi un terzo degli abitanti delle città europee è esposto a concentrazioni eccessive di particolato in sospensione nell’aria (PM) Il particolato è una delle sostanze inquinanti più nocivi per la salute umana in quanto penetra nelle parti sensibili dell’apparato respiratorio. L’UE ha compiuto dei progressi nel corso degli ultimi decenni nella riduzione delle sostanze inquinanti atmosferiche che provocano acidificazione, ma una nuova relazione pubblicata oggi dall’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) indica che molte parti d’Europa continuano ad avere persistenti problemi per quanto riguarda le concentrazioni all’aperto di PM e ozono troposferico.
Janez Potočnik, Commissario per l’ambiente, ha dichiarato: “Questa relazione serve a ricordarci quanto sia importante la qualità dellaria per la salute dei nostri cittadini. Ecco perché voglio che il 2013 sia lAnno della qualità dellaria e perché intendo concentrarmi sul rafforzamento della nostra normativa in materia per poter affrontare i problemi che sono stati individuati oggi.”
La Professoressa Jacqueline McGlade, direttore esecutivo dell’AEA, ha dichiarato: “La politica perseguita dallUnione europea è riuscita a ridurre le emissioni di molte sostanze inquinanti nel corso dellultimo decennio, ma si può fare di più. In molti paesi, le concentrazioni di sostanze inquinanti rimangono sopra i limiti legali raccomandati stabiliti per proteggere la salute dei cittadini europei. In effetti linquinamento atmosferico riduce laspettativa di vita di circa due anni nelle città e nelle regioni più inquinate.
La relazione del 2012 dell’AEA sulla “Qualità dell’aria in Europa”en prende in esame l’esposizione dei cittadini alle sostanze inquinanti e offre un’istantanea della situazione in Europa. La relazione intende promuovere lo sviluppo di politiche anti inquinamento più efficienti.

Risultati principali

•  Il particolato (PM) costituisce il maggior rischio per la salute dovuto all’inquinamento atmosferico nell’UE, che può condurre a morte prematura. La relazione stima che nel 2010 il 21% della popolazione urbana sia stata esposta a livelli di concentrazione di PM10 superiori ai valori limite giornalieri più severi, fissati dall’UE a salvaguardia della salute. Fino al 30% della popolazione urbana era esposta a livelli di concentrazione del particolato più fine (PM2,5) superiori ai valori limite annuali (meno severi) fissati dall’UE. Secondo i livelli di riferimento dell’OMS, che sono ancora più severi di quelli imposti dalla normativa dell’UE, rispettivamente fino all’81% e al 95% degli abitanti delle città si trovavano esposti a concentrazioni di PM superiori ai valori di riferimento stabiliti per la protezione della salute umana, il che evidenzia l’urgenza della prossima revisione della normativa sulla qualità dell’aria.
•  LOzono (O3) può provocare problemi all’apparato respiratorio e condurre a morte prematura. L’esposizione nei centri urbani è molto elevata: il 97% degli abitanti delle città dell’UE nel 2010 era esposto a concentrazioni di O3 superiori al livello di riferimento dell’OMS. il 17% era esposto a concentrazioni superiori al valore obiettivo fissato dall’UE per l’O3. Nel 2009, il 22% delle terre coltivabili in Europa era esposto a concentrazioni nocive di O3, che hanno provocato la perdita di raccolti.
•  Il biossido di azoto (NO2) è una delle principali cause di eutrofizzazione (crescita eccessiva di piante e alghe nell’acqua) e di acidificazione e contribuisce inoltre alla formazione di PM e O3. Nel 2010, il 7% degli abitanti delle città europee era esposto a livelli di NO2 superiori ai valori limite dell’UE. Le emissioni a livello nazionale di ossidi di azoto in molti paesi europei superano ancora i massimali di emissione stabiliti dalla normativa dell’UE e previsti dagli accordi presi in ambito ONU.
•  Il benzo(a)pirene (BaP) è cancerogeno. Una percentuale importante della popolazione urbana nell’UE (20-29% tra il 2008 e il 2010) era esposta a concentrazioni superiori al valore obiettivo dell’UE, che dovrà essere rispettato entro il 2013. L’aumento delle emissioni di BaP registrato in Europa nel corso degli ultimi anni è pertanto un motivo di preoccupazione.
   Il biossido di zolfo (SO2) costituisce un grande successo: le emissioni sono state ridotte in misura significativa negli ultimi anni grazie alla normativa dell’UE che imponeva l’utilizzo di una tecnologia per eliminare le emissioni e di carburanti con un minore contenuto di zolfo. Il 2010 è stato il primo anno in cui la popolazione urbana dell’UE non era esposta a concentrazioni di SO2 superiori al valore limite dell’UE.
•  Nell’UE le concentrazioni nell’aria esterna di monossido di carbonio, benzene e metalli pesanti (arsenico, cadmio, nichel, piombo) sono generalmente modeste, localizzate e sporadiche, con pochi casi di superamento dei valori limite e dei valori obiettivo fissati dalla normativa europea.

Fasi successive

Negli ultimi anni, l’AEA ha pubblicato informazioni annuali sulle emissioni di sostanze inquinanti atmosferiche e sui superamenti dei massimali di emissione ai sensi delladirettiva sui massimali nazionali di emissioneen. Verso la fine dell’anno in corso l’AEA pubblicherà un’analisi retrospettiva sul raggiungimento o meno degli obiettivi in materia sanitaria e ambientale fissati dalla direttiva sui massimali nazionali di emissione per il 2010.
La Commissione europea sta preparando per il 2013 una revisione della normativa dell’UE sulla qualità dell’aria, in consultazione con i portatori di interesse e prestando particolare attenzione alle politiche in materia di inquinamento dell’aria.

Contesto

Una cattiva qualità dell’aria può provocare disturbi cardiaci, problemi respiratori, tumori ai polmoni, difficoltà di respirazione e altre malattie. Alcune sostanze inquinanti possono portare all’eutrofizzazione, a ridotte rese agricole, ad una ridotta crescita delle foreste ed avere un impatto sul clima. Negli ultimi anni le emissioni di diverse sostanze inquinanti sono diminuite, il che ha contribuito ad un miglioramento della qualità dell’aria in alcune aree. Tuttavia, ciò non ha sempre comportato un calo corrispondente delle concentrazioni di sostanze inquinanti atmosferiche. I persistenti problemi relativi alla qualità dell’aria richiedono ulteriori sforzi al fine di ridurre le emissioni di diverse sostanze inquinanti.



IL RAPPORTO

Polveri sottili, ozono e benzene
l’Italia batte tutti i record di smog

Allarmante fotografia della qualità dell’aria nel documento presentato oggi a Bruxelles. In nessun altro paese i limiti di legge sono superati spesso come da noi. L’Ue: “Preoccupati per città come Milano, Bergamo e Novara”

Lo leggo dopo

BRUXELLES – In nessun paese europeo la qualità dell’aria è cattiva come in Italia. A certificare il triste primato è il rapporto 2012 dell’Agenzia Ue per l’Ambiente, presentato oggi a Bruxelles, relativo al periodo 2001-2010. 






Il nostro paese è quello che ha sforato più spesso i limiti comunitari per il particolato, l’ozono, il monossido di carbonio, il nickel e il benzene. Il documento dell’Unione fotografa una situazione davvero allarmante. L’Italia è tra gli Stati che nel 2010 hanno “superato più spesso” il valore limite annuale per le Pm10 (in vigore dal 2005), con Polonia, Slovacchia, Balcani e Turchia. 





Fuorilegge anche le concentrazioni di polveri sottili (Pm2.5), “più alte che il valore obiettivo annuale da raggiungere entro il 2010” (pure in Bulgaria, Repubblica Ceca, Polonia e Slovacchia). L’Italia ha anche i valori europei più alti di particolato (dati 2009) nelle zone rurali, insieme a Ungheria e Olanda. Unica nota positiva, il “miglioramento nel corso degli anni” del numero di sforamenti su basi giornaliera delle Pm10, tra il 2001 e il 2005 e poi nel 2010. 


Record assoluto in negativo per l’Italia anche sul fronte dell’ozono, dove nel 2010 i valori europei più alti sono stati registrati nell’Italia settentrionale, la cui concentrazione ha superato di oltre due volte la soglia limite. Maglia nera anche per il monossido di carbonio, di cui l’Italia è l’unico paese ad essere riuscito a sforare i limiti nel 2001, nel 2005 e nel 2010.  Eccessiva poi la presenza di nickel nell’aria italiana in alcune zone, principalmente in siti industriali del Nord, e anche di benzene/benzopirene, dove tra le uniche quattro stazioni europee di misurazione a superare la soglia limite vi è la Sicilia. 

In Italia, ha osservato il direttore esecutivo dell’agenzia Ue dell’Ambiente, Jacqueline McGlade, “la nostra preoccupazione sono città come Milano, Novara, Bergamo e altre, che sono andate oltre i limiti di ozono, polveri sottili e altri inquinanti”. Il problema dell’inquinamento nel Nord Italia, secondo McGlade, “è legato alla topografia della regione, ma anche al fatto che l’Italia è un crocevia per le masse d’aria generate dai trasporti a lungo raggio ad  Est, oltre a quello che viene generato in situ”. “Penso che questo – ha aggiunto – comporti una responsabilità speciale per il Nord Italia: non solo di controllare molto bene le emissioni industriali (vediamo ancora alcuni impianti inefficienti che inquinano aria e acqua)”, ma anche con interventi “per piani urbani, trasporti locali, trasporto merci e ferrovie”

Secondo le stime, “i cittadini europei pagano in termini di salute circa fra i 200 e 300 euro l’anno, a causa degli impianti industriali”. Di qui la necessità di agire in maniera importante sulla prevenzione, “soprattutto in Italia dove c’è una popolazione che invecchia, quindi particolarmente vulnerabile agli inquinanti”.

Secondo il ministro dell’Ambiente Corrado Clini “l’Italia ha bisogno di una politica per la mobilità sostenibile che non abbiamo ancora. Ci sono dei luoghi dove registriamo un positivo miglioramento dei livelli della qualità dell’aria e altri casi in cui rimangono dei problemi legati prevalentemente al traffico”. “Ci sono valori al di sopra dei obiettivi qualità dell’aria – ha aggiunto – che come strategia di base richiedono una gestione diversa della mobilità, riducendo il traffico privato, potenziando i servizi pubblici e promuovendo le forme di mobilità alternativa, come l’uso di biciclette o l’auto elettrica”. 

Alla luce dei risultati del rapporto Ue chiede un rapido cambio di marcia Legambiente. “La maglia nera assegnata all’Italia per la qualità dell’aria conferma ciò che segnaliamo da tempo: nel Belpaese c’è una vera e propria emergenza smog, una malattia cronica che colpisce tantissime città italiane e che non accenna a placarsi. Le cause dell’inquinamento atmosferico sono chiare e conosciute da tempo, eppure si fa ancora troppo poco per arginare il problema”, sottolinea Giorgio Zampetti, responsabile scientifico dell’associazione. Per porre “un freno all’inquinamento atmosferico in città – aggiunge Zampetti – è indispensabile adottare misure più concrete, strutturali ed efficaci come l’incremento del trasporto pubblico locale e del servizio ferroviario per il trasporto pendolare, il pedaggio urbano, l’estensione delle zone 30 e delle aree pedonali, delle corsie preferenziali per i mezzi pubblici e favorire l’incremento degli spostamenti in bicicletta lungo le strade cittadine”.


http://www.repubblica.it/ambiente/2012/09/24/news/rapporto_ue_smog-43180105/

Agenzia europea ambiente: inquinamento aria ancora elevato

La qualità dell’aria in Europa lascia ancora molto a desiderare e molti europei sono esposti a sostanze atmosferiche inquinanti e nocive. Quasi un terzo degli abitanti delle città europee è esposto a concentrazioni eccessive di particolato nell’aria. C’è ancora una forte esposizione all’ozono e al benzo(a)pirene, che è cancerogeno. Se poi si guarda ai dati italiani, emerge come il Belpaese guadagni una poco invidiabile maglia nera per la qualità dell’aria: sfora infatti i limiti europei per particolato, ozono, monossido di carbonio, nickel e benzene. Record negativo assoluto per l’ozono, per il quale nel 2010 la concentrazione di alcune aree ha superato di oltre due volte la soglia limite. Male anche la presenza di monossido di carbonio. Il quadro è tracciato dal rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente.
Lo studio sulla “Qualità dell’aria in Europa”, presentato oggi a Bruxelles, evidenzia le carenze nella qualità dell’aria dei paesi europei. L’Italia, come detto, non è in buono stato. Nel 2010 è fra i paesi che ha superato più spesso il valore limite annuale per le PM10 (in vigore dal 2005) insieme a Polonia, Slovacchia, Balcani e Turchia. Ci sono una eccessiva presenza di nickel nell’aria e di benzene/benzopirene, valori alti di particolato, valori elevati per concentrazione di polveri sottili, mentre l’unica nota positiva è un miglioramento progressivo del numero di sforamenti su basi giornaliere delle PM10.
Spostando lo sguardo all’Europa, emerge che quasi un terzo degli abitanti delle città europee è esposto a concentrazioni eccessive di particolato in sospensione nell’aria (PM), che è una delle sostanze inquinanti più nocive per la salute umana in quanto penetra nelle parti sensibili dell’apparato respiratorio. La relazione dell’Agenzia europea per l’ambiente indica dunque che molte parti d’Europa continuano ad avere forti problemi in tema di qualità dell’aria. Sostiene Janez Potočnik, Commissario per l’ambiente: “Questa relazione serve a ricordarci quanto sia importante la qualità dell’aria per la salute dei nostri cittadini. Ecco perché voglio che il 2013 sia l’Anno della qualità dell’aria e perché intendo concentrarmi sul rafforzamento della nostra normativa in materia per poter affrontare i problemi che sono stati individuati oggi.”
L’istantanea della situazione europea dice che, per quanto riguarda il particolato (che rappresenta il maggior rischio per la salute dovuto all’inquinamento atmosferico nell’UE), nel 2010 il 21% della popolazione urbana era esposta a livelli di concentrazione di PM10 superiori ai valori limiti giornalieri fissati dall’Europa, mentre fino al 30% della popolazione urbana era esposta a livelli di concentrazione del particolato più fine (PM2,5) superiori ai valori limite annuali (meno severi) fissati dall’UE. Prendendo a riferimento i valori dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che sono più severi, emerge invece che rispettivamente fino all’81% e al 95% degli abitanti delle città si trovavano esposti a concentrazioni di PM superiori ai valori di riferimento stabiliti per la protezione della salute umana.
Nei centri urbani è elevata l’esposizione all’ozono: il 97% degli abitanti delle città dell’UE nel 2010 era esposto a concentrazioni di ozono superiori al livello di riferimento dell’OMS. Il 7% degli abitanti delle città europee è esposto a livello di biossido di azoto superiori ai valori limite europei.
Capitolo dolente è quello del benzo(a)pirene, che è cancerogeno: fra il 20 e il 29% della popolazione urbana europea fra il 2008 e il 2010 era esposta a concentrazioni superiori al valore obiettivo europeo, che deve essere rispettato entro il 2013, mentre sono aumentate le emissioni registrate negli ultimi anni. Unica nota positiva è la riduzione delle emissioni di biossido di zolfo.
Commenta il direttore esecutivo dell’AEA Jacqueline McGlade: “La politica perseguita dall’Unione europea è riuscita a ridurre le emissioni di molte sostanze inquinanti nel corso dell’ultimo decennio, ma si può fare di più. In molti paesi, le concentrazioni di sostanze inquinanti rimangono sopra i limiti legali raccomandati stabiliti per proteggere la salute dei cittadini europei. In effetti l’inquinamento atmosferico riduce l’aspettativa di vita di circa due anni nelle città e nelle regioni più inquinate.”
AMBIENTE
24/09/2012 –

Ue, all’Italia la maglia nera per la qualità dell’aria

Numerosi e prolungati superamenti della soglia consentita di polveri sottili e altri inquinanti nelle sue maggiori città

ROMA
L’Italia nel 2010 è tra i Paesi europei che ha superato più spesso i limiti Ue nell’aria per il particolato, l’ozono, il monossido di carbonio, il nickel e ilbenzene. E’ quanto emerge dal rapporto 2012 dell’Agenzia europea per l’Ambiente presentato oggi a Bruxelles e relativo al periodo 2001-2010, che al Belpaese (insieme a Polonia,Slovacchia, Balcani e Turchia) ha assegnato la maglia nera nell’Unione per la qualità dell’aria. 




Anche “le concentrazioni di polveri sottili – si legge – sono state più alte del valore obiettivo annuale fissato per il 2010”, soprattutto al nord. Tuttavia, l’Italia registra una notapositiva nel “miglioramento nel corso degli anni” del numero di sforamenti su basi giornaliera delle Pm10. 





Secondo il rapporto, quasi un terzo degli abitanti delle città europee è esposto a concentrazioni eccessive di particolato in sospensione nell’aria (Pm), una delle sostanzeinquinanti più nocivi per la salute umana in quanto penetra nelle parti sensibili dell’apparato respiratorio. 


«Questa relazione serve a ricordarci quanto sia importante la qualità dell’aria per la salute dei nostri cittadini. Ecco perché voglio che il 2013 sia l’anno della qualità dell’aria e perché intendo concentrarmi sul rafforzamento della nostra normativa in materia per poter affrontare i problemi che sono stati individuati oggi» ha dichiarato il commissario perl’Ambiente, Janez Potocnik. 

Ultimo aggiornamento
Inquinamento atmosferico
Inquinamento: il nuovo registro europeo rende accessibili al pubblico le informazioni sulle emissioni degli impianti industriali in Europa
Ambiente: grazie a nuove mappe i cittadini europei hanno una panoramica dell’inquinamento atmosferico causato da fonti diffuse
Il settore europeo dei trasporti deve essere ambizioso per raggiungere gli obiettivi fissati
Ambiente e salute
Ambiente: le acque di balneazione europee continuano ad essere di buona qualità
Acque pulite nella maggior parte delle destinazioni turistiche dell’UE
Ambiente urbano
La sovraccrescita urbana – La sfida ambientale ignorata dell’Europa
http://www.eea.europa.eu/it/pressroom/newsreleases/molti-europei-sono-ancora-esposti

Sicilia

Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente
(Decreto Assessoriale n. 176/GAB del 9/8/2007)

http://www.minambiente.it/home_it/menu.html?mp=/menu/menu_attivita/&m=argomenti.html%7CInquinamento_atmosferico.html%7CQualita_dellaria.html%7CPiani_sulla_qualita_dellaria.html

PIANO ARIA REGIONE SICILIA 

PIANO ARIA REGIONE SICILIA COPIATO DAL VENETO – YouTube 

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Ilva Taranto, commissione al lavoro per rilascio autorizzazione ambientale

Ilva Taranto, commissione al lavoro per rilascio autorizzazione ambientale

Ilva Taranto,
commissione al lavoro per rilascio autorizzazione ambientale

Per il 30 settembre potrebbe essere pronta nonostante i
custodi siano sommersi di lavoro. Il presidente Carla Sepe chiede al numero uno
degli esperti nominati dal gip, l’ingegner Barbara Valenzano, di voler
confermare una serie di informazioni trasmesse dall’azienda. Ma i dati sono mai
arrivati ai tecnici

Ilva Taranto, commissione al lavoro per rilascio autorizzazione ambientale


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Il lavoro della commissione per il rilascio dell’autorizzazione integrata
ambientale all’Ilva non conosce sosta. Per il 30 settembre
potrebbe essere pronta, nonostante i custodi siano sommersi di lavoro. Il
presidente Carla Sepe non ha esitato a chiedere informazioni in pochi giorni
anche minacciando una denuncia. La prima lettera è datata 3 settembre 2012, la
seconda è di appena una settimana più tardi. In entrambe le missive il
presidente chiede al “gestore” dello stabilimento, Barbara
Valenzano, di voler confermare una serie di
informazioni trasmesse da Ilva entro un paio di giorni, pena la
denuncia per omessa comunicazione. Peccato che né Ilva né la commissione abbiano
inviato quei dati “voluminosi” ai tecnici.  Barbara Valenzano, però, schiva il
colpo entrambe le volte e rilancia: “Nessuna di quelle proposte di intervento è
giunta ai custodi, ma in ogni caso – scrive la Valenzano dopo aver reperito le
proposte attraverso strade differenti – si ritiene necessario integrare l’elenco
degli interventi proposti dalla società” per adeguarli alle migliori
tecnologie disponibili e ricorda alla Sepe che la sua commissione “ha
piena facoltà di individuare interventi integrativi o migliorativi” rispetto a
quanto proposto dall’Ilva. I custodi, insomma, devono riuscire a risolvere entro
pochi giorni tutto quello che in decenni istituzioni, locali e nazionali non
hanno saputo fare. Se non ci riescono, per loro scatta la denuncia.
Il ministro dell’ambiente Corrado Clini, intanto, non perde
occasione per ribadire che ”l’autorizzazione che consente all’Ilva l’esercizio
degli impianti compete al ministero dell’Ambiente. Io – aggiunge il ministro –
so qual è il mio compito e conosco quelli della magistratura”. Un concetto
chiaro, anche se non proprio in linea con il codice di procedura penale: per
Clini non sarà la procura di Taranto né il gip Patrizia Todisco
a impedire che la fabbrica del Gruppo Riva possa continuare a
produrre. Una vera e propria sfida dopo la bocciatura del piano di interventi
proposto dal presidente Bruno Ferrante che mirava a ottenere
anche una minima capacità produttiva che possa garantire anche la salvaguardia
degli impianti e i livelli occupazionali.
Il 30 settembre, per Clini e la sua commissione, è quindi una data cruciale.
Secondo il ministro, i tempi del risanamento si aggirerebbero intorno a 3 o 4
anni e gli interventi sarebbero così “imponenti” da “cambiare non solo la pelle,
ma anche il cuore industriale di Taranto”. Nel frattempo l’Ilva avrebbe l’ok del
Ministero dell’ambiente per continuare a produrre e, quindi, a inquinare. Una
sorta di licenza per continuare ad avvelenare operai e
cittadini di Taranto in attesa di realizzare gli interventi per “eliminare tutte
le situazioni di pericolo”. L’attività produttiva potrebbe quindi riprendere in
barba alle disposizioni del tribunale del Riesame che confermando il sequestro
senza facoltà d’uso, aveva stabilito che l’attività produttiva
potrà riprendere solo “in condizioni di piena compatibilità ambientale, una
volta eliminate del tutto quelle emissioni illecite, nocive e dannose per la
salute dei lavoratori e della popolazione”.
Eppure l’Ilva aveva già ottenuto l’Aia il 4 agosto 2011 con una commissione
guidata allora dal presidente Dario Ticali. Lo stesso che avrebbe ricevuto,
secondo quanto racconta l’avvocato Franco Perli a Fabio Riva in una telefonata
intercettata dalla Guardia di finanza di Taranto, la
disposizione da Luigi Pelaggi, ex capo di gabinetto dell’allora ministro
Stefania Prestigiacomo, di “parlare” con Giorgio Assennato sulla cui testa
pendeva, per il suo comportamento ostile all’azienda, il diktat di
“distruggerlo” dell’ex pr dell’Ilva, Girolamo Archinà. Le prescrizioni contenute
nell’autorizzazione concessa da quella commissione, i cui lavori secondo quanto
emerge dalle intercettazioni sarebbero stati pilotati dal
sistema Archinà, si sono dimostrate assolutamente inefficaci tanto che una nuova
commissione sta procedendo al suo riesame. A guidarla, oggi, c’è Carla Sepe che nell’agosto 2011 era la vice di Ticali. La commissione si
riunisce spesso all’interno dello stabilimento, ma i sopralluoghi agli impianti
sarebbero stati appena due. Ai lavori partecipa anche l’azienda, nonostante
il divieto imposto dal custode giudiziario. Perché il 30
settembre incombe e l’Aia “s’ha da fare”. Sempre che la commissione riesca a
finire i lavori.

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Procura all’Ilva: eliminare le emissioni inquinanti stop all’attività
produttiva


TARANTO – Non c’è alcuna autorizzazione ad una produzione
ridotta: gli impianti dell’area a caldo dell’Ilva sottoposti a sequestro
inquinano e quindi non possono continuare a produrre. Il procuratore di Taranto,
Franco Sebastio, non lascia spazio ad equivoci sulle direttive impartite ai
custodi giudiziari del siderurgico, intervenendo in prima persona con una nota
per precisare i contenuti della direttiva e smentire interpretazioni che parlano
di una «inesistente autorizzazione» a continuare la produzione anche se a
livelli ridotti. 

Il sequestro degli impianti dell’area a caldo dell’Ilva, precisa infatti
Sebastio nella nota, «impone l’eliminazione delle emissioni inquinanti e
pericolose e all’uopo inibisce qualunque attività produttiva degli impianti
sequestrati. L’ultima direttiva consegnata ai custodi tecnici e al presidente
dell’Ilva, Bruno Ferrante, «integra e chiarisce – precisa Sebastio – in maniera
esaustiva il contenuto delle precedenti direttive interlocutorie via via
emesse». Il procuratore ribadisce, quindi, che «l’utilizzo degli impianti in
questione è consentito all’unico fine della bonifica in vista della loro
eventuale successiva riutilizzazione a fini produttivi».

La procura
riconosce che la complessità del ciclo continuo di funzionamento dell’acciaieria
impone alcune cautele «tecnicamente necessarie per evitare, ove possibile, il
deterioramento o la distruzione degli impianti medesimi», ma spiega con
determinazione che «il sequestro inibisce l’utilizzo degli impianti e delle aree
sequestrate ai fini produttivi, ivi compresi i parchi minerari». Ovviamente,
conclude Sebastio, «i custodi-amministratori provvederanno all’attuazione
definitiva sulla base delle prescrizioni e degli interventi tecnici che saranno
da loro determinati così come peraltro disposto nei provvedimenti di sequestro
emessi dal gip e dal Tribunale del riesame, riferendone a questo
ufficio».

La precisazione del procuratore arriva all’indomani di una
intensa giornata dedicata da Governo, Regione ed Enti locali al tentativo di
salvare il polo siderurgico tarantino cercando anche in Europa fonti di
finanziamento per rendere compatibili dal punto di vista ambientale gli impianti
dell’acciaieria. Il ministro dell’ambiente Corrado Clini ieri è stato prima a
Bari e poi a Taranto per incontrare il commissario europeo Tajani, azienda,
sindacati e ambientalisti.

La direttiva della procura era stata
consegnata ai tre custodi ‘tecnicì e anche al presidente dell’Ilva, Bruno
Ferrante, anche lui custode giudiziario. Nel documento si ribadiva che il
sequestro degli impianti dell’aria a caldo del siderurgico è senza facoltà
d’uso, che gli impianti non possono essere utilizzati a fini produttivi, così
come già indicato nel decreto di sequestro confermato dal Tribunale del Riesame,
pur dovendo salvaguardare gli stessi impianti.


AIA Ilva, le osservazioni tecnico-giuridiche di PeaceLink

14 settembre 2012 – Associazione PeaceLink
Documento presentato da PeaceLink
Osservazioni tecnico-giuridiche nell’AIA
Vi è un
equivoco di fondo quando si dice “mettere a norma” gli impianti 
dell’Ilva. Che cosa significa infatti “mettere a norma”?
L’AIA
prevede che una fabbrica sia autorizzata se adotta le BAT, ossia le 
migliori
tecnologie disponibili. Ma “disponibili” vuol dire che sono nella disponibilità economica dell’imprenditore.
Il dlgs
59/2005 definisce così il significato di “disponibili”:

le tecniche sviluppate su una
scala che ne consenta 
l’applicazione in condizioni
economicamente e tecnicamente valide 
nell’ambito del pertinente comparto
industriale, prendendo in 
considerazione i costi e i vantaggi,
indipendentemente dal fatto che siano 
o meno applicate o prodotte in ambito
nazionale, purche’ il gestore possa 
avervi accesso a condizioni
ragionevoli;

Una tale definizione di “disponibile” porta a
subordinare l’efficacia tecnica alle ragioni della “ragionevolezza economica”.
Ilva fa riferimento a questo aggettivo
(“disponibile”) per dire che ha scelto fra le varie tecnologie quella che più
le sembra idonea alla propria “disponibilità economica” e ha già detto in
passato che è già dotata delle BAT, ossia delle migliori tecnologie
disponibili.
La nostra risposta è pertanto che occorre
andare OLTRE le migliori tecnologie disponibili per parlare di adozione delle
migliori tecnologie in assoluto, ossia quelle a cui fa riferimento la perizia chimico-tecnologica
commissionata dal GIP dott.ssa Patrizia Todisco..
La perizia valuta un “range” di soluzioni
tecnologiche, ossia un intervallo di valori emissivi evidenziando di quanto –
rispetto alle migliori performance ambientali – si discosti l’attuale livello
emissivo degli impianti Ilva.
Come fare in modo che l’AIA adotti le migliori
tecnologie in assoluto?
Come poter dire che la “messa a norma” degli
impianti significhi l’adozione delle migliori tecnologie in assoluto?
La risposta sta nell’articolo 8 della
normativa sull’AIA (dlgs 59/2005) che è stato trasfuso nel Codice dell’Ambiente
(dlgs 152/2006).

Ecco il testo.

Dlgs
59/2005 sull’AIA
Decreto
Legislativo 18 febbraio 2005, n. 59
Attuazione
integrale della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e
 riduzione
integrate dell’inquinamento
Art.
8. Migliori tecniche disponibili e norme di qualità ambientale
1.
Se, a seguito di una valutazione dell’autorità competente, che tenga
conto di tutte le emissioni coinvolte,
risulta necessario applicare ad
impianti, localizzati in una determinata
area, misure più rigorose di
quelle ottenibili con le migliori tecniche
disponibili, al fine di
assicurare in tale area il rispetto delle norme
di qualità ambientale,
l’autorità competente può prescrivere nelle
autorizzazioni integrate
ambientali misure supplementari particolari più
rigorose, fatte salve le
altre misure che possono essere adottate per
rispettare le norme di
qualità ambientale.

Questo articolo è stato COMPLETAMEMNTE
DISATTESO DALLA AIA rilasciata all’Ilva nel 2011.
Dalla perizia dei chimici risulta infatti che
le tecnologie dell’Ilva non rientrano nelle migliori BREF (Bat Reference),
ossia nelle migliori tecnologie in assoluto. In alcuni casi le tecnologie
adottate sono fuori dal “range” delle Bref, e questo è gravissimo, perché vuol
dire che i vari tecnici della Commissione Aia, compresi quelli degli enti
locali, non hanno vigilato, o hanno vigilato al contrario, come sembra emergere
dalle intercettazioni, dove compaiono alcuni nomi.

Ed ecco le prestazioni ambientali degli
impianti dell’Ilva, raffrontate con le BREF.

COKERIA

Emissioni non convogliate delle polveri nel
processo di cokefazione:
1 g/t è il valore minimo Bref (la prestazione con
la migliore tecnologia)
69.6 g/t è il valore stimato dal gestore
post-intervento AIA
17,2 g/t è l’inquinamento massimo consentito
dalle Bref

Ossia: le emissioni della cokeria dell’Ilva
con l’AIA sarebbero circa 70 volte superiori a quanto consentirebbe la migliore
tecnologia!

E’ sorprendente che i tecnici della
Commissione AIA e degli enti locali abbiano consentito uno sforamento di questo
genere autorizzando un impianto che è stato poi sequestrato dalla Magistratura.

Le caratteristiche dell’impianto autorizzato
contrastano con quanto previsto dal dlgs 59/2005 (normativa AIA). Infatti con
l’AIA possono essere autorizzate solo le migliori tecnologie disponibili!
Se si considerano le emissioni orarie (Kg/h
valori di massa) la cokeria avrebbe emissioni circa 20 volte superiori
minimo Bref 0,65 kg/h
valore misurato dal gestore Ilva 12,6 kg/h
La commissione AIA inoltre ha autorizzato una
cokeria a 300 metri
dal centro abitato quando una cokeria – anche se dotata di BAT recenti – non è
in grado di scendere sotto 1 ng/m3 di benzo(a)pirene nel raggio di 1700 metri, come ha
documentato PeaceLink nelle proprie osservazioni presentate per l’AIA del 2011.

Molto chiari sono infatti i risultati degli
studi riportati in Atmospheric Environment 43 (2009) 2070–2079.
Lo studio è
stato condotto da Diane Ciaparra (Corus Research, Development and Technology,
UK), Eric Aries (Corus Research, Development and Technology, UK), Marie-Jo
Booth (Corus Research, Development and Technology, UK), David R. Anderson
(Corus Research, Development and Technology, UK), Susana Marta Almeida (ISQ,
Portogallo), Stuart Harrad (Division of Environmental Health & Risk
Management, Public Health Building, School of Geography, Earth &
Environmental Sciences, University of Birmingham, UK).

A conferma del fattore “distanza” e delle
criticità della cokeria di Taranto, c’è anche uno studio scientifico svolto a
Genova che conferma quanto sopra asserito dai tecnici della Corus Research per
il benzo(a)pirene:

a Genova il benzo(a)pirene è diminuito fra il 92 e il 97% quando hanno
spento la cokeria, come documenta questa ricerca scientifica coordinata dal
dott. Federico Valerio:

Appare del tutto evidente che la cokeria
dell’Ilva non possa ottenere – anche per ragioni di distanza, oltre che per
ragioni tecniche – l’Autorizzazione Integrata Ambientale, e che l’unica soluzione
per abbattere le emissioni di benzo(a)pirene – rimuovendo il pericolo segnalato
dalla Magistratura – sia la chiusura dell’attuale cokeria da cui deriva il
sistematico sforamento del valore di 1 ng/m3 di benzo(a)pirene nel quartiere
Tamburi di Taranto.

IMPIANTO DI AGGLOMERAZIONE

Particolarmente grave è la situazione del
camino E312 che – benché abbia attirato l’attenzione per le emissioni di
diossina – è tuttavia fuori dalle BREF per le polveri/orarie:
Differenza in massa delle polveri emesse tra i
valori misurati e quelli di riferimento del BRef-BAT Conclusions della Fase di
processo Sinterizzazione:

Minimo Bref 3,4 kg/h
Misurato dal gestore Ilva 85,5 kg/h
Massimo Bref 51 kg/h

Come si vede le emissioni di polveri di quel
camino (noto per emettere diossina) si attestano su quantitativi orari di
polvere 25 volte superiori rispetto ai minimi emissivi consentiti con la
migliore tecnologia.
DEPOLVERAZIONE CAMINI E 314 ED E 315
Il sistema di depolverazione secondaria dei
camini E 314 ed E 315 si pone anch’esso al di fuori delle BREF:
55,57 kg/h misurato dal gestore Ilva
Massimo Bref 17 kh/h
ALTOFORNI
Per l’altoforno le cose non vanno benissimo,
in quanto le prestazioni si collocano nella fascia peggiore delle Bref:
Altoforno, fase processo di caricamento

minimo Bref kg/h polveri 2,14
misurato dal gestore 29,88
massimo Bref 31,97
Come si vede si potrebbero ottenere emissioni
orarie 14 volte inferiori con la migliore tecnologia.
E anche nella fase di colaggio ghisa e loppa
le prestazioni sono inaccettabili, se si fa riferimento all’art.8 del dlgs
59/2005, visto prima. Infatti:

minimo Bref 0,42 g/t di ghisa
misurato dal gestore Ilva 40,1 g/t
massimo Bref 41,95 g/t
In poche parole se venisse adottata la
migliore tecnologia in questa fase, avremmo una diminuzione delle emissioni
orarie di 95 volte. E la commissione AIA ha approvato!

ACCIAIERIE

L’acciaieria ha emissioni di polveri anch?essa
inaccettabile. Fuoriesce dal range delle Bref il rapporto grammi di polvere per
tonnellata di acciaio:

Acciaieria, emissioni polveri
minimo bref 14 g/t di acciaio
massimo bref 143 g/t
stimato dal gestore Ilva post interventi
218,68 g/t
I valore di emissioni dell’acciaieria è ben 15
volte superiore a quello consentito dalla migliore tecnologia.
Di tutte queste sviste ne dovranno rispondere
i componenti della Commissione AIA, e in particolare quelli che dovevano
rappresentare il Comune, la Provincia e la Regione, per non aver tutelato gli
interessi della popolazione. Ma ne dovranno rispondere anche i decisori
politici, a cui spetta il compito di prendere le decisioni ultime e – se hanno
scelto tecnici compiacenti o disattenti o negligenti – ne rispondono anche essi 
per non aver vigilato o per aver condiviso
scelte che la magistratura ha “bollato” come contrarie alla salute.

Quindi la nostra richiesta deve essere:
applicare l’art. 8 del dlgs 59/2005 e quindi applicare le migliori tecnologie
(quella indicate con grande precisione nell’ordinanza del GIP Todisco).

La loro adozione può prevedere un
cronoprogramma, ma a PRODUZIONE FERMA e impianti accesi. TECNICAMENTE SI
POSSONO TENERE GLI IMPIANTI IN STAND BY, li si può fermare da un punto di vista
produttivo senza che si distruggano, esattamente come si fa quando li si ferma
per le manutenzioni. Solo che in questo caso si tratterebbe di rifacimento
secondo i migliori standard previsti dalle Bref.

Inoltre vi sono queste osservazioni.

SCARICO MATERIE PRIME AL PORTO
Gli sporgenti dell’Ilva sono stati sequestrati
dalla magistratura per l’inquinamento del mare, del suolo e dell’aria, prodotto
nelle fasi di scarico e trasferimento sui nastri trasportatori, che sono
scoperti per la maggior parte del tragitto. La situazione è diventata ancora
più critica dopo l’autorizzazione dello scarico del pet-coke, reso possibile
dall’AIA del 2011.
La nostra richiesta – in linea anche con la
posizione dell’Arpa Puglia – è Ilva non possa ricevere l’AIA se non adotta
procedure di scarico e trasferimento nei nastri trasportatori che avvengano in
ambienti coperti e senza provocare la dispersione delle materie prime.

PARCHI MINERALI
Le analisi sui campioni prelevati il 16
febbraio 2001 dai periti della Procura all’interno dei parchi minerali e il 23
novembre 2011 nell’area perimetrale dello stabilimento Ilva, sul lato interno,
evidenziano la presenza di composti inorganici aerodispersi prevalentemente a
base di Ferro e Ossidi di Ferro, con presenza di tracce di metalli pesanti (in
particolare arsenico) e addirittura di diossine e furani, nonché di PCB, oltre
a piombo, vanadio e nichel (nel campione nelle adiacenze dei parchi minerali).1
La situazione è diventata ancora più critica
dopo l’autorizzazione dello stoccaggio del pet-coke nei parchi minerali, reso
possibile dall’AIA del 2011.
Le dichiarazioni del Procuratore della
Repubblica dott. Franco Sebastio sul parco minerali dell’Ilva di Taranto fanno
chiarezza su un “papocchio” che – complici i decisori politici – si trascina da
troppo tempo. Il Procuratore Capo ha dichiarato infatti: “Innaffiare i parchi
minerali è inutile e anzi dannoso”. E ha precisato: “In assenza di un sistema
di scolo convogliato e impermeabile, provoca inquinamento ulteriore: Dobbiamo
aggiungere un’alta ipotesi di reato?”
La nostra richiesta – in linea anche con la
posizione dell’Arpa Puglia – è Ilva non possa ricevere l’AIA se non adotta una
copertura idonea dei parchi minerali.
Non va dimenticato infine il parco minerali.
L’acciaio a Dangjin, nella Corea del Sud, si fa con i parchi minerali coperti.
Nelle intercettazioni telefoniche appare chiara la preoccupazione dell’Ilva per
i parchi e non a caso il Sindaco non ha prescritto la copertura. E neppure
Vendola e Florido.

MISE FALDA SUPERFICIALE E PROFONDA

L’AIA dell’Ilva deve prevedere la messa in
sicurezza di emergenza (MISE) della falda sottostante e la bonifica, come
presito dalla Conferenza dei Servizi:

Per PeaceLink
Ing. Carlo Gubitosa
Dott,ssa Lidia Giannotti
Prof. Alessandro Marescotti
1 Si rimanda all’ordinanza del Tribunale del
Riesame.

Ilva: ambientalisti Taranto ricordano a Clini sua
posizione su impianto Genova

Taranto, 13 set. – (Adnkronos) – In
vista dell’incontro che terranno con Corrado Clini domani nella Prefettura di
Taranto i responsabili delle associazioni locali di Ail (Associazione Italiana
contro le Leucemie) Paola D’Andria, Fondo Antidiossina Taranto Onlus Fabio
Matacchiera e PeaceLink Alessandro Marescotti, riuniti nel gruppo Altamarea, in
un documento che verra’ consegnato domani ricordano all’esponente di governo
una sua vecchia dichiarazione pronunciata dodici anni fa a proposito degli
impianti dell’Ilva di Cornigliano (Genova). ‘La chiusura dell’altoforno e della
cokeria delle Acciaierie – diceva alora – e’ una questione urgente. Sul piano
dei danni ambientali, dell’inquinamento e della salute dei cittadini siamo gia’
in ritardo’. “Riteniamo che la posizione espressa da Clini per l’Ilva di Genova
dodici anni fa – sottolineano – non possa non valere anche per l’Ilva di
Taranto oggi, di fronte a evidenze chimiche ed epidemiologiche non dissimili da
quelle che emersero nell’indagine della Procura della Repubblica di Genova.
Vogliamo evidenziare con chiarezza la posizione delle nostre associazioni: gli
impianti sotto sequestro non sono idonei a ricevere l’autorizzazione integrata
ambientale”. “I risultati delle indagini penali – continuano le tre
associazioni – sono un dato da cui non si puo’ prescindere, ed hanno reso
necessario il sequestro di alcuni impianti proprio in quanto il loro esercizio,
l’attivita’ in concreto, non potenziale, era in grave violazione di norme
penali, norme poste a protezione di beni fondamentali come la vita e la salute
che nel caso dell’Ilva riguarda un numero enorme di persone. Chi ha reso
possibile quella attivita’ e’ stato tra l’altro colpito da provvedimenti
restrittivi della liberta’ personale. Non si puo’ quindi autorizzare un
qualunque soggetto alla prosecuzione di reati, il cui accertamento con i poteri
e le facolta’ connesse e’ ovviamente riservato agli organi giurisdizionali”.
(13 settembre 2012 ore
20.16)
Documento per incontro AIA ILVA a Taranto
 
Al Ministro dell’Ambiente Corrado Clini
 
“La chiusura dell’altoforno e della cokeria delle Acciaierie è una questione 
urgente. Sul piano dei danni ambientali, dell’inquinamento e della salute dei 
cittadini siamo già in ritardo”. 
A pronunciare queste parole sugli impianti dell’Ilva di Cornigliano (Genova) 
dodici anni fa, era l’attuale ministro dell’ambiente Corrado Clini.
Riteniamo che la posizione espressa da Clini per l’Ilva di Genova dodici anni fa non possa non valere anche per l’Ilva di Taranto oggi, di fronte a evidenze chimiche ed epidemiologiche non dissimili da quelle che emersero nell’indagine 
della Procura della Repubblica di Genova.
Vogliamo evidenziare con chiarezza la posizione delle nostre associazioni: gli 
impianti sotto sequestro non sono idonei a ricevere l’autorizzazione integrata ambientale.
I risultati delle indagini penali sono un dato da cui non si può prescindere, ed 
hanno reso necessario il sequestro di alcuni impianti proprio in quanto il loro 
esercizio (l’attività in concreto, non potenziale) era in grave violazione di norme penali, norme poste a protezione di beni fondamentali come la vita e la salute 
che nel caso dell’Ilva riguarda un numero enorme di persone.
Chi ha reso possibile quella attività è stato tra l’altro colpito da provvedimenti 
restrittivi della libertà personale.
Non si può quindi autorizzare un qualunque soggetto alla prosecuzione di reati (il cui  accertamento con i poteri e le facoltà connesse è ovviamente riservato 
agli organi giurisdizionali).
Le perizie disposte dal Giudice per le Indagini Preliminari di Taranto hanno 
raffrontato le BAT - migliori tecnologie disponibili – alle caratteristiche degli 
impianti in uso, uno per uno, in tutte le fasi di processo; ne sono emerse 
criticità eccezionalmente pesanti che, valutate sotto il profilo degli effetti di 
carattere sanitario, non potevano che portare alla decisione dell’interruzione dell’esercizio.
Le motivazioni alla base della nostra posizione sono le motivazioni tecniche contenute nell’ordinanza del GIP.
Gli attuali impianti non possono funzionare non solo per la loro cattiva gestione e manutenzione, ma per le loro caratteristiche strutturali.
Neppure un’ottima gestione e manutenzione consentirebbero di allinearsi alle 
emissioni minime consentite dalle migliori BAT.  Per evitare ogni equivoco, va 
detto che questi impianti, anche se sottoposti ad interventi di “revamping” non sono compatibili con la salute degli abitanti del vicino centro abitato (come 
dimostrato dalle perizie). Il “revamping tecnologico” è infatti un’operazione che sottopone a revisione e ristrutturazione gli impianti industriali allo scopo di 
allungare la loro vita utile, all’interno del processo produttivo.
Sin dal 1997 (con delibera del Consiglio dei Ministri dell’11 luglio 1997 e con 
DPR del 23 aprile 2008), Taranto è stata dichiarata area ad elevato rischio di crisi ambientale.
La Commissione ICCP (che istruisce l’AIA) sa che l’articolo 8 del d.l.vo 59/2005 
in materia di rilascio dell’AIA prevede che in alcuni gravi casi, tenendo conto di tutte le emissioni coinvolte, è necessario adottare le migliori tecnologie in 
assoluto, imponendo la prescrizione cioè di “misure supplementari particolari 
più rigorose” rispetto al range di tecnologie e dei relativi risultati ottenibili, nel 
cui ambito le imprese possono normalmente scegliere (tecnologie “disponibili”).
Sugli attuali impianti siderurgici dell’area a caldo dell’Ilva, le tecnologie “migliori in assoluto“, quindi all’apice del range di possibilità, non sono implementabili.
Ci sono due i presupposti per applicare l’art. 8 (trasfuso totalmente nel d. l.vo 152/2006).
Il primo è la dichiarazione di Taranto come città a grave rischio ambientale.
Il secondo è la certificazione delle perizie commissionate dalla magistratura che attestano l’esistenza di un pericolo in atto, i cui effetti sono quantificati in 30 
decessi annui dovuti alle emissioni dell’inquinamento industriale.  Ciò è emerso nell’incidente probatorio, in contraddittorio con i periti dell’Ilva, i quali non hanno portato alcuna argomentazione per confutare i contenuti della perizia 
epidemiologica.
Pertanto le risultanze dell’incidente probaborio sono comprovate e sono ormai un dato acquisito.
Il silenzio su questa disposizione di legge è incomprensibile: se il caso dell’Ilva e la situazione creatasi attualmente a Taranto non sono quelli previsti dal citato art. 8 (e non ne integrano i presupposti per esigere nell’esercizio degli impianti 
le migliori tecnologie in assoluto), si attende di capire in quali altri casi – diversi e più gravi – ne sarebbe prevista l’applicazione.
Le nostre associazioni ritengono che azioni dirette ad autorizzare ad ogni costo l’esercizio degli impianti non porterebbero soltanto a un conflitto tra poteri o 
apparati dello Stato.
Il sistema penale, infatti, difende beni fondamentali da danni e da minacce in 
atto. Tutto l’ordinamento è diretto ad evitare il ripetersi di eventi dannosi e 
deve prevenirli. Nel caso dell’Ilva, l’esercizio di alcuni impianti ha determinato danni addirittura accertati in sentenze passate in giudicato. Chi adotta un 
provvedimento amministrativo come l’AIA non può quindi collaborare alla 
l
esione di quei beni e valori, tutelati al massimo livello dall’ordinamento.
Non basterebbe certo autorizzare gli impianti in questione con un revamping 
condizionato da prescrizioni, dato che le perizie chieste dal GIP dimostrano che nessun revamping può allineare quegli impianti alle minori emissioni possibili, consentite dalle migliori BAT.
In ogni caso, in attesa di eventuali lavori di rifacimento ex novo degli impianti 
con le migliori tecnologie in assoluto, il processo produttivo attuale, altamente 
inquinante, non può essere autorizzato.
Nessuna deroga può essere concessa.
L’AIA infatti non può prevedere deroghe all’ordinanza del GIP dott.ssa Patrizia
Todisco.
Permane pertanto il divieto di uso degli impianti a fini produttivi fino a che gli 
impianti non dovessero essere completamente rifatti rimuovendo il pericolo.
Nessun cronoprogramma che prefiguri prossime novità tecnologiche può 
prolungare la vita dell’attuale ciclo produttivo basato sulle attuali tecnologie 
inquinanti dell’area a caldo.  La produzione dell‘area a caldo attuale va 
comunque fermata perché - come documentato dall’ordinanza del GIP dott.ssa Patrizia Todisco - le attuali emissioni inquinanti in eccesso costituiscono un 
pericolo incombente sulla salute e sulla vita delle persone.
 
AIL - Associazione Italiana contro le Leucemie
Paola D’Andria
 
Fondo Antidiossina Taranto ONLUS
Fabio Matacchiera
 
PeaceLink
Alessandro Marescotti
 
Per altre informazioni
http://www.tarantosociale.org

Il condono TARSU del Comune di Lecce è illegittimo sentenza-corte-cassazione_n-12679_30-05-2012

TeleOccidente

 

 
 
Liquidazione del corrispettivo dovuto alla Servizi Comunali Integrati R.S.U. s.p.a. per la gestione integrata dei rifiuti nel mese di marzo 2011 – Acconto sull’importo per l’anno 2011.

Tipo di informazione: Atti Pubblici

Data: 10/05/2011


Ulteriore impegno di spesa e liquidazione del corrispettivo dovuto alla Servizi Comunali Integrati R.S.U. s.p.a. relativo all’accordo presso l’Assessorato dell’energia dicembre 2011

Tipo di informazione: Atti Pubblici

Data: 19/01/2012


PIANO DI GESTIONE DEI RIFIUTI SOLIDI URBANI

ALLEGATI

 

 

SCHEMI ED ATTI COSTITUZIONE S.R.R. RIFIUTI REGIONE SICILIA LUGLIO 2012

SCHEMA DI DELIBERA – ATTO DI COSTITUZIONE SOCIETÀ CONSORTILE PER AZIONI, DENOMINATA SOCIETÀ PER LA REGOLAMENTAZIONE DEL SERVIZIO DI GESTIONE RIFIUTI A.T.O

Adobe Portable Document Format (PDF) SCHEMA DI DELIBERA (Dimensione documento: 112026 bytes)

SCHEMA DI DELIBERA – MODIFICA PER I COMUNI DELLE PROV. DI PALERMO CATANIA TRAPANI AGRIGENTO CALTANISSETTA E MESSINA , CHE HANNO GIà DELIBERATO IN CONSIGLIO LA COSTITUZIONE DELLA S.R.R. PRIMA DEL 06 Luglio 2012

Microsoft Word SCHEMA DI DELIBERA (Dimensione documento: 39424 bytes)

http://pti.regione.sicilia.it/portal/page/portal/PIR_PORTALE/PIR_LaStrutturaRegionale/PIR_AssEnergia/PIR_Dipartimentodellacquaedeirifiuti/PIR_FAQDAR/PIR_LRn9CostituzioneSocietaperazioniSRR/PIR_schemi_atti

ILVA 315 12 98 12 938 10 RICHIESTA RIESAME AVVERSO L’ORDINANZA EMESSA DAL GIUDICE TODISCO PER LE OINDAGINI PRELIMINARI 25 LUGLIO 2012

SILVIA COSCIENZA Nuovo direttore generale al Coinres “E’ più pagato rispetto al precedente”

CONSORZIO INTERCOMUNALE RIFIUTI DEL PALERMITANO

Nuovo direttore generale al Coinres “E’ più pagato rispetto al precedente”

di Markez
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21 settembre 2012 – Coinres ancora una volta nell’occhio del ciclone. Il Consorzio intercomunale rifiuti, energia e servizi che si occupa della raccolta dell’immondizia in ventuno comuni del Palermitano torna al centro delle polemiche per il licenziamento del vecchio direttore generale Riccardo Incagnone e la nomina al suo posto di Roberto Celico, più pagato secondo i sindacati, e anche compagno del nuovo commissario liquidatore unico del Coinres Silvia Coscienza.
Tutto questo accade mentre i circa 500 dipendenti si preparano a scendere nuovamente in piazza, poichè sono senza stipendio di agosto e senza la quattordicesima mensilità che, come da contratto, doveva essere erogata entro il 30 giugno. I sindacati sono di nuovo sul piede di guerra e proclamano uno sciopero dei lavoratori per il prossimo 28 settembre. Sullo sfondo si agita anche lo spettro dell’emergenza rifiuti, con le strade invase e sommerse dall’immondizia.
La vicenda promette sviluppi. L’ex direttore Incagnone ha già inviato l’intera documentazione alla Corte dei Conti ed è pronto a dare battaglia davanti al Tribunale del Lavoro. “Il mio compenso l’ultimo – dice Incagnone – è stato di 3700 euro mensili. Il contratto stipulato all’ingegnere Celico è al netto della ritenuta d’acconto di 4200 euro oltre Iva e contributi per legge. Non solo, nel contratto che ho siglato la mia nomina si intendeva rinnovata salva diversa pattuizione tra le parti, entro sei mesi dalla data di prima scadenza. La comunicazione è arrivata a settembre di quest’anno”.
Nella lettera inviata dal commissario Coscienza a Incagnone si legge che “alla luce delle circostanze circa la situazione del Coinres, Consorzio posto in liquidazione e versa in conclamate crisi economiche e finanziarie, le comunico che non è intenzione di questa amministrazione avvalersi, allo stato attuale, di una figura dirigenziale con funzioni di Direttore Generale. Voglia attivarsi per il passaggio di consegne”.
Per il commissario liquidatore la sua scelta è legittima anche perchè “non c’era più il rapporto di fiducia”. “Lo sfascio del Coinres – aggiunge Coscienza – con le inchieste è sotto gli occhi di tutti. Avevo bisogno di avere accanto una persona di cui mi fidavo. Lo stesso presidente della Regione Lombardo sapeva che avrei accettato l’incarico solo se potevo avere al mio fianco l’ingegnere Roberto Celico”.
E sulla retribuzione del nuovo direttore il commissario spiega che l’ingegnere Celico “carte alla mano percepisce lo stesso trattamento economico del predecessore. Il fatto che sia il mio compagno non rappresenta nessuno scandalo. L’ingegnere Celico si è occupato dell’emergenza rifiuti in Calabria e Campania. E’ il meglio che potevamo avere in Sicilia”.
Per quanto riguarda la situazione dei circa 500 dipendenti pronti a scendere in piazza, Silvia Coscienza afferma: “Siamo in un momento di crisi, i dipendenti devono sapere, che come succede in altre realtà, non ci sono i soldi per pagare la 14 esima e la tredicesima. Siamo in crisi. E’ bene che tutti lo sappiano”.



Liquidazione del corrispettivo dovuto alla Servizi Comunali Integrati R.S.U. s.p.a. per la gestione integrata dei rifiuti nel mese di marzo 2011 – Acconto sull’importo per l’anno 2011.
Tipo di informazione: Atti Pubblici
Data: 10/05/2011


Ulteriore impegno di spesa e liquidazione del corrispettivo dovuto alla Servizi Comunali Integrati R.S.U. s.p.a. relativo all’accordo presso l’Assessorato dell’energia dicembre 2011
Tipo di informazione: Atti Pubblici
Data: 19/01/2012

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SCHEMI ED ATTI COSTITUZIONE S.R.R. RIFIUTI REGIONE SICILIA LUGLIO 2012

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ISOLA DELLE FEMMINE VIA DELL’ agricoltura brucia



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LE MANCATE RISPOSTE DEL PROFESSORE AL CONSIGLIERE DIONISI VINCENZO

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